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di Liana Milella


La Repubblica, 30 maggio 2021

 

Netto no del ministro degli Esteri a Salvini: "Non firmeremo i suoi referendum". I grillini sulla prescrizione sono pronti a discutere. Ma "dobbiamo garantire la certezza della pena". "Di Maio? Ma noi, sulle riforme della giustizia, abbiamo già detto a Marta Cartabia, con ben 48 ore di anticipo rispetto alla sua uscita, che il M5S non avrà alcun problema a sottoscrivere norme che rispettino pienamente la Costituzione. Detto questo, detto tutto".

Quindi anche una prescrizione "garantista"? "Saremo d'accordo su una formula che assicuri la certezza della pena". In una parola: se Di Maio ha chiesto scusa a Uggetti, chi, in queste ore, sta trattando con la Guardasigilli per condurre in porto le riforme del processo penale e del Csm è convinto di aver già seguito - senza sapere nulla dell'uscita del ministro degli Esteri - una linea che certo non si può definire oltranzista. Tant'è che la stessa ministra Cartabia è uscita rinfrancata da un incontro che ha definito "molto cordiale" e durante il quale ha regalato al suo predecessore Alfonso Bonafede una copia della tesi di Giovanni Falcone.

Una linea che si è manifestata a partire proprio dalla prescrizione. Sulla quale M5S non ha posto paletti invalicabili. Anche se non è un mistero che proprio Bonafede - che in via Arenula mercoledì ha guidato la delegazione del M5S - sia convinto che tuttora il miglior compromesso possibile sarebbe quello del lodo Conte-bis, una formula sottoscritta a febbraio dell'anno scorso dall'ex premier Giuseppe Conte e frutto di una proposta dell'avvocato Federico Conte, deputato di Leu, che distingue il cammino della prescrizione per gli assolti e per i condannati, mantenendo per questi ultimi il blocco dopo il primo grado anche se con la possibilità di recuperare i tempi congelati in caso di assoluzione.

Tuttavia è sufficiente parlare con Bonafede e con i suoi per comprendere che il M5S non è intenzionato a far muro sulle riforme, né tantomeno a impuntarsi su tesi, per così dire, giustizialiste. Ma - come dice chi ha partecipato all'incontro - "prima di tagliare drasticamente l'appello e di affidare al Parlamento la scelta delle priorità dell'azione penale bisogna pensarci bene".

Di Maio ha spiazzato i suoi rispetto alla trattativa sulla giustizia? Bonafede era al corrente della sua uscita e ne ha potuto valutare le conseguenze sulle riforme? La risposta vira soprattutto sulle conseguenze. Perché Di Maio - dicono le fonti del M5S che ricorrono a dei distinguo - "non ha parlato di riforme, ma della reazione politica rispetto a un arresto oppure a un avviso di garanzia, facendo autocritica sul caso Uggetti". Perché "un conto è la gogna mediatica, altro sono le regole del processo e le sanzioni per chi ha commesso un reato. Stiamo parlando di due questioni differenti".

Ma proprio qui, per M5S, parte una pagina trabocchetto. Perché sulla gogna mediatica si apre un capitolo denso di possibili emendamenti su cui una parte cospicua della maggioranza - tutto il centrodestra ma anche Italia viva - sarebbe d'accordo. Tant'è che noti super garantisti come Enrico Costa di Azione già lanciano la sfida e annunciano che riproporranno tra gli emendamenti al processo penale tutto il capitolo sulla presunzione di innocenza.

"Di Maio si è convertito?", si chiede Costa, "ma per noi contano i fatti concreti, vedremo se voteranno i nostri emendamenti contro il processo mediatico, contro le conferenze stampa dei pm, contro le inchieste battezzate con un nome, o ancora per l'oblio in rete degli assolti. Tutto questo evita la gogna mediatica, proprio quella di cui parla Di Maio, se voteranno a favore allora davvero potremo dire che sono credibili".

Una sfida. Accolta con freddezza dentro M5S da chi sottolinea che neppure nelle proposte di Giorgio Lattanzi - l'ex presidente della Consulta e grande giurista a cui Cartabia ha affidato la stesura dei possibili emendamenti al processo penale - figura un simile pacchetto di modifiche, mentre certamente viene ipotizzata una prescrizione che, a differenza di quella di Bonafede, non si ferma dopo il primo grado ma si sospende soltanto, e può anche essere integralmente recuperata.

Per questo chi riflette sulle conseguenze concrete che l'intervento di Di Maio potrebbe avere sul comportamento del M5S rispetto alle riforme, dice: "Innanzitutto ricordiamoci che proprio Bonafede, da ministro, ma anche prima, non ha mai commentato gli esiti delle indagini a danno di un imputato. Perché un conto è la reazione politica rispetto a una decisione dei magistrati, altro sono le riforme dei codici che devono essere garantiste nel senso che rispettano la Costituzione". Un modo per dire che, se arrestano un sindaco, la valutazione politica può esserci, "ma deve tener conto che l'imputato è sempre un presunto innocente fino alla Cassazione". La politica, dunque, "prende posizione e giudica i fatti che avvengono, ma da qui alla condanna barbara anzitempo ce ne corre". Ma alla sfida di Salvini - "allora Di Maio e i suoi sostengano i nostri referendum sulla giustizia", dalla separazione delle carriere alla responsabilità civile e personale dei giudici - la risposta dei 5S è un "no" chiaro e tondo.