di Francesco Verderami
Corriere della Sera, 11 luglio 2026
Per il 2026 l’esecutivo si propone di ridurre gli ingressi di migranti sotto ai 30 mila. Non esiste un nuovo piano sicurezza, il governo non cambia il programma e non modifica l’agenda: “L’unica agenda che è cambiata negli ultimi quattro anni sull’immigrazione è quella europea. E grazie a noi”, dice la premier. Che si prepara a contrastare la narrazione delle opposizioni per parlare al Paese. Più che un provvedimento legislativo, a Giorgia Meloni serve un piano comunicativo per far prevalere la forza dei numeri al senso della percezione. Perché ci sarà un motivo se per i cittadini il tema sicurezza è vissuto come un’emergenza, mentre per i turisti l’Italia è la destinazione più sicura d’Europa.
Ma i turisti non votano. E al momento il governo deve fronteggiare gli attacchi da destra e da sinistra dei suoi avversari: si va da chi sollecita gli istinti proponendo un irrealizzabile progetto di remigrazione a chi vorrebbe porte aperte e un’accoglienza pressoché indiscriminata. Così le riunioni a Palazzo Chigi servono - come spiega una fonte accreditata - ad “affinare una modalità di risposta alle obiezioni sulle mancanze” dell’esecutivo.
Traduzione: la premier vuole rompere l’accerchiamento. E siccome il punto sensibile è la gestione dell’immigrazione, i dati devono servire a sconfessare “le false narrazioni”. È un fatto che ci sia stato un crollo degli arrivi: nel primo semestre del 2026 gli sbarchi si sono dimezzati rispetto ai numeri dello stesso periodo del 2025. Da 26 mila migranti si è passati a 12 mila. Nulla a che vedere con i picchi da oltre 150 mila persone l’anno del passato. La flessione è dovuta anche agli accordi stipulati con Libia e Tunisia, che hanno rimpatriato 200 mila persone giunte nei loro Paesi (in collaborazione con strutture delle Nazioni Unite), evitando così 200 mila potenziali arrivi in Italia. Contestualmente sono aumentati i rimpatri: da gennaio a maggio sono stati circa 4 mila. L’obiettivo dell’esecutivo - sostiene chi conosce il dossier - è “ridurre nel 2026 gli arrivi sotto la soglia dei 30 mila migranti, rimpatriandone 10 mila”.
“In questo modo - ha detto in riunione il titolare del Viminale Matteo Piantedosi - si darebbe l’esatta percezione che il fenomeno si governa e non si subisce come in altri tempi”. Quando, per esempio, i gabinetti di centrosinistra trattavano con l’Europa, scambiando l’accoglienza per una maggiore flessibilità sui conti pubblici. Raccontano che il riferimento non sia stato casuale, perché uno degli aspetti su cui Giorgia Meloni chiede una maggiore comunicazione è lo sforzo compiuto per ottenere un risultato sull’immigrazione a Bruxelles.
A sei mesi dalle elezioni europee del 2024, in vista del nuovo patto su Asilo e Immigrazione, il governo dovette superare l’ostilità di Francia e Germania (ma anche della diplomazia italiana a Bruxelles) per far affermare una linea più restrittiva. “O noi non firmiamo”, annunciò il ministro dell’Interno durante una contrastata riunione notturna a Strasburgo. Il testo accolse le richieste di Roma sulla difesa dei confini, sugli accordi con le nazioni di partenza del traffico clandestino e soprattutto sugli hub in Paesi terzi.
“Ieri era una richiesta italiana. Oggi è diventata una proposta europea. Qualcosa vorrà dire”, ha commentato la premier. La forza dei numeri si infrange però sul senso d’insicurezza dei cittadini, che viene amplificato dalla polemica politica e dai fatti di cronaca. Nonostante i numeri ufficiali forniti dal Viminale dimostrino che i reati sono in calo nel Paese, il percepito prevale sul reale: così, dalle periferie alle stazioni, le immagini rimbalzano sui social e nelle tv delle case degli italiani.
C’è un dato che nelle statistiche colpisce. Si riferisce ai reati degli immigrati irregolari, che sviluppano tassi di criminalità altissimi: nel campo dei delitti sessuali l’incidenza arriva al 50%. L’impegno delle forze dell’ordine e le norme varate per contrastare i reati mirano a ridurre il fenomeno, “ma - aggiunge un autorevole esponente del governo - servirebbe anche una maggiore collegialità tra istituzioni nell’interesse del Paese”. Il riferimento è all’attività della magistratura, alla sua “postura che a volte è ideologica”.
È il nervo scoperto. Certi casi vengono descritti durante le riunioni: ci sono magistrati che in dibattimento suggeriscono ad alta voce la linea all’avvocato difensore, o toghe che durante procedimenti per rimpatrio volontario invitano la persona interessata a ripensarci, sostenendo che potrebbe ottenere l’asilo se ne facesse richiesta. Anche questo sarà usato nella comunicazione dal governo. E i ministri sono pronti a sfidare con i dati i loro avversari politici.









