sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Mauro Palma, Emilia Rossi e Daniela de Robert

Ristretti Orizzonti, 10 giugno 2025

Lo storico avvocato del Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale lascia dopo anni d’intenso lavoro ogni suo incarico. L’avvocato Michele Passione, che ha assicurato in questi anni la presenza del Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale nel maggiore numero di procedimenti riguardanti i riferiti episodi di maltrattamenti o torture da parte delle Forze di polizia nei luoghi di detenzione o custodia, ha presentato la rinuncia al proprio mandato in tutte tali diverse situazioni. Rischia di restare così azzerata la presenza del Garante nazionale nel processo per i fatti di Santa Maria Capua Vetere, San Gimignano, Firenze-Sollicciano, Reggio Emilia, Verona, solo per citarne alcuni.

Nominato a suo tempo dall’allora Collegio del Garante nazionale, da noi costituito, e confermato da quello attuale, l’avvocato Passione è stato negli anni un interlocutore essenziale nell’individuazione di situazioni oggetto di approfondimento, accertamento e, qualora accertate, di conseguenze sanzionatorie appropriate. Sulla lotta all’impunità il precedente Collegio aveva centrato un aspetto essenziale del proprio mandato, volto a far luce sugli episodi oscuri in luoghi troppo spesso tenuti distanti da sguardi esterni, a individuarne i responsabili e affidarli alla giustizia e, al contempo, a dare il dovuto riconoscimento a quella gran parte del personale che opera correttamente e con crescente difficoltà. La professionalità dell’avvocato Passione e la sua costante collaborazione sono state essenziali anche per gli approfondimenti tematici della nuova Istituzione di garanzia, allora nella prima fase della propria operatività.

La sua decisione odierna è il punto di arrivo della crescente difficoltà progressivamente riscontrata nell’ottenere effettività e riconoscimento al suo lavoro da parte dell’attuale gestione e può rischiare di essere letta nei termini di una diminuita attenzione agli aspetti di puntuale individuazione e sanzione di comportamenti inaccettabili e offensivi della dignità delle persone ristrette da parte di chi ha istituzionalmente la responsabilità della loro custodia e tutela. Un’attenzione che deve costituire invece la centralità dell’azione di un organismo di prevenzione, la cui effettiva indipendenza dovrebbe non essere mai messa in dubbio, né dalla storia dei singoli componenti né dall’attualità della direzione dell’azione e neppure dal far venir meno alcuni presidi di puntuale presenza faticosamente costruiti negli anni passati.