di Liana Milella
La Repubblica, 13 dicembre 2022
Oggi il voto del decreto Rave. Bocciata la proposta di tenere fuori chi, con i decreti per la pandemia, ha ottenuto di finire di scontare la pena a casa. Dal 31 dicembre tutti dentro nonostante il sovraffollamento. E i condannati per reati contro la Pa escono dall’ergastolo ostativo. Anche quelli delle associazioni a delinquere.
Le carceri scoppiano. I suicidi toccano quota 80. Ma torneranno in carcere, a fine dicembre, tra le 400 e le 500 persone. Che vanno ad aggiungersi alle 55mila già rinchiuse. Erano fuori dal 2020 per via del Covid e del sovraffollamento, e grazie a due decreti, Ristori e Milleproroghe. Avevano goduto dei domiciliari tutti coloro che dovevano scontare ancora una pena sotto i 18 mesi, i detenuti già ammessi al lavoro esterno, e i semi liberi per permessi premio. Ovviamente nessuno era stato condannato per reati gravi. E nessuno, di nuovo fuori, ha infranto le regole.
I dem: “Una scelta incomprensibile” - Perché non prorogare la misura? Lo ha chiesto il senatore torinese dem Andrea Giorgis. E con lui i Pd che hanno sottoscritto gli emendamenti, tutti bocciati dalla maggioranza, Walter Verini, Anna Rossomando, Alfredo Bazoli, Franco Mirabelli. Motivazioni semplici. Ha detto Giorgis, al Senato, mentre si votava sul decreto Rave: “Dal giorno della loro introduzione, non risulta che queste misure abbiano prodotto alcun allarme sociale o che vi siano stati casi di revoca per condotte illecite da parte dei detenuti che ne hanno beneficiato. Se è così, se si tratta di misure che hanno dato buona prova di sé, perché non renderle strutturali o perlomeno prorogarle ulteriormente? Perché al prossimo 31 dicembre dovrebbero venire meno?”.
La scelta del governo Meloni - Eh già. Ma non c’è stato niente da fare. Di carcere ci si riempie la bocca. Ma poi, al dunque, la maggioranza di centrodestra sfoggia il suo “giustizialismo”. Del resto, la premier Giorgia Meloni lo ha premesso, garantismo durante il processo, ma a condanna decisa giustizialismo nello scontare la pena. Il Guardasigilli Carlo Nordio ripete di essere per una giusta pena e un giusto carcere. Ma - evidentemente - non è così.
E lo dimostra proprio questo “no” alla proroga - e ancor meglio solo alla stabilizzazione - delle misure per scontare la pena stessa ai domiciliari, ovviamente con la garanzia della buona condotta e del rispetto delle regole.
Il colpo di spugna sullo Spazzacorrotti - Ma nel decreto Rave - che vara il pugno duro per gli eventi musical, con un reato da 3 a 6 anni, e quindi pure le intercettazioni, che ha rimesso in corsia i medici No Vax, che ha rinviato di due mesi la riforma penale di Cartabia - non c’è posto per un giusto regalo di Natale che farebbe bene non solo ai semi liberi destinati a ritornare prigionieri, ma alle carceri stesse.
E non basta. Perché oggi, nella versione ormai finale e non più modificabile del decreto, pena la sua decadenza, ci sarà anche il colpo di spugna sulla Spazzacorrotti e sulla norma che dal 2019 ha vietato di accedere ai benefici penitenziari tutti coloro che sono stati condannati per reati contro la pubblica amministrazione. Come dice in aula Ettore Licheri di M5S, non solo “ai condannati per peculato, corruzione e concussione, ma anche ai condannati per il reato di associazione a delinquere finalizzata a commettere quei reati contro la pubblica amministrazione”.
Il voto del 2019 del Pd - Inutilmente, in commissione Giustizia, si è sgolato l’ex pm di Palermo Roberto Scarpinato, oggi senatore del M5S. Ma la maggioranza non ha fatto una piega. Non è passata neppure la proposta del Pd (che poi si è astenuto) per bloccare i permessi almeno in presenza di un’associazione a delinquere finalizzata alla corruzione, e quando, ha detto il dem Alfredo Bazoli, “è necessario che ci sia una verifica puntuale dell’assenza di collegamenti con i vincoli criminosi che rischiano di essere ripristinati”. Ma nel 2019 il Pd non aveva condiviso l’inserimento dei reati contro la Pa tra quelli dell’ergastolo ostativo.










