di Giovanni Bianconi
Corriere della Sera, 25 gennaio 2021
Il ministro prepara la relazione sulla giustizia alle Camere. Insisterà sul fatto che i finanziamenti sono stati quadruplicati. La domenica di Alfonso Bonafede è trascorsa lavorando a un discorso che potrebbe segnare il suo futuro di Guardasigilli, ma anche di capodelegazione grillino di un governo. La relazione sullo stato della giustizia s'è infatti trasformata in un bivio: da un lato la strada per andare avanti e dall'altro il vicolo cieco che porta alla crisi definitiva. Il ministro continua a scrivere e riscrivere un intervento che parlerà di giustizia ma anche di Europa e piano di rilancio per il Paese.
In sintesi, Recovery plan. Perché la sostanza di ciò che dirà il ministro - con toni dialoganti, non ultimativi né di rottura, anche perché non è nel suo carattere - è questa: i provvedimenti già in campo che il Parlamento è chiamato ad approvare sono la risposta all'Unione europea che chiede novità e cambi di passo nei settori della giustizia (come per pubblica amministrazione e concorrenza). Si tratta di nuove regole del processo civile e penale, con annesse modifiche all'ordinamento e a organi come il Consiglio superiore della magistratura; bloccare queste riforme per ostilità verso il Guardasigilli, o un provvedimento-totem come l'abolizione della prescrizione dopo la prima sentenza, significa rischiare di bloccare i fondi per la ripresa. Cioè perdere un'occasione storica.
È come se Bonafede rispondesse alla sfida sul suo nome e i suoi progetti rispedendo la palla nel campo di chi l'ha lanciata, Matteo Renzi, ma non solo. Se bocciate me bocciate i finanziamenti europei. Non a caso insisterà sul fatto che i 750 milioni inizialmente previsti sono quadruplicati fino a diventare quasi tre miliardi.
Di questi la gran parte (2 miliardi e 300 milioni) saranno investiti "su innovazione tecnologica, recupero dell'arretrato, accelerazione e semplificazione dei processi". Sono previste oltre 20.000 nuove assunzioni in tutti i settori, di cui 10.000 entro il 2021, un "capitale umano" che dovrebbe consentire di abbattere l'arretrato e ripartire con nuove regole per "garantire la ragionevole durata del processo, attraverso l'innovazione dei modelli organizzativi e assicurando un più efficiente impiego delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione".
Su come raggiungere questo obiettivo il ministro sosterrà che i piani sono già in campo. Nel settore penale, quello più spinoso, Bonafede ribadirà che i provvedimenti già approvati dal Consiglio dei ministri e approdati alla Camera hanno introdotto, per dirne una, tempi predeterminati nelle varie fasi del procedimento, dalle indagini preliminari fino all'ultimo grado. E per i magistrati che non li rispettano vengono ipotizzate sanzioni disciplinari e/o ostacoli alla progressione in carriera che dovrebbero costituire un incentivo a raggiungere certi risultati; o un deterrente alle lentezze.
Su questo aspetto, l'Associazione magistrati ha espresso perplessità, perché "l'approccio punitivo non è la soluzione al problema", e "un giudice intimorito non è in grado di prendere le sue decisioni con l'imparzialità e la serenità necessarie".
Critiche che dovrebbero costituire una rassicurazione per il cosiddetto fronte garantista che non gradisce l'approccio di Bonafede alla "questione giustizia", e continua a chiedere una retromarcia sull'abolizione della prescrizione varata dal governo Conte 1 (con i voti a favore dei leghisti e quelli contrari del Pd, che ora sostiene il Conte 2). Emendamenti per tornare alle regole precedenti - peraltro introdotte di recente, nel 2017, quando il Guardasigilli era l'attuale vice-segretario Pd Andrea Orlando - sono già pronti. Ma ieri Luigi Di Maio ha messo il veto: per i grillini "l'abolizione della prescrizione è una questione sociale", indietro non si torna.
Forse l'ha detto per evitare al suo collega di ribattere sull'argomento davanti alle Camere, si vedrà mercoledì o giovedì. Sul resto però (e forse anche sul nodo-prescrizione, dove un anno fa s'era raggiunto un compromesso con il cosiddetto lodo Conte-bis, dal nome del responsabile giustizia di Leu, Federico Conte) il Bonafede dialogante annuncerà che il Parlamento potrà mediare e anche modificare, per migliorarle, le proposte del governo. Che sono un punto di partenza, non di arrivo, per rispondere alle richieste dell'Unione europea.
Un modo per alzare la posta e ribadire che nel passaggio che lo attende al Senato non si gioca solo il futuro di Bonafede e del governo, ma del Paese già piegato dalla pandemia. Chissà se basterà.











