sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Fabrizio Ravelli*

Corriere della Sera, 9 dicembre 2025

Domenica 14 dicembre si celebra il Giubileo dei detenuti. I ripetuti appelli sono caduti nel vuoto. Amnistia e indulto: parole impronunciabili per i governanti e sgradite a buona parte dell’opinione pubblica. “Propongo ai governi che si assumano iniziative che restituiscano speranza; forme di amnistia o di condono della pena volte ad aiutare le persone a recuperare fiducia in sé stesse e nella società”. Era il 9 maggio del 2024, Papa Francesco annunciava il Giubileo dei detenuti che si celebra domenica prossima, 14 dicembre. È successo qualcosa nel frattempo, per alleviare le condizioni disumane e degradanti in cui versano le nostre carceri? Assolutamente nulla. Posso testimoniare, frequentando da molti anni San Vittore, che i ripetuti appelli pronunciati da tutti quelli che conoscono il “dentro” e ci lavorano (esperti, giuristi, polizia penitenziaria, amministrazione, garanti, associazioni di volontariato) sono caduti nel vuoto. Amnistia e indulto sono parole impronunciabili per i nostri governanti, e sgradite a una buona parte dell’opinione pubblica.

Papa Francesco conosceva le carceri e i detenuti. A San Vittore ancora si ricorda con emozione e rimpianto la sua visita, quando abbracciò e fu abbracciato, quando spartì la sua cotoletta con un ragazzo musulmano che gli sedeva di fronte a tavola. Eppure abbiamo un ministro della Giustizia che ha definito amnistia e indulto “una resa dello Stato”, anche se si tratta di misure previste dalla Costituzione. Una settimana fa il presidente del Senato Ignazio La Russa ha avanzato l’idea di un minimo indulto da decidere “nel clima di bontà del Natale”. Niente, proposta respinta dai suoi stessi colleghi della destra a partire dal sottosegretario alla presidenza del consiglio Alfredo Mantovano, che pure sarebbe un magistrato.

Ma il governo non si limita al disinteresse per le condizioni dei detenuti: fa il possibile per renderle più pesanti. Mette ostacoli burocratici alle attività “esterne” di associazioni e volontariato. Tiene chiuse le celle, in spregio alla condanna della Corte europea dei diritti dell’uomo che, molti anni fa, costrinse ad aprirle durante il giorno. Il ministro Nordio ha anche detto che il sovraffollamento è utile a contrastare i suicidi, e forse anche a alleviare il gelo dei caloriferi spenti. E “dentro” che cosa rimane alle persone detenute? La forza della disperazione, il grigio della sfiducia, ma anche tanta rabbia.

*Volontario a San Vittore