di Paolo Tripaldi
agi.it, 19 agosto 2024
Sono 149 (pari al 78%) gli istituti penitenziari con un indice di affollamento superiore al consentito che in 50 istituti risulta superiore al 150%. Ad oggi detenuti presenti sono 61.465 a fronte di 46.898 posti regolarmente disponibili. A livello nazionale la criticità determina un indice di sovraffollamento del 131,06%. Sono 149 (pari al 78%) gli istituti penitenziari con un indice di affollamento superiore al consentito che in 50 istituti risulta superiore al 150%. Inoltre, l’approfondimento su base regionale mostra una situazione disomogenea, per quanto la quasi totalità delle regioni (17) registrino un indice di affollamento superiore agli standard e solo 3 si collochino al di sotto della soglia regolamentare. Sono alcune delle considerazioni contenute in un report di analisi del sovraffollamento carcerario aggiornato ad aggi e realizzato dal collegio del Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale. Report che si basa sui dati ufficiali del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap).
Da un ulteriore approfondimento si evince che tale criticità è dovuta all’attuale inagibilità di diverse camere di pernottamento e in alcuni casi di intere sezioni detentive (come per esempio CC di Milano San Vittore, ove l’indice di sovraffollamento si attesta al 220,98% ed è l’Istituto che sui 190 detiene il massimo primato). Si evidenzia - si legge ancora sul report - un’estrema differenziazione: regioni quali la Puglia (164,80%), Lombardia (152,24%), Basilicata (149,34%), Veneto (146,46%), Lazio (145,38%) che mostrano un preoccupante indice di sovraffollamento, in buona parte determinato dal divario in negativo tra capienza regolamentare e posti regolarmente disponibili, e tale da dover necessariamente orientare in termini logisticamente mirati i preannunciati interventi legislativi in tema di edilizia penitenziaria, vieppiu’ considerandosi non praticabile una teorica, omogenea, distribuzione della popolazione carceraria su tutto il territorio nazionale, frapponendosi, innanzitutto, la primaria esigenza di salvaguardare la prossimità del collegamento tra detenuto e proprio nucleo familiare di provenienza che impedisce l’automatico trasferimento dei detenuti in regioni come la Sardegna (il cui indice di affollamento si attesta al 95,89%), il Trentino Alto Adige (93,52%), e la Valle d’Aosta il cui indice è del (86,55%).











