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di Marco Cremonesi

Corriere della Sera, 24 ottobre 2026

Il ministro dell’Istruzione: “I genitori siano le prime sentinelle. Va repressa anche l’illegalità minore che poi porta a certi comportamenti. All’origine di queste violenze non ci sono le difficoltà economiche. C’è un’allarmante mancanza di valori”. Nel giorno in cui si rischiano nuove violenze da parte del Movimento 17 ottobre, Giuseppe Valditara, ministro dell’Istruzione e del Merito, riflette sul fenomeno.

Perché lo dice?

“Se andiamo a guardare quello che si scambiano nelle chat, quello che hanno fatto andando a devastare negozi di abiti e oggetti griffati, io vedo l’espressione di un degrado morale e culturale forte. Chi in famiglia ha acquisito valori solidi non spacca, non ruba. Questo accade se la famiglia è riuscita a trasmettere valori positivi. Se i genitori sono assenti, non si interessano del figlio o magari non conoscono la nostra lingua e cultura, i risultati negativi si vedono”.

Ministro però non sono tutti stranieri...

“Indubbio, e tuttavia il fatto che la maggioranza lo sia e appartenga a una determinata area culturale dovrebbe farci riflettere”.

Come si raggiungono queste fasce? Con la scuola?

“Certo. Ma c’è anche un tema di legalità. Tutti devono capire che non ci si può comportare fuori dalle regole. Non è accettabile sentir dire “tanto noi in Italia facciamo quello che vogliamo perché non ci succede niente...”. Va repressa anche l’illegalità minore che poi porta a certi comportamenti”.

In che modo?

“Ricorda il sindaco di New York Rudolph Giuliani? In quella città c’era un tasso elevatissimo di microcriminalità. Lui partì dalla “teoria delle finestre rotte”: una finestra rotta porta a dieci finestre rotte, se si saltano i tornelli della metropolitana, presto tutti li salteranno. Applicò la tolleranza zero e quei comportamenti crollarono. E poi c’è necessità di una cittadinanza attiva: se vai su un autobus e metti i piedi sul sedile, la gente ti deve dire “mettili giù”. Se importuni una donna, ci deve essere chi ti dice di smetterla. E certamente c’è anche la scuola”.

Che cosa deve fare?

“Educare al rispetto, alle relazioni corrette, all’empatia, al contrasto di ogni forma di violenza. Sono i principi che noi abbiamo messo per la prima volta nei programmi scolastici come obiettivi obbligatori. E la scuola deve anche insegnare i valori occidentali nati ad Atene, Roma e Gerusalemme. A partire dal rispetto di ogni persona, della libertà e della responsabilità, della buona fede. E c’è un problema di lingua”.

Gli studenti che conoscono poco l’italiano?

“Gli studenti ma pure i genitori. C’è uno studio Ocse che lo documenta bene: se i genitori non conoscono la lingua e dunque non possono conoscere nulla della vita scolastica del figlio, se si disinteressano di quello che fa, ci sarà un minore inserimento scolastico da parte del giovane, un tasso più alto di abbandoni. E poi ti ritrovi i maranza”.

I violenti si danno appuntamento sui social. Quelli non sono un problema?

“Un grandissimo problema. In tutti i recenti episodi di accoltellamento di un docente, l’aggressore era in diretta social o filmava la violenza per poi rilanciarla sul web. Per questo i genitori devono essere le prime sentinelle. Ma mi faccia dire anche un’altra cosa...”.

Prego.

“Voglio anche ricordare che per decenni ci siamo abituati a chi deresponsabilizza: colpa della società, della borghesia, del capitalismo, del governo... Ma la colpa è individuale. A sinistra c’è chi dichiara che il governo ha tolto i soldi alla scuola per spenderli in armi: si dice una menzogna doppia. Da una parte, sappiamo bene che le risorse per la difesa sono state specificamente autorizzate dall’Ue in deroga al Patto di stabilità. Dall’altra, per la scuola non si è mai investito come oggi. Dal governo Monti fino a quello Draghi, si sono spesi 6 miliardi in 11 anni. Il governo Meloni ne ha investiti oltre 5 in quattro anni”.

Insomma, dice che c’è una responsabilità morale nella sinistra?

“C’è chi si è lamentato che i ragazzi italiani non facessero come in Francia, c’è stato persino chi ha condannato le violenze con il “ma” oppure le ha “comprese” o non ha condannato proprio. Ma i cattivi maestri sono soprattutto quelli che ancora oggi continuano a delegittimare l’autorità, a sminuire il principio di responsabilità individuale, a parlare solo di diritti e mai di doveri. Noi invece vogliamo ripartire da una società fondata sul rispetto, su valori positivi, sul dialogo, sul costruire piuttosto che sul distruggere”.