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di Flavia Perina

La Stampa, 15 gennaio 2025

Dice una manifestante: noi ragazze costrette a spogliarci, a togliere gli slip e a fare piegamenti. Dice la Questura di Brescia: “Corrette procedure operative”, quel tipo di perquisizione estrema c’è stata ma è legittima e - sembra di capire - ha riguardato tutti, anche i fermati maschi, al fine di “rinvenire eventuali oggetti pericolosi”. E tuttavia sarebbe meglio chiarire (dovrà comunque farlo il ministro Matteo Piantedosi, piovono interrogazioni parlamentari) se davvero c’erano esigenze di sicurezza nel denudare i dimostranti, pratica normalmente riservata agli spacciatori di droga, o se quel surplus di zelo non configuri un indebito atto di umiliazione. Meglio per le forze dell’ordine, meglio per il Governo, meglio soprattutto per la destra.

Meglio perché, mentre si prepara l’ultimo passaggio parlamentare del disegno di legge sicurezza (trenta tra nuovi reati e aggravanti) e si lavora all’idea di non iscrivere al registro degli indagati gli agenti sospettati di abusi, sarebbe bene evitare il sospetto di un “liberi tutti” nella repressione del dissenso non autorizzato, sgradito, gruppettaro.

E evidente che questo tipo di protesta sta crescendo e forse cerca l’escalation, come dimostrano scontri e devastazioni nelle recenti manifestazioni per Ramy Elgaml, il ragazzo di 19 anni morto durante un inseguimento con i carabinieri a Milano. Ma la risposta di uno Stato serio e deciso a evitare una spirale violenta può essere solo un’operazione di verità rapida, ampia, convincente, su ogni episodio che chiami in causa il monopolio nell’uso della forza.

Chi lo detiene non deve, mai, avere la tentazione di abusarne. Ed è la politica a dover creare le condizioni perché quella tentazione sia cancellata e il privilegio di poter legittimamente fermare, trattenere, perquisire, denunciare, inseguire, non si trasformi in ritorsione o gratuita violenza. È un’avvertenza che la destra dovrebbe avere ben presente.

Ne restò gravemente scottata al G8 di Genova, la “macelleria messicana” che ha oscurato per anni il racconto legge e ordine del mondo conservatore e ha portato uomini dello Stato sul banco degli imputati con accuse degradanti per un Paese democratico. Anche lì agì l’idea che sarebbe stato tollerato l’attraversamento del confine tra ordine pubblico e sopruso, con conseguenze gravissime per la credibilità delle istituzioni.

Oggi non sono più quei tempi, non c’è più la temperie dei grandi eventi di massa, i black bloc, l’assalto organizzato alle linee rosse e alle forze dell’ordine, e anche per questo: un modello di gestione della protesta, anche estrema, di sicuro può essere trovato senza sfidare i limiti dello Stato di diritto e senza contribuire all’escalation della rabbia. Alla manifestazione di Bologna davanti alla fabbrica Leonardo, la ex Breda, hanno partecipato una ventina di persone.

Sette si sono incatenate ai cancelli. Una si è arrampicata sul palo e ha sostituito la bandiera dell’azienda con quella palestinese. Un’altra ha scritto sul muro Palestina Libera. Nessuno era armato. È stato spiegato uno striscione. Ventidue dimostranti sono stati pacificamente identificati, fermati e trattenuti per circa sette ore in Questura.

Nulla di preoccupante per l’ordine pubblico, ordinaria amministrazione in ogni Paese democratico. Sarebbe bene riconoscerlo pubblicamente: abbiamo tutti gli strumenti per sanzionare l’illegalità senza inutili eccessi, senza neanche sfiorare il limite che separa l’applicazione della legge dall’abuso di potere.