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di Concetto Vecchio

La Repubblica, 1 settembre 2025

“Parole gravi, offensive”. L’Associazione nazionale magistrati reagisce così all’uscita del ministro della Protezione civile Nello Musumeci che ha definito i giudici “killer”. È l’ennesima puntata dello scontro in atto tra il governo e la magistratura, e segue i recenti affondi della premier Giorgia Meloni. Antefatto. Sabato sera, a Ragalna, in provincia di Catania, (il paese dove Ignazio La Russa è cittadino onorario, i suoi vi soggiornavano in villeggiatura) durante il festival Etna Forum, Musumeci dice testualmente: “La magistratura è politicizzata, è sotto gli occhi di tutti.

E gran parte dei magistrati che ha fatto carriera in Italia proviene dalle file della sinistra, alcuni erano anche dirigenti delle organizzazioni giovanili. Il magistrato ha il compito di fare il killer, la stampa ha il compito di darne notizia”. Poi precisa meglio il suo pensiero: “Ci sono decine di casi di uomini e donne della politica, incriminati e sbattuti in prima pagina come mostri, accusati di chissà quante infamie, e dopo anni prosciolti in istruttoria o assolti perché il fatto non sussiste, ma intanto la carriera politica è stata distrutta per sempre”.

La giunta esecutiva centrale dell’Anm reagisce con una nota: “Definire i magistrati killer non è solo un insulto gratuito, ma un tentativo di delegittimare chi ogni giorno applica la legge nell’interesse dei cittadini. Chi ricopre incarichi di governo dovrebbe misurare le parole, invece di alimentare sospetti e propaganda contro chi ha il solo compito - costituzionale - di rendere giustizia. I killer sono quelli che la magistratura italiana, in collaborazione con le forze dell’ordine, assicura alla giustizia rendendo l’Italia il Paese con il tasso di omicidi più basso dell’Unione europea. La magistratura non è né braccio armato né strumento politico: chi la descrive così dimostra di non avere rispetto né per le istituzioni né per la verità”.

Tra i pochi a reagire, al livello politico, la senatrice Enza Rando, responsabile legalità del Pd: “Parole pericolose. Delegittimare la magistratura significa colpire al cuore lo Stato di diritto e minare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni. Non è la prima volta che dal governo arrivano attacchi di questo genere”. A Rimini, al Meeting, Giorgia Meloni aveva denunciato “l’invasione di campo di giudici politicizzati”. Il 7 agosto, al Tg5, aveva parlato di un disegno politico dei magistrati.

Tutto questo alla vigilia dell’elezione del nuovo primo presidente della Corte di Cassazione. Il 9 settembre andrà in pensione Margherita Cassano, e giovedì prossimo, al Csm, alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il plenum dovrà scegliere il successore. La sfida è tra Pasquale D’Ascola, presidente aggiunto della Cassazione, e Stefano Migini, segretario generale della Suprema corte. Con D’Ascola sono schierati i togati di sinistra, Maurizio Carbone di Area e Mimma Miele di Magistratura democratica, Michele Forzati di Unicost e il laico di minoranza, Ernesto Carbone. Mogini invece può contare sul sostegno della consigliera laica in quota Lega, Claudia Eccher e del togato di Magistratura indipendente, Eligio Paolini.