di Valter Vecellio
huffingtonpost.it, 8 luglio 2025
Ragionamenti attorno alle dichiarazioni più o meno chiare del prof. Mario Serio, componente del collegio nazionale, intervistato dal Manifesto. È una di quelle benemerite istituzioni con le quali ci si augura di non dover mai avere a che fare: il Garante dei detenuti. Le funzioni e le prerogative, i compiti e i ruoli del Garante sono importanti e delicati.
Chiedo scusa per il burocratese:
1) l’area penale (Istituti penitenziari per adulti e minori, Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza - Rems, Comunità);
2) l’area delle Forze di Polizia (camere di sicurezza e qualsiasi locale adibito alle esigenze restrittive in uso a Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di Finanza, Polizia locale);
3) l’area delle persone migranti (Centri di permanenza per i rimpatri, hotspot, locali ‘idonei’ e di frontiera per il trattenimento delle persone migranti);
4) l’area sanitaria (Servizi psichiatrici di diagnosi e cura, Residenze sanitarie assistenziali per persone anziane o con disabilità);
5) a queste quattro aree se ne è aggiunta una quinta relativa ai luoghi formali di quarantena (tra cui i c.d. Hotel Covid 19).
Insomma: se si ha a che fare con il Garante dei detenuti significa che per una ragione o per l’altra, non si è liberi dei propri movimenti. Meglio starne alla larga. Però vai a sapere nella vita: dovesse capitare, sapere che c’è qualcuno, qualcosa a cui appellarsi per la tutela dei propri diritti, conforta. Perché il Garante nazionale dei detenuti è un’Autorità di garanzia a cui la legge attribuisce il compito di vigilare sul rispetto dei diritti delle persone private della libertà. Una figura del tutto indipendente non soggetta ad interferenza di sorta. Per legge.
L’attuale collegio nazionale del Garante è composto da un ex magistrato, Riccardo Turrini Vita, presidente; dall’avvocata Irma Conti; dal professor Mario Serio, già ordinario di diritto privato comparato. Quest’ultimo viene intervistato dal Manifesto. Giansandro Merli gli attribuisce una “quota”, Cinque Stelle; e questo è già un buon antipasto: “quotato” e “indipendente”; tutto può essere, per carità. A un certo punto l’intervistatore la butta lì: il Garante è un’istituzione indipendente…
“In tutta sincerità no”, è la secca risposta del professore. Scelto sulla base di un criterio spartitocratico, garante in quanto “quota”, consapevole che il Collegio non è un’istituzione indipendente…Ah, queste voci dal sen fuggite! Non finisce qui. L’intervistatore osserva che la collega di “collegio”, l’avvocata Conti ha pensato bene di partecipare a un’iniziativa del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria sponsorizzandola quasi come fosse propria, e casualmente a Biella, feudo del sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro, presente all’evento.
Edificante la risposta: “C’è un principio di transizione dei corpi fisici che mi suggerisce di effettuare la transizione della domanda nei confronti della persona indicata”. Ma che diavolo significa? Siamo al latinorum che fa andare in bestia il povero Renzo Tramaglino quando si trova a fare i conti con il linguaggio incomprensibile dell’avvocato Azzeccagarbugli. Certa una cosa: poveri detenuti, povera comunità penitenziaria.











