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di Liana Milella

La Repubblica, 7 febbraio 2023

Il 12 scade l’istanza di Flavio Rossi Albertini, che dice: “Se Nordio attende la pronuncia della Cassazione fissata per il 24 febbraio, Cospito morirà, lo sanno tutti”. “Grave che sia ancora senza il medico personale”.

“Morirà, lo sanno tutti, ormai è un agnello sacrificale”. È uno scenario catastrofico quello che prevede Flavio Rossi Albertini, l’avvocato dell’anarchico Alfredo Cospito, in sciopero della fame, a oggi, da 110 giorni. È domenica pomeriggio, e lui è furibondo contro tutti. Non ha notizie aggiornate ad horas sulla salute, perché Cospito, in questo momento, non ha il suo medico personale. Con il trasferimento nel carcere milanese di Opera, dove Cospito è arrivato da Sassari lunedì 30 gennaio, si è chiusa l’assistenza di Angelica Milia, la cardiologa che lo ha seguito nella prigione di Bancali.

“Grave che non sia stato autorizzato un medico personale” - Perché non è stata ancora sostituita? Rossi Albertini spiega di aver indicato, già martedì, un medico Asl dell’ospedale San Lorenzo di Milano. Non ne vuole fare il nome. E cosa è successo? “Che ad oggi l’autorizzazione non è stata ancora data”. Quindi Cospito è monitorato dal personale del carcere di Opera, ma non può contare su un suo medico di fiducia. Rossi Albertini ha già messo al corrente della questione il Garante delle persone private della libertà Mauro Palma. La presidente del Tribunale di sorveglianza di Milano Giovanna Di Rosa assicura “come in tutti i casi di questo genere il monitoraggio con la massima attenzione”. Ma a Rossi Albertini non basta. Le sue notizie su Cospito si si fermano a sabato quando lo ha visitato un suo collaboratore. Lui l’ha visto giovedì. Ma ritiene che la decisione sul 41bis, l’unica che può mettere fine al digiuno, abbia ormai le ore contate.

La decisione nelle mani di Nordio - Da via Arenula, dal ministero della Giustizia, non trapela nulla. Nordio è a casa sua, a Treviso. Ha in mano da tre giorni le decisioni dei magistrati antimafia della procura di Torino, del procuratore generale Francesco Saluzzo, della Direzione nazionale Antimafia di Roma che, con il capo Giovanni Melillo, ha ipotizzato la possibilità di passare Cospito dal 41bis all’Alta sorveglianza, giusto un gradino più sotto. Più duro Saluzzo che invece non deroga dal 41bis.

Nordio deve rispondere entro il 12 febbraio perché quel giorno scadono i trenta giorni rispetto all’istante che gli ha inoltrato Rossi Albertini. Ma il 24 febbraio la Cassazione deve pronunciarsi ugualmente sul ricorso di Albertini rispetto alla decisione del tribunale di sorveglianza di Roma (fissata per il 20 aprile, l’udienza è stata spostata prima al 7 marzo e ora al 24). Nordio può decidere prima? Certo che può farlo perché, come ha spiegato a Repubblica l’ex Guardasigilli Giovanni Maria Flick, la sua è una decisione politica. Giudizio sottoscritto dall’ex procuratore di Torino Armando Spataro.

La linea dura della premier Meloni - Ma di mezzo c’è la politica. La linea dura della premier Meloni. Che però deve fare i conti con la ritrovata effervescenza della galassia anarchica. Che cosa accadrebbe, in Italia ma anche nel resto del mondo, se Cospito dovesse morire? Si moltiplicherebbero gli attentati in cui rischiano di morire cittadini comuni? Proprio questa domanda dovrebbe spingere verso una mediazione, e quella della collocazione nei reparti dell’Alta sicurezza, sarebbe una soluzione accettabile sia per chi sostiene la linea dura, sia per la sicurezza degli italiani. Flavio Rossi Albertini - preoccupatissimo per lo stato di salute di Cospito - non prevede nulla di buono. “Morirà, lo sanno tutti”. E ancora: “È un agnello sacrificale”. La sua convinzione è che ormai non si possa più aspettare un minuto di più. Che succede se Nordio rimanda tutto per attendere il 24 febbraio? “Accade che Cospito non ci sarà più, quindi pronunciarsi ormai sarà inutile”.

“Ci sono strumenti più adeguati per punire Cospito” - Il 24 febbraio però la Cassazione metterà un punto fermo. E lui replica: “Sono un osservatore di quello che sta avvenendo e vedo una vicenda straziante, anche per l’evidente sproporzione tra i reati di Cospito e la sua pena. Chiunque si fermi a guardare la situazione si rende conto che Cospito ha subito una condanna più grave di quelle per la strage di Capaci, per la strage di Bologna, o per piazza Fontana. Cospito avrà anche mandato dei messaggi, ma ci sono strumenti più adeguati per punirlo”.

Lo sciopero della fame di Cospito è stato organizzato a tavolino in coincidenza con l’arrivo a palazzo Chigi della premier Meloni, come lei stessa ipotizza? “Sono cose fuori della realtà” risponde Rossi Albertini. E racconta che “solo il 20 ottobre Cospito ha incontrato per la prima volta il presidente del tribunale di sorveglianza di Sassari con il quale ha affrontato il suo reclamo per via della sua corrispondenza bloccata da prima dell’estate proprio perché il 41bis comporta quella censura”.

Cospito in liaison con le mafie e loro strumento per eliminare il 41bis, tant’è che a chi lo va a trovare, come il Pd, chiede di parlare proprio con loro? Anche questa, per l’avvocato, sarebbe una bufala. Racconta che “tra fine dicembre e gennaio cambiano i compagni di cella di Cospito”. Sempre quattro, e sempre gli stessi durante la giornata, perché così vuole il regime del 41bis.

“I compagni di cella diventano altri - dice Rossi Albertini - ed è normale che i nuovi si complimentino per una battaglia che ovviamente non può che vederli d’accordo”. Nessuna pianificazione a monte, dunque. Ma Rossi Albertini va oltre le polemiche. In questo momento gli preme solo salvare la vita di Cospito perché la vede decisamente a rischio. A cominciare dal fatto che lo Stato non gli consente neppure di parlare con il suo medico di fiducia.