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di Giansandro Merli

Il Manifesto, 3 luglio 2025

Contro le relazioni dell’Ufficio della Cassazione il guardasigilli tira in ballo il Colle. Il Consiglio chiede la tutela dei magistrati. A sottoscrivere il documento promosso da Area anche i togati di Mi, la corrente di centrodestra. Se il ministro della Giustizia Carlo Nordio voleva “trascinare Mattarella in una polemica politica”, come sostiene il deputato di Italia viva Davide Faraone, ha ottenuto l’effetto opposto: scatenare l’opposizione e far schierare un organo di rilievo costituzionale, il Consiglio superiore della magistratura (Csm).

Ieri mattina il Messaggero ha pubblicato un’intervista in cui il guardasigilli definisce “irriverente verso il capo dello Stato” la relazione dell’Ufficio massimario della Cassazione che raccoglie le tante critiche sul decreto sicurezza espresse dalla comunità dei giuristi. Se le accuse di incostituzionalità riportate fossero vere, questo è il ragionamento del ministro, il presidente della Repubblica non avrebbe dovuto firmare. Nordio ha così spostato a un livello superiore la campagna che governo e maggioranza conducono da giorni contro l’ufficio della Suprema corte, non solo per il rapporto sul decreto sicurezza ma anche per quello sul progetto Albania (rivelato domenica dal manifesto).

Poche ore dopo l’uscita dell’intervista, al Consiglio superiore della magistratura (Csm) è stata depositata una richiesta di pratica a tutela per i magistrati del Massimario. I tre laici di centrosinistra e i togati di tutte le correnti dell’organo di autogoverno dei giudici si sono così schierati a difesa della Cassazione. L’Ufficio del massimario “ha reso nei giorni scorsi due relazioni su testi legislativi di recente promulgazione, assolvendo all’operato che da oltre vent’anni svolge in favore della Suprema Corte e dell’intera comunità dei giuristi”, si legge nel testo. Il dito è puntato contro gli aggettivi con cui Nordio etichetta i rapporti: “irriverenti”, “imprudenti” e “impropri”. “Tali reazioni trascendono il piano della dialettica politico-istituzionale, trasmettendo alla pubblica opinione un’immagine deformata della funzione” dell’ufficio e dei magistrati che lo compongono, continua il documento del Csm.

L’iniziativa nasce dai consiglieri di Area. È significativo che sia stata sottoscritta anche da quelli di Magistratura indipendente, la corrente di centrodestra. Del resto la prima presidente della Cassazione Margherita Cassano, che a settembre andrà in pensione, è di orientamento cattolico e moderato. “Il Massimario non ha invaso alcun campo di organi costituzionali, men che meno quello del presidente della Repubblica. Sono accuse ingiuste e ingenerose”, afferma Domenica Miele, consigliera di Magistratura democratica, corrente di sinistra. Per Andrea Mirenda, al Csm da indipendente, “la pratica è soprattutto a difesa del ruolo del Massimario: la Cassazione ha l’indiscutibile funzione di promuovere il dibattito intorno alle novità normative”.

In serata arriva la precisazione degli altri consiglieri laici, i cinque di centrodestra che non hanno sposato la pratica a tutela: “Più che l’apertura di una pratica a tutela sarebbe stato più opportuno valutare i contenuti e il tono del documento elaborato dagli alti magistrati, che in più punti travalica i limiti della funzione tecnica assegnata all’Ufficio”. Una presa di distanze a tutti gli effetti, anche se in concreto le “pratiche a tutela” finiscono quasi sempre in un nulla di fatto, mantenendo una rilevanza puramente simbolica.

Sul caso è intervenuto anche il presidente dell’Associazione nazionale magistrati (Anm) Cesare Parodi, esprimendo “stupore per il fatto che qualcosa di assolutamente normale è stato ritenuto particolare. Il Massimario non ha dato interpretazioni politiche, ha fatto valutazioni ermeneutiche autorevoli”. A livello politico, intanto, il presidente dei senatori forzisti Maurizio Gasparri insiste con la sua tesi: “Resto convinto che quell’ufficio sia stato occupato dagli esponenti dei centri sociali, che si siano sostituiti ai titolari di quell’ufficio e abbiano redatto dei pareri che sono più improntati al parere di movimenti antagonisti, come Askatasuna, che non allo spirito e alla tradizione della magistratura italiana”.