di Annalisa Chirico
Il Tempo, 12 dicembre 2025
Ignazio La Russa ci riprova. Intervenendo alla cerimonia dello Scaldino, il tradizionale scambio di auguri con la stampa parlamentare, il presidente del Senato è tornato su un tema che gli sta a cuore: il sovraffollamento carcerario. Non in modo retorico, né lagnoso, ma con una proposta concreta, dopo la chiusura del governo all’idea di un “decreto bipartisan” per consentire a chi abbia quasi interamente scontato la pena di poter usufruire dei domiciliari.
“Io ne prendo atto, il governo nella sua autonomia ha ritenuto di non poter fare un mini mini mini” indulto ma ha proseguito La Russa, “ci sono altre vie. Faccio un’altra proposta, così subito mi dicono di no, tra venti minuti, ma non mi sono fermato. Non pretendo di convincere nessuno ma neanche di dovere completamente chinare la testa nella sabbia. Un’altra strada è: facciamo una norma che semplifichi la concessione degli arresti domiciliari o allarghiamo il criterio degli arresti domiciliari subito”. In particolare, il “mini-mini-mini indultino” per Natale riguarderebbe duemiladuecento detenuti la cui pena scadrebbe a febbraio e che avrebbero così la possibilità di trascorrere le Feste in famiglia.
Per chi accusa il presidente Ignazio La Russa di appassionarsi troppo alle questioni politiche e di partito fuori dall’aplomb che si confà alla seconda carica dello stato, è una secca smentita. Non solo perché l’inquilino di Palazzo Madama non è, notoriamente, un notaio, soprattutto quando ha il profilo del “totus politicus” come La Russa, ma anche perché il tema carcerario, in un Paese con un tasso di sovraffollamento del 138% e una media di circa 70 suicidi l’anno, non può essere demandato solo a una parte politica. È una gigantesca questione nazionale: per chi ha il diritto costituzionale di scontare la pena in condizioni rispettose della dignità umana e per la polizia penitenziaria su cui grava l’immane compito di gestire una situazione potenzialmente esplosiva.
Perciò il richiamo proveniente dalla seconda carica dello Stato conferma una sensibilità istituzionale di primissimo piano rispetto a una questione che ha anche un profilo di legalità costituzionale. La certezza della pena è sacrosanta, anche se in Italia viene spesso sabotata dall’azione di magistrati che lasciano a piede libero criminali colti in flagranza di reato. Il governo porta avanti la linea della fermezza contro il lassismo degli anni passati, mira a costruire nuove carceri per aumentare la disponibilità di posti, e fa bene, non è più tempo di sanatorie e scontifici che minano la certezza della legge e scaricano su vittime e familiari una doppia ingiustizia. L’intervento di cui La Russa è tornato a parlare riguarda una minima parte della popolazione carceraria, quella con una prospettiva di uscita a sessanta giorni, e dunque potrebbe avere un effetto migliorativo in certi istituti penitenziari senza comportare un intervento su larga scala. Un risultato buono con uno sforzo minimo.











