di Patrizio Gonnella
Il Manifesto, 23 settembre 2026
A Sollicciano i detenuti sono costretti a vivere in celle fetide e indecenti. Non è un caso che qualche mese addietro sia intervenuta la magistratura per mettere sotto sequestro parte della struttura. È ammissibile tenere una persona in una cella sovraffollata tra le cimici e l’acqua putrida oppure lo Stato deve differire l’esecuzione della pena? A doversi esprimere è la Corte costituzionale, sollecitata dal Tribunale di sorveglianza di Firenze in un caso dall’enorme rilevanza. Ieri, alla presenza delle parti, si è tenuta l’udienza pubblica. Il carcere da cui è partita la questione è quello fiorentino di Sollicciano, dove i detenuti sono tutt’oggi costretti a vivere in celle fetide e indecenti. Non è un caso che qualche mese addietro sia intervenuta la magistratura di Firenze per mettere sotto sequestro parte della struttura. A tale sequestro il Governo si è sempre opposto in sede giudiziaria, anche di recente, e nulla ha fatto per rimediare a una situazione drammatica e indegna.
La questione sollevata dal presidente del Tribunale di sorveglianza di Firenze, e ben argomentata dall’avvocato Michele Passione, parte dunque da Sollicciano, dove Antigone e Magistratura democratica al termine di una visita congiunta avevano affermato che è “impossibile riportare con le parole quello che gli occhi vedono”. La scorsa settimana ci è tornata una delegazione di Antigone, per riscontrare come anche nelle sezioni non sequestrate i detenuti continuino a vivere tra le cimici e l’acqua putrida. Sarebbe stato ben utile se fossero andati a Sollicciano tutti quei deputati o ministri che si sono invece precipitati a visitare Bollate per incontrare il gioielliere Mario Roggero.
Se lo avessero fatto forse avrebbero dato altre indicazioni all’Avvocatura dello Stato che ieri, a nome del governo, si è fieramente opposta all’accoglimento della questione, usando argomenti che lasciano basiti. L’Avvocatura - risalendo indietro fino al 2013, anno della condanna europea nel caso Torreggiani e di una precedente sentenza monito della Corte costituzionale - ha sostenuto che molto in questi anni è stato fatto per migliorare la situazione delle carceri, citando in particolare la recente legge sulla detenzione domiciliare per tossicodipendenti nonché il piano di edilizia penitenziaria. Peccato però che i posti letto regolamentari nell’ultimo anno siano addirittura diminuiti e che quella legge, oltre ai suoi tanti limiti, non abbia adeguata copertura finanziaria, per cui usciranno ben pochi detenuti. Non di certo gli ottomila evocati dal ministro Nordio e dall’Avvocato di Stato davanti alla Consulta
Al momento in Italia la popolazione carceraria sfiora le 66mila unità, con un tasso di affollamento medio del 142,4%. In alcune galere il numero dei detenuti è doppio rispetto alla capienza regolamentare. L’altro argomento dell’Avvocatura è ugualmente inaccettabile. Secondo il governo, il sequestro di Sollicciano sarebbe prova del fatto che il sistema ha gli anticorpi per prevedere una pena rispettosa dell’articolo 27 della Costituzione. È bizzarro che lo sostenga, posto che si è opposto in tutti i modi al sequestro stesso. Ma l’argomento più incredibile è stato usato in conclusione, quando l’Avvocatura ha richiamato la pratica dei trasferimenti sostenendo che sia sufficiente spostare un detenuto da un carcere all’altro per rimediare al sovraffollamento o alle condizioni degradate di vita interna.
Eh no, non è così. Il degrado delle strutture non riguarda solo Sollicciano ma tantissimi altri posti in giro per l’Italia come, per non fare che degli esempi, Pisa, Lucca, Torino, Bologna, Milano San Vittore, Roma Regina Coeli, Augusta. Nessun trasferimento porta fuori da questo sfacelo. Basta leggere l’ultimo rapporto di Antigone per capire come il disastro sia generalizzato. Un disastro determinato anche dalla scelta infausta di tenere gran parte dei detenuti chiusi in cella sino a venti ore al giorno. Se non ci fosse una condizione di degrado generalizzato la camera dei deputati non avrebbe certo votato l’istituzione di una Commissione di indagine sul sistema penitenziario. Partendo dalle celle putride di Sollicciano, la Consulta dovrà sciogliere un nodo che è giuridico, etico e filosofico: la dignità umana è o meno un confine insuperabile anche per chi detiene il potere di punire? L’arbitrio punitivo dell’amministrazione penitenziaria può spingersi fino a degradare la persona a oggetto?









