di Linda Laura Sabbadini*
La Stampa, 31 dicembre 2021
Il 2020 è stato l'anno della sovrapposizione della crisi pandemica e di quella economico- sociale, dell'aumento della mortalità e del crollo dell'occupazione. Il 2021 si configura come l'anno della risalita, con l'arrivo dei vaccini, e del recupero di gran parte dell'occupazione persa. Le statistiche ci dicono che giovani, donne e stranieri sono stati i soggetti più colpiti dal punto di vista del lavoro. Ma i giovani hanno superato i tassi di occupazione pre-pandemia, le donne e gli stranieri no. Il punto minimo del livello di occupazione è stato raggiunto nel mese di gennaio 2021.
Il crollo è stato pesante. Gli occupati erano diminuiti di 878 mila unità in 12 mesi. Ma nei primi 10 mesi del 2021 si recuperano 625 mila occupati. Il recupero del 2021 ha riguardato ambedue i sessi. Ma le donne devono ancora recuperare in proporzione più degli uomini, sono l'1,2% di occupate in meno di gennaio 2020 contro lo 0,9% degli occupati. Anche i giovani da 25 a 34 anni sono stati colpiti dalla crisi pandemica. Il loro tasso di occupazione era passato dal 62,8% al 59,6% nel gennaio 2021.
Ma a ottobre 2021 il tasso di occupazione risale, superando quello pre-pandemia. Anche se, va detto, rimane una distanza significativa di addirittura 6,6 punti di tasso di occupazione dal lontano 2007, mai più recuperata negli anni. E il recupero riguarda molto di più la componente maschile. Non vanno sottovalutati i 535 mila disoccupati da 50 a 64 anni. È un numero elevato per un segmento di popolazione particolarmente vulnerabile a cui prestare attenzione. Il tasso di occupazione delle persone di questa fascia di età non è tornato ai livelli pre-pandemia.
La maggiore caduta di occupazione nel 2020 è avvenuta in proporzione tra gli indipendenti e i dipendenti con contratti a tempo determinato. A ottobre 2021 non si sono ancora recuperati i livelli di occupazione dei lavoratori indipendenti. 347 mila in meno rispetto a gennaio 2020. Un crollo che penalizza soprattutto le donne, che sono più frequentemente a capo di imprese molto piccole e più vulnerabili.
Nei periodi di crisi gli occupati a tempo determinato sono i primi a diminuire. Ma nella ripresa sono anche i primi a crescere, perché le imprese in una prima fase di uscita dalla crisi preferiscono non rischiare con l'assunzione di dipendenti a tempo indeterminato. E così è stato anche in questi due anni. A ottobre 2021 ci ritroviamo con 100 mila occupati a tempo determinato in più rispetto a gennaio 2020. Dinamica che contribuisce a spiegare il recupero dell'occupazione giovanile, particolarmente caratterizzata da precarietà. Analizzare i dati non destagionalizzati del III trimestre del 2021, fa emergere elementi di interesse non presenti nei dati mensili commentati sinora. Intanto va detto che la situazione più critica tra le donne riguarda le straniere.
Nel terzo trimestre 2021 le donne italiane hanno raggiunto lo stesso livello di tasso di occupazione del terzo trimestre 2019, anzi un +0,1. Le straniere sono sotto di 3,5 punti. Recuperano più lentamente, dopo essere state colpite maggiormente, perché penalizzate dal fatto di essere concentrate nel settore dei servizi alle famiglie.
La loro situazione è più critica anche degli uomini stranieri che, essendo inseriti molto nell'edilizia, nella manifattura, hanno potuto assorbire meglio il contraccolpo della crisi. Stiamo recuperando, non c'è dubbio nel 2021. Ma attenzione: mai come ora il nostro futuro dipenderà da come indirizzeremo le nostre risorse. Non possiamo permetterci una crescita senza inclusione. E soprattutto abbiamo bisogno della crescita di occupazione strutturale, che riduca le enormi disuguaglianze territoriali, di genere, e generazione nel nostro mercato del lavoro.
*Direttora centrale dell'Istat









