di Alessia Candito
La Repubblica, 13 ottobre 2024
Intervista a Francesco Micela, presidente di sezione al Tribunale di Palermo: “Dall’ultima direttiva del 2013 si può definire un territorio come non pericoloso solo se lo è in modo generale e uniforme. L’abbiamo già applicata”. Dalla sua sezione del tribunale di Palermo sono passati i casi dei migranti trattenuti nel centro che il Viminale qualche mese fa ha aperto in fretta e furia a Porto Empedocle. Ed è uno dei primi distretti in cui la sentenza della Corte di Giustizia Europea che ridefinisce i criteri per identificare un Paese come sicuro sia stata applicata. “Prima - spiega il presidente Francesco Micela - Palermo procedeva a un esame caso per caso, seguendo i principi comunitari secondo cui il trattenimento si può disporre soltanto in circostanze eccezionali e quando altre misure alternative sarebbero inutili. Adesso è venuto meno uno dei presupposti generali che legittima il trattenimento alla frontiera per la Tunisia, come per molti Paesi”.
In dettaglio, cosa prevede la sentenza?
“Mentre in passato gli Stati potevano designare come sicuri anche Paesi nei quali vi fossero eccezioni per alcune zone del territorio o categorie di persone, a partire dall’ultima direttiva del 2013 è possibile definire un territorio sicuro solo se lo è in modo “generale e uniforme”. In più, obbliga i giudici a verificare se al riguardo vi sia stata una violazione delle norme comunitarie nel proprio ordinamento”.
A Palermo ha avuto già applicazione?
“Abbiamo osservato che per la Tunisia, inserita nella lista dei Paesi sicuri, è la stessa scheda Paese a segnalare che tale non è per una categoria di persone: per i rapporti omosessuali consensuali è prevista una sanzione di tre anni di carcere”.
I trattenimenti diventeranno più difficili?
“Per i giudici questa sentenza non è solo un precedente, è formalmente vincolante perché la Corte di Giustizia Europea ha proprio il compito di assicurare l’osservanza del diritto comunitario. Nella decisione che abbiamo preso non è stato esercitato alcuno spazio di discrezionalità, non ci siamo sostituiti noi al governo nel giudicare se la Tunisia è o meno un Paese sicuro, abbiamo solo verificato, come ci impone la Corte, se vi fosse stata una violazione delle regole comunitarie”.









