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di Damiano Aliprandi

Il Dubbio, 10 maggio 2024

Si è tenuto presso l’Università Lumsa di Roma il convegno “Carcere e salute mentale L’intervento con adulti e minori autori di reato”, un importante momento di confronto su un tema di scottante attualità. L’evento, organizzato dal Centro di ricerca sui sistemi sociali e penali “Diritto alla Speranza” - Das, diretto dal professore Filippo Giordano, ha visto la partecipazione di esperti del settore, tra cui il Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale, Felice Maurizio D’Ettore, e la direttrice della Casa circondariale Regina Coeli di Roma, Claudia Clementi.

Nel suo intervento, D’Ettore ha snocciolato dati allarmanti sulla situazione all’interno delle carceri italiane. Al 7 maggio 2024, i detenuti presenti negli istituti sono 61.356, a fronte di una capienza regolare di 51.157 posti e di una disponibilità effettiva di 47.247. L’indice di affollamento è di 129,86, con punte ben oltre questa cifra in alcuni istituti. Ancora più preoccupanti sono i dati relativi agli atti di autolesionismo, ai suicidi e alle aggressioni al personale. Dall’inizio dell’anno, si sono verificati 4.283 atti di autolesionismo (+ 177% rispetto all’anno scorso), 32 suicidi e 668 tentati suicidi. Le aggressioni al personale di Polizia penitenziaria sono state 666, mentre quelle al personale amministrativo 27. Numeri che, come sottolineato da D’Ettore, “dimostrano quanto c’è da fare, ma anche quanto si sta facendo con le risorse attuali”.

D’Ettore ha poi evidenziato la necessità di un intervento integrato per affrontare il problema della salute mentale in carcere. “Per avere la medicina penitenziaria ci vogliono le risorse”, ha affermato. “Il Dap sta tentando, attraverso il ministero della Sanità, di supplire ad alcune carenze che ci possono essere sui territori regionali. Ma serve di più”. In questa direzione, il Garante nazionale ha proposto una serie di protocolli d’intesa tra le Asl e le istituzioni carcerarie, come già sperimentato con successo in alcune regioni. “Non vogliamo sostituirci al Dap”, ha precisato D’Ettore, “ma qualche stimolo ogni tanto può essere utile”.

Claudia Clementi, direttrice della Casa circondariale Regina Coeli di Roma, ha confermato la gravità della situazione all’interno delle carceri. “Ormai c’è una situazione di disagio e di patologia mentale molto diffusa”, ha affermato. “L’area del disturbo è così elevata che il carcere non può essere più la risposta unica a queste situazioni”.

Clementi ha poi sottolineato l’importanza di una collaborazione tra operatori penitenziari e sanitari per garantire una presa in carico adeguata dei detenuti con problemi di salute mentale. “A volte noi non conosciamo i dati sanitari dei detenuti”, ha spiegato, “perché a causa della normativa sulla Privacy, non sappiamo quali sono le persone all’interno dei nostri istituti che hanno dei disturbi diagnosticati e chi sono le persone che assumono terapie prescritte dagli psichiatri. Non sappiamo quali sono e quanti sono i detenuti che risultano tossicodipendenti”.

Secondo la direttrice del Regina Coeli, ci sono situazioni che non possono essere trattate all’interno del carcere e che richiedono strutture adeguate. “Per molte delle persone che sono in carcere, la commissione del reato è l’ultimo dei problemi”, ha concluso Clementi. “A Regina Coeli c’è una forte attenzione sulla sanità in carcere, ma ci sono situazioni che non possono essere trattate in un ambiente come quello del carcere. Hanno bisogno di altre strutture”. Il convegno “Carcere e salute mentale” è stato un’occasione importante per fare il punto su un tema complesso e delicato. Le parole degli esperti hanno messo in luce la necessità di un impegno concreto da parte di tutte le istituzioni per garantire il diritto alla salute delle persone private della libertà personale.