di Enrico Scoditti*
La Stampa, 24 luglio 2024
È una cattiva riforma il disegno di legge costituzionale che prevede l’introduzione dell’estrazione a sorte dei magistrati destinati a comporre il Consiglio superiore della magistratura. Una parola chiara va subito detta sull’associazionismo giudiziario e sulle cause delle degenerazioni emerse nel rapporto fra associazionismo e Csm. C’è un marchio di origine nel moderno giudice europeo-continentale ed è l’organizzazione, di derivazione napoleonica, della funzione giudiziaria all’interno di un corpo di funzionari reclutati per concorso e portatori di un’ideologia burocratica. L’assetto burocratico dell’organizzazione giudiziaria era destinato ad entrare in collisione con il costituzionalismo novecentesco, non solo sul versante dell’ingresso nel mondo del diritto della nuova fonte costituzionale e dei temi dell’interpretazione della legge, ma anche su quello dell’ideologia di ceto che la forma burocratico-amministrativa comporta, e cioè le aspettative di carriera con le relative aspirazioni di promozione, il trattamento retributivo e il prestigio rispetto ad altri apparati. Il merito dell’associazionismo giudiziario è stato quello di rendere compatibile con il giudice della costituzione democratica novecentesca il guscio del giudice-funzionario, concepito in un tempo nel quale fra burocrazia e giurisdizione non doveva esserci distinzione.
La causa delle degenerazioni è nella prepotente riapparizione per legge nel 2006 della carriera. L’ideologia del ceto burocratico si è prepotentemente riaffacciata nel corpo della magistratura, facendo dell’associazionismo, o meglio di una certa versione dell’associazionismo, lo strumento delle aspirazioni di carriera. Per arrestare le derive di un carrierismo dimentico che “i magistrati si distinguono solo per diversità di funzioni” (art. 107 Cost.) , c’è bisogno oggi di più, e non meno, associazionismo dentro la magistratura, un sano associazionismo che sia in grado, in funzione di sostegno del grande lavoro della Scuola superiore della magistratura, di provvedere alla formazione etica e professionale dei magistrati. L’associazionismo giudiziario è invece il bersaglio principale del disegno di riforma, ma con l’associazionismo si colpisce anche l’organo costituzionale.
La teoria e la prassi sulle assemblee sorteggiate tendono ad affidare a tali collegi funzioni consultive o di sorveglianza. Affidare alla “lottocrazia” le deliberazioni di un organo di rilievo costituzionale quale il Csm significa spezzare il nesso ricorrente fra l’ordinamento costituzionale e il linguaggio della democrazia (se si escludono, per una serie di ragioni specifiche, gli organi ausiliari del governo - il Cnel, da una parte, e Consiglio di Stato e Corte dei conti, dall’altra -, mentre per gli organi giudiziari vale la legittimazione esclusivamente tecnica, presidiata dalle garanzie costituzionali di autonomia e indipendenza). In una costituzione democratica anche le autorità nominate, e non elette (è il caso dei giudici costituzionali), rinviano ad una fondamentale istanza democratica, grazie alla fonte del potere di chi le nomina.
Il sorteggiato è estraneo al valore della democrazia, perché esclude la partecipazione di tutti gli altri, sia pure nella forma delle delega elettorale, alla formazione delle decisioni, ed è estraneo pure al principio della rappresentanza, la quale presuppone un mandato, invece assente nel sorteggio. Il magistrato estratto a sorte parla soltanto per se stesso. Si può sorteggiare la composizione di un comune collegio di diritto pubblico (si pensi alla giuria popolare), ma non quella di un organo mediante cui si articola l’ordinamento costituzionale, il quale, anche in forme indirette, non può non rinviare al principio democratico. Lo stesso vizio avrebbe una forma di sorteggio temperato (oggi previsto in forma residuale): l’elezione segue alla predeterminazione per sorteggio degli eleggibili. Al principio c’è sempre il caso, e non la volontà democratica.
Le degenerazioni correntizie nel governo autonomo della magistratura sono un fenomeno, ed ai fenomeni si risponde con le leggi ordinarie, non con la (ri)-scrittura della Costituzione, che fissa per le generazioni a venire l’assetto dei poteri. L’alternativa al sorteggio è, dunque, la seguente. Con legge ordinaria deve essere prevista l’incompatibilità della carica di consigliere del Csm con l’iscrizione a qualsiasi associazione giudiziaria che non sia l’Associazione nazionale magistrati. L’acquisto dello status di consigliere superiore non comporta solo la detta incompatibilità, ma anche l’acquisto, successivo all’esaurimento della consiliatura ed indisponibile per il consigliere, dello status di consigliere superiore emerito, che comporta anch’esso l’incompatibilità con qualsiasi appartenenza associativa che non sia l’Anm.
Lo status di consigliere superiore emerito comporta che egli venga consultato, anche online, sulla normazione secondaria che il Csm via via produrrà. La condizione di iscritto ad una corrente è causa di decadenza dalla carica di consigliere superiore. L’iscrizione ad una corrente dopo la fine della consiliatura è condizione negativa delle valutazioni di professionalità cui il magistrato è periodicamente sottoposto e della conferma nell’incarico direttivo o semidirettivo. All’iscrizione deve equipararsi la “partecipazione sistematica e continuativa”, per riprendere la formulazione della disposizione che vieta l’iscrizione dei magistrati a partiti politici.
In tal modo si recide per sempre, con l’ingresso nel Csm, qualsiasi vincolo di appartenenza correntizia dell’eletto. Il magistrato eletto consigliere superiore passa attraverso una rigenerazione, diventa una risorsa istituzionale anche per il periodo successivo all’esaurimento del mandato. Porta con sé i valori sull’amministrazione della giurisdizione per i quali è stato eletto, ma ha reciso per sempre ogni appartenenza correntizia. All’associazionismo giudiziario resta il compito di produrre idee, da una parte, e donne e uomini, dall’altra, per il governo autonomo della magistratura, ma quelle donne e quegli uomini, una volta eletti, cammineranno legati solo alle idee.
*Presidente della Corte di Cassazione









