di Eleonora Martini
Il Manifesto, 23 luglio 2026
L’appello delle maggiori associazioni di psichiatria e dei Dsm. Parla Fabrizio Starace, Siep: “Gli agenti vanno addestrati insieme ai sanitari, no alle fughe in avanti del Viminale”. Giusto una settimana fa, prima della morte di Abderrahim Fakir a Bologna, la Società italiana di epidemiologia psichiatrica (Siep) e l’Associazione Luca Coscioni - con l’adesione della Società Italiana di Psichiatria (Sip), della Società Italiana di Psicopatologia e del Collegio Nazionale dei Dipartimenti di salute mentale -, avevano lanciato l’allarme sulle “incertezze applicative” delle normative che regolano l’intervento della forza pubblica in casi che coinvolgono persone con problemi psichiatrici.
Lo avevano fatto, all’indomani di un’aggressione da parte di un malato ai danni di medici e infermieri avvenuta presso il servizio psichiatrico dell’ospedale di Torino, inviando una lettera al Ministero dell’Interno e al Dipartimento della pubblica sicurezza nella quale chiedevano di ritirare o modificare radicalmente la circolare della Direzione centrale anticrimine del 6 novembre 2019 che definisce “assolutamente eccezionale” l’intervento della forza pubblica nei reparti di psichiatria e individua nel Trattamento sanitario obbligatorio (Tso) lo strumento idoneo a gestire questi casi.
Dopo quella direttiva ministeriale, l’11 maggio scorso il Viminale ha emanato anche le “linee guida per la gestione delle persone non collaborative”, che “in alcuni casi” vuol dire “soggetti fragili, psichiatrici o con disagi psicologici o che agiscono sotto l’effetto di sostanze stupefacenti o alcoliche”. Nel documento si parla di “attualità dell’offesa”, “necessità e urgenza” dell’intervento, “proporzionalità tra offesa e difesa”. Ma soprattutto si raccomanda alle forze dell’ordine di procedere ad un “rapido ammanettamento” dell’individuo fragile per permettere l’intervento dei sanitari, “avendo l’accortezza di porlo subito dopo averlo ammanettato in posizione supina”.
Che siano state applicate o no nel caso di Fakir a Bologna (lo stabilirà la magistratura), per il presidente della Siep, Fabrizio Starace, “neppure queste linee guida fanno chiarezza su ruoli e responsabilità. E anzi, a maggior ragione, si conferma la necessità che avevamo sollevato una settimana fa di superare le indicazioni ambigue e adottare direttive chiarificatrici al fine di impedire lo scaricabarile tra forze dell’ordine e personale sanitario”. Cosa che, spiega Starace, ex direttore del Dsm di Modena, si realizza “nel 99% dei casi” silenti, quelli che “non sono bianco o nero ma contengono tutte le possibili sfumature di grigio” e che - fortunatamente - non arrivano alle cronache.
Il problema, sottolinea, sta alla radice: “Il Viminale non può procedere in beata solitudine ma deve promuovere insieme al ministero della Salute e alle Regioni un protocollo operativo nazionale con criteri, tempi e modalità di intervento. Si deve creare un coordinamento tra forze dell’ordine e servizi di salute mentale, tra tutti gli operatori potenzialmente chiamati ad intervenire in un’emergenza del genere, che sia in un reparto ospedaliero o in strada. Il poliziotto va formato, deve studiare il contenimento relazionale insieme agli operatori sanitari. Perché solo assieme si chiariscono ruoli, competenze a attribuzioni da applicare al momento giusto. La formazione congiunta è fondamentale e va rinnovata ogni anno”.
Ma esiste purtroppo solo in alcune città “illuminate” perché attivata soltanto tramite protocolli territoriali specifici. “A Modena - ricorda il docente di Psichiatria sociale - ho condotto io stesso forme di addestramento congiunto, ma sono pratiche che vanno ripetute nel tempo, aggiornate e allargate ai nuovi arrivati”. Senza un adeguato investimento, però, non se ne esce: “Alla salute mentale nel 2023 il governo ha riservato il 2,69% della spesa sanitaria complessiva - ricorda Starace - ben lontano dal 5% stabilito dalla conferenza Stato Regioni nel 2001, e collocando l’Italia all’ultimo posto tra i Paesi del G7 e a meno di un terzo rispetto a Germania, Francia e Regno Unito”.










