di Roberto Saviano
La Stampa, 10 novembre 2020
Abbatte i muri, apre le sbarre delle carceri. Dà fastidio ai potenti più di chi scrive. E così ti sei fatto l'idea che gli scrittori siano persone innocue. Che le loro armi siano spuntate. Sei convinto che le parole non possano né abbattere muri né forzare sbarre. "Sono solo parole!". Non si dice così?
Ci hai mai pensato? Per leggere ci si deve appartare, si deve intrattenere con il libro un rapporto intimo. E questo rapporto con il libro è da sempre percepito come pericoloso. Quello che fai in piazza lo vedo, lo controllo, lo attacco, lo monitoro, posso esporlo al ludibrio pubblico, ma quello che fai e pensi in privato mi è insopportabile perché non lo posso controllare e non riesco a prevederne i risvolti. Nell'intimità di tende tirate, il libro sottrae il lettore alla diligente opera di seduzione del demagogo. La parola autentica fa questo: interrompe l'ipnosi, blocca il transfert, vanifica la trance che il demagogo-seduttore tenta con ogni mezzo d'instaurare con la folla. La parola vuole fare da forza d'interposizione, creare disturbo, come lo zoccolo di legno dell'operaio, piantato a bloccare gli ingranaggi della catena di montaggio. Sai come si chiama in francese lo zoccolo? Sabot. Da cui il nostro sabotaggio. Di questo viene accusata la parola.
E lo so che di per sé il tentativo d'interrompere un transfert non è un reato, ma nei fatti è punito quasi in ogni parte del mondo. Prova ne è il numero di giornalisti, scrittori, filosofi, artisti e intellettuali che il potere si premura - direttamente o indirettamente - d'infangare, deridere, umiliare, multare, punire ogni giorno. Ti rendi conto che quel numero è largamente superiore a quello dei criminali e degli assassini con cui il potere entra in scontro aperto? Un assassino uccide, lo processi e lo condanni, un ladro compie una rapina, lo processi e lo condanni. Fermi il suo crimine, blocchi la sua refurtiva, metti al sicuro le banche, gli impedisci di uccidere ancora. Ma la parola come la imprigioni? Come la strappi?
Poi però capisci che il potere ha fastidio di chi scrive perché, in realtà, ha fastidio di chi legge. Chi scrive di per sé non è pericoloso, perché se nessuno lo legge ha solo perso il suo tempo. Il problema sono i lettori. Chi legge difficilmente si fa bastare lo slogan, la frase fatta, l'icona, il simbolo. Il lettore è un cercatore solitario, ma chi cerca scava e a forza di scavare prima o poi trova. Non è il libro che manipola il lettore, è il lettore che manipola il libro. Il libro è uno strumento che il lettore usa per esprimere sé stesso, per tirarsi fuori, per pensare, per esistere.
Queste pagine certo che le ho scritte io, ma hanno fibra solo se vanno a prendere tutto quello che era nel fondo, quello che tieni dentro, e che ora stiamo, insieme, portando fuori. Sono io che, in un certo senso, sto scrivendo le tue parole. Questo non vale per tutti i lettori e ovviamente non vale per tutti gli scrittori. Certo, c'è la scrittura d'intrattenimento, quella che ti porta a una festa. È meno importante? Assolutamente no. Ma quella rischia assai meno. Quella è accettata a qualsiasi latitudine e in ogni epoca. Diverti! Canta poesie innocue! Vedi, io frequento intrattenitori, ma sento la differenza che c'è tra loro e quelli che con la parola hanno provato a combattere. Quelli che per la propria parola sono stati perseguitati peggio di pericolosissimi criminali.
E tu, che lettore vuoi essere? Un lettore innocuo? Eh, ma allora devi accontentarti di scrittori innocui. Non leggere la Commedia, ad esempio, perché quel libro è nato dal sangue dell'esilio di Dante! E non dirmi che hai letto L'insostenibile leggerezza dell'essere. Neppure le parole di Kundera sono leggere. Tutt'altro. Talmente pesanti che, dopo essere stato espulso per due volte dal partito comunista cecoslovacco, fu accusato di esser stato un delatore, proprio in favore di quello stesso partito! Di Kundera hanno fatto un delatore e di Dante un nemico della sua città.
E l'autore del Dottor Živago? Anche tu hai amato quel romanzo? Ma allora lo vedi, neppure tu ti accontenti degli scrittori innocui! Pasternak per quel libro è stato accusato di essere "ozioso", "degenerato". "Scrittura intimista", così si bollava la letteratura che non tesseva le lodi di Stalin. Šalamov, del resto, I racconti della Kolyma li scrive dopo aver trascorso anni nei Gulag. E gli scritti di Liu Xiaobo sono proibiti in Cina. Potrei continuare a lungo...
È il lettore che fa tremare la dittatura sovietica, leggendo i racconti di Šalamov. È il lettore che apre le sbarre di ferro che tengono prigioniero Liu Xiaobo nel carcere cinese! Questo è il tuo potere, lettore: il potere più forte che ti sia mai stato concesso! Quello di leggere ed entrare in queste pagine e in queste vite. Quello di difendere queste vite. Quello di far parte di una comunità che lotta, che grida, che non si lascia zittire. Questo è quello che con disprezzo viene chiamato "gregge", ma che dobbiamo invece chiamare comunità. Dobbiamo imparare a sentirci comunità, perché solo la comunità può tenere botta, solo la comunità può sperare di far avanzare le cose. E allora dobbiamo contarci, dobbiamo contare quanti appartengono al nostro gregge.
C'è stato un tempo in cui anche io usavo questa parola senza capirne il significato. Usavo la parola "gregge" pensando a quanti avevano spento il cervello per farsi bastare la propaganda, chiamavo "gregge" i tedeschi che acclamavano i discorsi eversivi e sconclusionati di Hitler: non pensavo che c'era anche l'altro gregge, quello che sosteneva Martin Luther King o Nelson Mandela.
Un gregge senza il quale questi uomini non ce l'avrebbero fatta. Nessuno di loro ce l'avrebbe fatta, se quando ricevevano uno sputo non ci fossero stati intorno altri a prendere con loro quegli sputi, se ogni volta in cui ricevevano uno spintone altri non si fossero stretti attorno a loro a prendere quegli spintoni, quei calci, quei pugni, quelle offese, rimanendo vicini, scambiandosi uno sguardo per sostenersi nella paura, passandosi la lanterna per rischiarare un poco la via, per scaldare il cammino, per stemperare l'incertezza, per sollevare a turno chi cade anche quando non c'è davanti alcun orizzonte di gloria e marciare insieme significa solo ricevere colpi, insulti e privazioni.
Gregge sono gli apostoli che si fanno testimoni della crocefissione di Gesù, consapevoli che i loro nomi verranno schedati dall'autorità romana che non tarderà a ripagarli con la stessa sorte. Gregge sono tutti quelli che gridano ogni volta in cui si fa di tutto per presentare gli uomini di buona volontà - quelli che ogni mattina si alzano col solo scopo di provare a riparare il mondo - come impostori, profittatori, degenerati, nemici della patria, sovversivi, violenti, egocentrici, paranoici, squilibrati, manipolatori, bugiardi, mentecatti, inetti, calcolatori e avidi.











