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di Francesco Grignetti

La Stampa, 13 maggio 2023

Presentato il progetto che interesserà 60 istituti penitenziari per adulti, 13 istituti minorili e 25 comunità di accoglienza per minori. Sport è sinonimo di salute, ma potrebbe diventarlo anche di rieducazione alla vita. Parte un grande progetto per portare lo sport nelle carceri. Sono 3 milioni di euro stanziati dal governo attraverso un bando della “Sport e salute spa”, per gestire attività in 60 istituti penitenziari per adulti, 13 istituti minorili e 25 comunità di accoglienza per minori. Saranno coinvolti quasi diecimila detenuti.

Il progetto si chiama “Sport di tutti-Carceri” e nasce da un’idea del ministero per lo Sport. Alla presentazione era infatti presente il ministro Andrea Abodi: “Lo sport nelle carceri - spiegava - è un veicolo di umanità e un modo per rieducare. Ci sono ancora ampi margini di miglioramento e insieme possiamo insieme progettare luoghi di sport che rendano più umani le strutture detentive”. Il piano mira al potenziamento dell’attività sportiva negli istituti penitenziari, alla realizzazione di progettualità destinate per sviluppare interventi di preparazione fisica e di formazione tecnica che coinvolgano detenuti anche minorenni, e al reinserimento lavorativo nel mondo dello sport degli ex detenuti. È prevista l’attivazione di un piano di formazione nazionale specifico sullo sport di base in carcere, destinato agli operatori sportivi e al personale delle amministrazioni penitenziarie al fine di dare loro uno strumento, lo sport, in grado di migliorare la qualità e la serenità nella gestione quotidiana delle attività, riducendo il disagio e aumentando la proattività sportiva dei detenuti. Al lancio era presente anche il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, che non può essere d’accordo: “Lo sport e il lavoro sono fondamentali per la rieducazione di chi sta scontando la pena”.

Naturalmente, però, sia lo sport, sia il lavoro, necessitano di spazi adeguati. “E non tutte le carceri italiane - riconosce il ministro Guardasigilli - ne hanno di idonei per le attività sportive. Visto che è molto difficile creare nuove strutture carcerarie, l’idea sarebbe quella di recuperare quelle strutture idonee sia a potenziare il lavoro sia l’attività sportiva. Ci sono decine e decine di caserme dismesse, che hanno una struttura compatibile in linea teorica con le carceri. Hanno muri, garitte, spazi chiusi e ampi spazi aperti che sono adatti, quindi, per varie attività sportive: calcio, rugby, atletica, oltre che al lavoro. La ristrutturazione delle caserme potrebbe essere affidata agli stessi detenuti: ciò contribuirebbe ad aumentare la socializzazione”.

A presentare il piano per lo sport in carcere, oltre ai ministri Nordio e Abodi, c’erano il presidente e amministratore delegato di “Sport e salute spa”, Vito Cozzoli, ed il Capodipartimento dell’amministrazione penitenziaria, Giovanni Russo. “Tutti i detenuti - ha sottolineato Cozzoli - hanno diritto alla riabilitazione e all’interno di questo diritto c’è anche il diritto allo sport. I progetti all’interno delle carceri possono contribuire al bene comune. Su 189 istituti penitenziari, ben 172 ne hanno uno legato all’attività sportiva (due squadre di rugby interamente formate da detenuti hanno partecipato al campionato di Serie C, ndr) che coinvolge 25mila detenuti. Ma possiamo fare di più, le politiche pubbliche non si possono fermare davanti ai cancelli blindati”. E per Russo, “la stessa parola sport è parola di libertà, ma è anche mezzo virtuoso per promuovere il rispetto delle regole e delle norme”.