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di Teresa Olivieri

Italia Oggi, 28 luglio 2026

Il consigliere Cnel e presidente del Segretariato per l’inclusione sul progetto Recidiva Zero. Oggi il sistema penitenziario italiano affronta una realtà complessa: circa due detenuti su tre (oltre il 60-70%) ricadono nel reato una volta scontata la pena se non hanno intrapreso percorsi qualificanti. Un circolo vizioso che incide sul sovraffollamento degli istituti e sui costi della collettività. “Ma le statistiche evidenziano un dato di svolta: laddove si strutturano percorsi effettivi di formazione, studio e lavoro dignitoso, il tasso di recidiva crolla drasticamente fino al 2%”, dice Emilio Minunzio, Consigliere CNEL e Presidente del Segretariato Permanente per l’inclusione economica, sociale e lavorativa delle persone private della libertà personale.

“Il progetto Recidiva Zero punta all’inclusione socio-lavorativa delle persone private della libertà personale. E in esso il Cnel ha svolto il ruolo di anello di congiunzione di tutte le varie altre realtà, come il terzo settore. Anche perché l’amministrazione penitenziaria non dialogava nemmeno con questo mondo, o dialogava a fatica”.

Domanda. Come nasce e si sviluppa il progetto “Recidiva Zero”?

Risposta. Nasce nell’ambito di un accordo interistituzionale tra il CNEL e il Ministero di Giustizia, risalente al giugno 2023. Prevedeva fondamentalmente due punti: la costituzione di un organismo interno al CNEL, che è appunto “il segretariato permanente per l’inclusione economica, sociale e lavorativa delle persone private della libertà personale”, composto da 20 esperti; e il cosiddetto “evento”, la cui prima edizione si è tenuta nel 2024 e che adesso è diventato un evento civico. La prima edizione è stata una sorta di stati generali sul tema, fu organizzato presso la nostra sede, coinvolgendo circa 600 figure afferenti all’ambito, una metà delle quali coinvolte dall’amministrazione penitenziaria e l’altra metà coinvolta dal CNEL. C’erano tutte le rappresentanze del Paese, sia da lato amministrazione che da lato società civile.

D. Come sono state le relazioni con l’amministrazione penitenziaria in questi anni?

R. Ci sono stati momenti di maggiore interazione e momenti di minore interazione. L’amministrazione è figlia del ministero, figlia di un governo... Ma in questo tavolo condiviso tre dei venti componenti del segretario permanente sono dei rappresentanti del dipartimento dell’amministrazione penitenziaria e tra di loro addirittura c’è il direttore generale, il consigliere Napolillo.

D. Come sono evolute le successive edizioni dell’evento?

R. La seconda edizione dell’evento Recidiva Zero del 2025 si è tenuta presso la scuola di formazione penitenziaria Giovanni Falcone, mentre l’edizione di quest’anno, nel 2026 la portiamo a casa e sarà il 18 novembre. In quell’occasione è stata firmata l’intesa tra CNEL, Ministero e 17 sigle datoriali coinvolte assieme a noi, per raccontare anche tutti quelli che possono essere i benefici di legge, i benefici della Smuraglia in primis e la disponibilità di imprenditori che volessero intraprendere un’esperienza del genere.

D. A proposito della legge Smuraglia, una volta che le aziende ne hanno usufruito, cosa accade?

R. Intanto va detto che nel rapporto di lavoro tra un ristretto e l’amministrazione penitenziaria ci sono contratti non paragonabili a quelli del mercato libero. Basti pensare alla retribuzione ridotta ai due terzi o al pignoramento fino a due quinti anziché al quinto previsto per i liberi lavoratori. Noi nel 2024, il primo anno di operatività, abbiamo licenziato un disegno di legge. Tra i vari punti, siamo intervenuti proprio sulla Legge Smuraglia. Con un articolo che è stato recepito nel Disegno di Legge Sicurezza, poi diventato legge dello Stato (nello specifico, l’articolo 37). Questa norma introduce un beneficio “a scivolo” per gli anni successivi a quelli già previsti dalla legge: una volta cessato il periodo principale di applicazione della Smuraglia, il datore di lavoro non vede interrompersi a secco l’incentivo, ma continua a beneficiarne per un altro paio d’anni in forma ridotta. In questo modo l’interesse a mantenere l’assunzione del detenuto o ex-detenuto rimane alto, evitando che l’imprenditore - condizionato dai costi - interrompa il rapporto di lavoro per sostituire la risorsa con un nuovo incentivo.

D. Com’era successo in passato con gli stagisti, diventati carne da cannone...

R. Esatto. Il tema della Smuraglia è delicato perché, durante la nostra campagna, ci siamo resi conto che tantissimi imprenditori in Italia ancora non conoscono queste possibilità, pur essendoci benefici estremamente appetibili (come lo sgravio contributivo per diversi anni). Il nostro obiettivo è fare massa critica affinché queste misure vengano conosciute e utilizzate sempre di più.

D. Quanto influisce la cattiva informazione e cosa fa il CNEL al riguardo?

R. Viviamo nell’epoca dei social che condizionano la vita quotidiana di tutti noi, e l’approccio rispetto al tema è piuttosto giustizialista. Io vengo dal mondo del terzo settore e sappiamo di tante storie che vanno esattamente nella direzione opposta, anche relative persone che hanno commesso reati importanti. Forse l’articolo più disatteso della Costituzione italiana è l’articolo 27, che parla di reinserimento sociale di chi commette reati.

D. Parliamo dell’articolo 21 dell’ordinamento penitenziario: quali sono le principali difficoltà burocratiche per il lavoro all’esterno e cosa sta facendo il CNEL per risolverle?

R. Il paradosso più grosso è che c’è un’esigenza di forza lavoro incredibile, ad esempio nel mondo dell’edilizia. Se oggi un’azienda è interessata a un ristretto specifico con nome e cognome, fa richiesta, dopo tutti i passaggi che deve fare l’amministrazione, in particolare con la magistratura di sorveglianza, una risposta arriva dopo 9-12 mesi. Per questo il CNEL ha messo a punto uno schema operativo per cui in tre mesi devono arrivare tutte le autorizzazioni. Tutto questo è stato ribadito e confermato in un documento passato in aula il 25 giugno e che è stato prontamente inviato al Ministero. Una buona parte di questi contenuti saranno inseriti nel cosiddetto regolamento della legge di sicurezza che ha già fatto i due passaggi, in presidenza del Consiglio e in presidenza della Repubblica ed è adesso all’esame del Consiglio di Stato. Altro motivo di orgoglio per noi.