di Vincenzo Bisbiglia
Il Fatto Quotidiano, 24 luglio 2026
Meloni: “Chi sbaglia, pagherà”. Schlein: “Propaganda mentre la benzina è a 2 euro”. Il Governo, su proposta della premier Giorgia Meloni e del Guardasigilli Carlo Nordio, ha approvato un disegno di legge che cambia la giustizia minorile, rafforzando di fatto l’imputabilità per gli under 18. Il provvedimento interviene sull’articolo 98 del Codice penale, introducendo una presunzione relativa di capacità di intendere e di volere per chi, al momento del fatto, abbia compiuto quattordici anni e non ancora diciotto. Esulta la presidente del Consiglio che in un messaggio social dice: “Chi sbaglia deve rispondere delle proprie azioni. Anche quando è minorenne”.
Insorgono invece le opposizioni, che bollano l’iniziativa dell’esecutivo definendolo “un meccanismo perverso”. “Basta con la propaganda, la benzina è tornata a costare 2 euro” dichiara la segretaria del Pd, Elly Schlein. Critiche anche dalle organizzazioni che si occupano di disagio minorile e che lavorano ogni giorno con i ragazzi. “La violenza giovanile non può essere affrontata prendendo a modello la giustizia degli adulti” avverte Save The Children.
La riforma non abbassa l’età della responsabilità penale, che resta fissata a 14 anni, ma cambia il meccanismo di accertamento. Oggi, per un ragazzo tra i 14 e i 18 anni, il giudice deve verificare caso per caso la capacità di intendere e di volere al momento del reato. Con la nuova norma viene introdotta una presunzione relativa di imputabilità: il minore sarà considerato, in via generale, capace di comprendere il significato delle proprie azioni, salvo che venga dimostrato il contrario.
L’intervento della premier - “Oggi il governo ha approvato un provvedimento che cambia le regole sull’imputabilità dei minori”, una norma che “colpisce soprattutto chi crede di essere intoccabile, sfrutta i minori come manovalanza per i proprio affari ma serve anche a punire quei ragazzi che pensano di poter fare come vogliono perché sanno che tanto non accadrà loro nulla” ha dichiarato la presidente del Consiglio.
“Comincio da un principio che stiamo cercando di affermare in ogni ambito”, spiega la premier: “Chi aggredisce, chi rapina chi devasta deve pagare sempre, anche se ha 15 o 16 anni, per questo abbiamo agito e continuiamo ad agire, arresto per i minorenni sorpresi con un’arma, norme severe contro la diffusione dei coltelli pene più dure per i danneggiamenti di gruppo. Oggi un passo ulteriore. Il nostro ordinamento prevede attualmente che un minore tra i 14 e i 18 anni risponda del reato solo se un giudice accerta che fosse capace di intendere e di volere. Con questo provvedimento quella capacità si presume sempre. Significa che si potrà ancora dimostrare il contrario davanti a un giudice, ma il punto di partenza cambia, prima si presumeva l’incapacità oggi si presume la responsabilità”.
Nordio: “Non abbiamo abbassato l’età di imputabilità” - “È il tassello finale di un percorso iniziato con il decreto Caivano”, ha spiegato il ministro della Giustizia Carlo Nordio al termine del Consiglio dei ministri. “Non abbiamo abbassato l’età di imputabilità, abbiamo invertito l’onere della prova, per facilitare le indagini partendo dal presupposto che una persona di sedici anni sia in grado di intendere e di volere”. Nella relazione illustrativa del provvedimento viene chiarito che l’intervento riguarda esclusivamente la regola probatoria sull’imputabilità e non modifica il trattamento previsto per i minorenni che commettono reati. “Resta ferma la diminuzione della pena stabilita dall’articolo 98 del codice penale”, si legge nel testo, sottolineando che la riforma punta ad aggiornare la disciplina “all’evoluzione della realtà sociale”, mantenendo comunque le garanzie proprie dell’ordinamento penale minorile.
Secondo il governo, la modifica nasce dall’esigenza di dare una risposta ai cambiamenti della società e ai fenomeni di criminalità minorile, evitando che l’età anagrafica costituisca automaticamente un elemento di esclusione della responsabilità. La maggioranza sostiene che la valutazione della maturità del minore resterà possibile, ma non sarà più il punto di partenza dell’accertamento. Su questa impostazione si è aperto lo scontro politico. Le opposizioni contestano l’introduzione di una presunzione generale di imputabilità e accusano il governo di indebolire la funzione educativa della giustizia minorile.
La protesta dell’opposizione - “Hanno fatto un Cdm senza affrontare, per l’ennesima volta, il problema della benzina che è tornata a costare più di 2 euro. Questi sono i problemi concreti che gli italiani si aspettano che un governo affronti. Basta con la propaganda”, ha dichiarato a margine della Festa dell’Unità di Bagno a Ripoli Schlein rilanciando la proposta del Pd di reintrodurre il meccanismo delle accise mobili “per restituire ai cittadini l’extragettito Iva derivante dall’aumento dei prezzi dei carburanti”, sottolineando che il rincaro pesa su lavoratori e famiglie in partenza per le vacanze. Infine, la leader dem ha criticato il governo anche sul piano della politica estera: “Ci vorrebbe un governo che si ricordi che la Costituzione, all’articolo 11, dice che l’Italia ripudia la guerra e che faccia qualcosa per porre fine a questi conflitti, ma che anzitutto si preoccupi dei problemi concreti degli italiani”.
Durissimo anche il commento di Angelo Bonelli, parlamentare di Alleanza Verdi e Sinistra e co-portavoce di Europa Verde: “Le parole di Carlo Nordio sono gravissime. Dopo sei decreti sicurezza e il decreto Caivano, il governo ammette che la criminalità minorile è aumentata. È la prova del fallimento delle politiche della destra: più propaganda, più repressione, meno sicurezza. Invece di investire nella scuola, negli educatori, nei servizi sociali, nella salute mentale, nei centri culturali e sportivi delle periferie - abbandonate al degrado, all’emarginazione e alla povertà educativa a causa di tagli del governo ai finanzianti per i servizi sociali, culturali e sportivi - Meloni e Nordio scelgono di rispondere al disagio giovanile con il carcere e con una deriva autoritaria che sostituisce la prevenzione con il sospetto e le politiche sociali con il diritto penale. “La sicurezza si costruisce offrendo opportunità, non riempiendo le carceri di ragazzi. Senza una grande politica per l’istruzione, la cultura, lo sport e l’inclusione sociale, il carcere rischia di trasformarsi in una scuola di criminalità, dove si preparano i boss di domani invece di recuperare i cittadini di domani. La destra trasforma i giovani nel capro espiatorio del proprio fallimento”, conclude Bonelli.
“Trasformare l’attuale sistema dell’imputabilità dei minori tra i 14 e i 18 anni introducendo una presunzione generale di responsabilità penale sarebbe una scelta sbagliata, che rischia di indebolire la specificità della giustizia minorile”, ha dichiarato Michela Di Biase, capogruppo del Partito democratico nella commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza. Secondo l’esponente dem, “il minore non può essere considerato un adulto in miniatura” e la responsabilità penale deve continuare a tenere conto “del percorso di crescita, della maturità e della concreta capacità di comprendere il significato delle proprie azioni”. Per Di Biase, gli automatismi rischiano di sostituire alla valutazione della persona “una risposta solo repressiva”: “Di fronte ai fenomeni di disagio minorile servono più prevenzione, servizi, educazione e sostegno alle famiglie”.
Dura anche la reazione di Alleanza Verdi e Sinistra. Devis Dori, capogruppo di Avs in commissione Giustizia alla Camera, ha parlato di un “meccanismo perverso” che renderebbe i ragazzi “imputabili sempre e comunque, a prescindere dalle valutazioni del giudice sulla personalità e sulla maturità del minorenne”. Secondo Dori, la riforma rischierebbe di introdurre automatismi incompatibili con i principi del diritto penale: “Nel diritto penale, come è noto, gli automatismi non devono operare”. L’esponente di Avs ha inoltre criticato la posizione di Forza Italia, accusando il partito di seguire “una politica di criminalizzazione permanente dei giovani”. Il provvedimento si inserisce nel solco degli interventi sulla sicurezza e sulla criminalità giovanile avviati dal governo, dopo il decreto Caivano. Al centro del confronto resta il nodo principale: se una maggiore responsabilizzazione dei minorenni possa rappresentare uno strumento efficace di prevenzione dei reati o se rischi invece di trasformare la giustizia minorile in un sistema prevalentemente punitivo, sacrificando la funzione di recupero e reinserimento.
L’allarme di Save the Children - “Considerare di regola imputabile un minore ultraquattordicenne rischia di trasmettere un messaggio rischioso: che la risposta penale agli errori degli adolescenti debba essere uguale a quella degli adulti” scrive l’ong, commentando l’approvazione del disegno di legge, Nel nostro sistema, in questa fascia di età l’imputabilità deve essere accertata dal giudice caso per caso, in base a un sistema penale minorile creato per rispondere alle esigenze evolutive dei giovanissimi, che “possono compiere errori anche gravi, ma hanno davanti a sé enormi possibilità di cambiamento”.
Al contrario, “una risposta che penalizza i percorsi di crescita senza affrontare le radici della violenza non è efficace”. Save the Children richiama anche i dati in calo sulle sentenze di non luogo a procedere per accertata immaturità dei minorenni tra i 14 e i 18 anni, che sono passate da 256 nel 2004 a 60 nel 2024. Anche i proscioglimenti disposti per lo stesso motivo dal Tribunale per i minorenni sono stati solo 4 nel 2024. “Di fronte a questi numeri - si legge ancora nella nota - non è ragionevole voler limitare la discrezionalità del giudice minorile”.
La soluzione va trovata altrove, sottolinea l’Organizzazione: “Se un minorenne arriva a commettere un reato, dobbiamo chiederci cosa è mancato prima: nella scuola, nella comunità, nei servizi, nelle opportunità educative e relazionali che avrebbero dovuto proteggerlo”.










