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di Alberto Gentili

 

Il Messaggero, 22 giugno 2019

 

Alfonso Bonafede continua a promettere la riforma del processo penale e civile, delle intercettazioni e del Csm "entro fine anno". Ma il Guardasigilli pecca di ottimismo. Venti di crisi a parte, le distanze tra i 5Stelle e la Lega restano ampie. In più Matteo Salvini, che l'altra sera ha ottenuto da Luigi Di Maio la promessa che lo stop alla prescrizione non scatterà il primo gennaio 2020 se non sarà stata prima varata la riforma del processo penale con il dimezzamento dei tempi, non ha alcuna intenzione di ammainare la bandiera del garantismo.

Perciò punta a mettere un freno alle intercettazioni e valuta, insieme al ministro Giulia Bongiorno, di introdurre la separazione delle carriere tra magistratura inquirente e giudicante. Lo scontro sugli "ascolti" è riesploso ieri. Mentre nel ministero di Bonafede a via Arenula venivano ricevuti i rappresentanti dei giornalisti e degli avvocati contrari a limitare la pubblicazione delle conversazioni intercettate, Salvini ha tuonato: "Deve finire in galera chi fa uscire dalle Procure aspetti che riguardano la vita privata delle persone e chi li pubblica sui giornali. È incivile, è una cosa da quarto mondo, che le cronache siano piene di pezzi di intercettazioni senza alcuna rilevanza penale". La risposta di Bonafede non è tardata. Ed è stata urticante per il capo leghista: "Sono contro il bavaglio. Siamo in un momento in cui le intercettazioni ambientali estese alla corruzione con la mia legge spazza-corrotti hanno reso possibile che emergessero scandali che diversamente il Paese non avrebbe conosciuto.

Non posso portare il Paese indietro al tempo in cui la politica pensava che i cittadini non dovessero sapere quello che accadeva in certi campetti. L'intercettazione è irrinunciabile". E ancora: "Dobbiamo lavorare per garantire che venga rispettata la privacy, questo ci mancherebbe... ma in passato quando le forze politiche parlavano di privacy ne parlavano come pretesto per tutelare se stesse".

Cosa da non trascurare: poco più di un mese fa proprio alcune intercettazioni hanno spazzato via il sottosegretario leghista Armando Siri. Eppure, dietro al fuoco delle artiglierie, qualche intesa non appare lontana. Sia la Lega che i 5Stelle meccanismo delle "porte girevoli" tra magistratura e politica. Lo dimostrano le parole di Salvini: "È arrivato il momento di fare una seria riforma della giustizia. Se fai il magistrato ed entri in politica ti dimetti per sempre dalla magistratura e non torni a fare il giudice".

E lo conferma la dichiarazione di Bonafede: "Magistratura e politica devono essere separati. Serve un muro. Un magistrato che entra in politica deve abbandonare la magistratura. La terzietà dei giudici è una condizione irrinunciabile per la democrazia". I giallo-verdi non sono distanti neppure sulla riforma del processo penale. Il Guardasigilli, nel vertice dell'altra notte, ha lanciato la proposta di dimezzare i tempi dei processi introducendo "sanzioni disciplinari" per i magistrati ritardatari.

E sia Salvini che la Bongiorno hanno dato il via libera. Del resto l'idea era loro, visto che da tempo il capo della Lega si batte per processi "con tempi certi e perentori", soprattutto in vista dello stop alla prescrizione (varato con la legge spazza-corrotti) voluta da Di Maio. Discorso analogo per il Csm. È vero che il Carroccio, come ha rivelato la Bongiorno, punta ancora sulla separazione delle carriere per la quale sarebbe necessaria una riforma costituzionale. Ipotesi non gradita ai 5Stelle.

Ma è anche vero che negli ultimi giorni è lievitata la sintonia sulla riforma del Csm con legge ordinaria e "il contributo delle opposizioni", come ha precisato il premier Giuseppe Conte su suggerimento del Quirinale. Piacciono a Salvini e Bongiorno le linee guida fin qui indicate da Bonafede per riformare l'organo di autogoverno dei giudici. C'è un ok preliminare ai "criteri oggettivi e meritocratici" per l'avanzamento in carriera dei magistrati, ed è gradita anche la proposta di "collegi territoriali ristretti per togliere potere alle correnti. Non è lontano l'accordo anche sul sistema di elezione dei componenti del Csm attraverso un "sorteggio mediato" e sull'introduzione "dell'incompatibilità" che Bonafede spiega così: "Chi siede in Csm non può assumere incarichi direttivi e va introdotto il divieto nei cinque anni successivi all'incarico ad assumere la guida di una Procura".