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di Francesca Schianchi

La Stampa, 18 novembre 2025

A sei anni dalla prima sentenza della Corte Costituzionale, la discussione è ferma in Senato: si aspetta una nuova decisione sul testo approvato in Toscana. Chi l’ha più vista una legge sul fine vita? La chiese la bellezza di sei anni fa la Corte costituzionale: tre governi, due legislature e infinite, inconcludenti chiacchiere dopo, siamo ancora alle battute iniziali. E ora, per paradosso, il suo destino è appeso ancora una volta a una sentenza della Consulta. Già, perché una proposta c’è, giace in Senato, scritta dalla destra e parecchio contestata dalle opposizioni: solo che è congelata. Formalmente in attesa di un imprescindibile parere della commissione Bilancio: in realtà, anche e soprattutto della decisione che la Corte prenderà, da qui a fine mese, in merito al testo approvato dalla regione Toscana e impugnato dal governo.

Perché è andata così: siccome i giudici da anni chiedono al legislatore di intervenire con una legge e da anni il Parlamento fa melina, la Toscana la primavera scorsa si è arrangiata da sola. A quel punto, il governo Meloni ha impugnato la legge dicendo: il suicidio assistito non è competenza delle regioni. Compito della Corte costituzionale, ora, decidere chi abbia ragione: il 4 novembre c’è stata l’udienza pubblica, a colpi di, per riassumere, “solo il Parlamento può decidere” sostenuto dall’avvocato dello Stato, e “tocca intervenire per colpa dell’inerzia del legislatore” dell’avvocato della Toscana. Se la Corte dovesse dar ragione allo Stato, il provvedimento regionale decadrebbe definitivamente. Ma se desse ragione alla Toscana, che è stata seguita a ruota dalla Sardegna un paio di mesi fa, potrebbe aprirsi una slavina in altre regioni che solo la legge nazionale può fermare. Piaccia o no a chi, in Parlamento, sembra voler rinviare in eterno per non occuparsene mai.

Gli scontri sulla proposta del governo - Riprendere il filo del testo al Senato porterà a sicuri scontri tra schieramenti. La proposta su cui si sta lavorando è considerata insufficiente non solo dalle opposizioni, ma anche da alcuni malati: nel pieno dell’estate, Laura Santi, la giornalista umbra malata di sclerosi multipla che ha ottenuto il permesso al suicidio assistito, ha lasciato in eredità un toccante video in cui critica punto per punto la legge. Prima di tutto, l’esclusione del Servizio sanitario nazionale dalla prestazione, voluta con forza dalla destra. E poi, l’idea di un comitato etico nazionale di nomina governativa a sovrintendere la decisione: nel frattempo, però, un emendamento lo ha soppresso. Ma anche i criteri elencati per ottenere il via libera, più restrittivi di quelli previsti dalla sentenza della Consulta. Pesante come un macigno il parere di Santi: “Quella proposta di legge non va emendata, va proprio bocciata: perché non vuole regolare il fine vita, vuole escludere questo diritto”.

Un’opinione condivisa da molti nelle opposizioni, che considerano il testo troppo condizionato da mondi cattolici estremamente conservatori. In particolare, vedono l’ombra del sottosegretario Alfredo Mantovano nelle pieghe di quella proposta. Tanto che c’è chi, anche tra quelli che si battono per una legge, ritiene che sia meglio nulla di quel testo. Si interrogano le opposizioni: “Finora, chi è stato citato in giudizio per aiuto al suicidio è stato sempre assolto - ragiona un dem che sta lavorando al provvedimento - ma se la legge fissasse paletti più rigidi di quelli della Corte, siamo sicuri che sarà ancora così?”. Sopravvive però una speranza: il ricorso al voto segreto in Aula. Potrebbe portare, sono convinti da sinistra, la maggioranza a sgretolarsi. E modifiche migliorative, scommettono, potrebbero passare con l’aiuto di franchi tiratori di destra.

Tre italiani su quattro favorevoli all’eutanasia - Perché è chiaro a tutti che il tema è delicato e trasversale. E coinvolge la società: prima dell’estate, l’Associazione Luca Coscioni ha depositato in Senato 74 mila firme per una sua proposta di iniziativa popolare. Qualche mese fa, proprio quando la legge subì uno stop “perché merita più tempo e attenzione”, dissero dalla Commissione sfidando il ridicolo - dopo sei anni di attesa di una decisione - su queste pagine venne pubblicato un sondaggio di Only numbers diffuso da Alessandra Ghisleri. Il 75,3 per cento degli italiani si dichiara favorevole anche alla legalizzazione dell’eutanasia. Tre italiani su quattro: forzatamente, ci sono in mezzo persone di destra e sinistra, atei e cattolici. La società aspetta: è il Parlamento che ha paura a prendersi una responsabilità. E, ancora una volta, spera siano i giudici della Corte a farlo.