di Ilaria Urbani
La Repubblica, 11 settembre 2024
Repubblica racconta in esclusiva i ciak di “Figli di una stella” opera prima da regista dell’attore napoletano Massimiliano Gallo. Nel cast Casagrande, Imparato e Rigillo. “Con Eduardo, che portò il teatro nel carcere di Nisida racconto al cinema i sentimenti, la solitudine e la voglia di rinascita dei ragazzi. Se arriverà anche l’uno per cento di quello che mi hanno donato da spettatore leggende come Sergio Leone in “C’era una volta in America”, ne sarà valsa la pena”. Gli occhi azzurri di Massimiliano Gallo si riempiono di gioia. Sul set, che Repubblica vi racconta in esclusiva, all’ex Base Nato di Bagnoli (periferia ovest di Napoli), gli attori che ha scelto per la sua opera prima da regista, “Figli di una stella” arrivano alla spicciolata.
Questa volta, dietro la macchina da presa, c’è lui, l’attore napoletano, 56 anni, per la seconda volta papà della piccola Artemisia avuta dalla moglie Shalana Santana, in tv amato per i ruoli dell’ispettore Luigi Palma de “I bastardi di Pizzofalcone”, dell’avvocato Malinconico e di Pietro, marito del sostituto procuratore della tv Imma Tataranni. Gallo sta girando in questi giorni tra gli edifici abbandonati dell’ex quartier generale militare Usa. Repubblica visita in anteprima le stanze dove in maniera molto realistica sono ricostruite le celle del carcere di Nisida, in attesa di diventare distretto audiovisivo regionale.
“Figli di una stella” è il suo primo film da regista, del quale è anche co-sceneggiatore e co-produttore, e dove interpreta pure un cameo. Tra un camper e un altro, spunta Mariano Rigillo con sguardo complice nel ruolo di Eduardo De Filippo, Maurizio Casagrande è Carlo Croccolo, dalla chioma fulva. L’attore e comico fu spedito nel carcere minorile di Nisida da Eduardo, allora senatore a vita, con Rosalia Maggio (sorella di Pupella), interpretata da Luisa Esposito, per fondare una scuola di scenotecnica e recitazione. Il direttore dell’istituto penale minorile ha il volto di Gianfelice Imparato.
Corre l’anno 1983, a causa del bradisismo a Pozzuoli un gruppo di detenute del carcere femminile viene trasferito nel carcere di Nisida. Tra finzione e realtà Massimiliano Gallo, che vedremo inoltre a Natale su Rai 1 per la terza volta nella commedia di Eduardo, “Questi fantasmi”, scritta nel 1945, regia di Alessandro Gassmann, intesse una storia di ricatto e speranza. Massimiliano Gallo, Eduardo torna spesso nella sua vita: lo ha interpretato nei film tv “Napoli Milionaria” e “Filumena Marturano”, ora “Questi fantasmi”. In passato a teatro, suo padre, il celebre cantante Nunzio Gallo fu diretto dal maestro in “Bene mio e core mio”, nel 1984 pochi mesi prima della sua scomparsa. Lei gli dà il volto del grande Mariano Rigillo, la somiglianza è impressionante, l’attore ha quasi la stessa età che Eduardo aveva allora, 84 anni.
“Eduardo provò a invertire il paradigma, parlò ai senatori a Palazzo Madama, fece capire l’importanza di dare una seconda chance ai ragazzi di Nisida e del Filangieri e che non siamo noi a dover giudicare i detenuti, ma dovrebbero farlo loro e dirci: “Dove ci avete portato?” A ben guardare lo stato delle carceri oggi, dopo quarant’anni, purtroppo le sue parole sono ancora attuali, in molti casi si esce solo peggiorati dal carcere. È un onore dirigere Mariano Rigillo: dimostrerà quanto Eduardo fu battagliero e determinato per realizzare la scuola. Mariano dice che si affida a me, e io mi affido a lui. Siamo affiatati, è così con tutti gli altri attori, dai più noti ai volti emergenti, bellissimi e talentuosi”
Lo sfondo è la Napoli anni 80, infuria la camorra e lo scontro tra la Nco di Cutolo e la Nuova famiglia, il teatro arriva a Nisida con le donne di Pozzuoli, due eventi davvero accaduti. Come nasce il film?
“Ho conosciuto ragazzi ormai adulti salvati dal teatro, esistono ancora bravissimi scenotecnici formati dalla scuola di Eduardo a Nisida. Ho scelto una narrazione fatta di emozioni, non mi interessano le risse e la violenza. Quando Riccardo Brun mi ha proposto questa storia, l’ho sentita talmente mia che ho scelto di scriverla con lui. Siamo alla decima stesura della sceneggiatura. È la dimostrazione che se ai giovani dai una “stella”, forse il destino può cambiare. Certo la devi saper cogliere. È anche un po’ la fotografia di Napoli: se alla città dai una vera possibilità, brilla. Prova ne è anche il boom cinema e serie tv”.
L’arte come terapia. Molti correranno con la mente a “Mare Fuori”, la serie di successo, soprattutto tra gli adolescenti, come sarà invece il cuore e l’estetica del suo film?
“È banale dire che la bellezza salverà il mondo, ma è quella la strada per il cambiamento. Il direttore del carcere minorile, Gianluca Guida, un illuminato, persona straordinaria, quando gli chiedono se Nisida può diventare un albergo a cinque stelle, ricorda invece che molti ragazzi la bellezza non l’hanno mai vista. Se vivi in un basso, non hai i genitori e non ti danno una formazione vera, come fai a sognare? La bellezza che si vede da Nisida ti toglie il fiato. Ed è la stessa cosa dell’arte: può toccare corde incredibili”.
Gallo, come arriva la voglia di passare dietro la macchina da presa, è stato diretto da registi come Beppe M. Gaudino, Mario Martone e Paolo Sorrentino. Lei che regista si considera?
“Ho girato anche tre film e una serie in un anno, ho rubato molto dai registi con cui ha lavorato. Le storie che mi hanno proposto finora non mi colpivano, ho scelto di dirigere questa perché mette al centro sentimenti e salvezza. Lavorando su tanti set, so come agevolare gli operatori, la luce, mi piacciono i movimenti di macchina lunghi. Abbiamo già fatto un piano sequenza di 2 minuti e 40. Non mi interessano campo e controcampo, quella è fiction, voglio fare cinema. Abbiamo scritto le biografie di ogni personaggio, anche di quelli che dicono poche battute, e le musiche originali scritte dal maestro Enzo Avitabile sono vere e proprie preghiere, diventate tutt’uno col film”.
Eduardo fece mettere in scena ai giovani di Nisida “Annella di Portacapuana”, nel suo film i ragazzi di Nisida faranno un varietà, toni drammatici, shakespeariani e qualche sorriso...
“Tra dramma e commedia, fatti realmente accaduti e romanzati, vengono fuori amore, vendetta, speranza, l’interiorità di questi ragazzi. La zia del protagonista Emanuele, interpretato da un bravissimo Alfredo Cossu, nella vita anche grande pallanuotista, al parlatorio gli comunica di aver detto al giudice che lui una casa ce l’ha, la sua, che gli metterà una brandina ai piedi del letto, gli farà pagare poco e prenderà il suo posto all’ospedale come inserviente delle pulizie. Giovani destinati a vite tragiche in cerca di riscatto. L’epoca mi aiuta, sono stato adolescente negli anni ‘80: era un periodo nel quale però ancora si sognava, anche se vivevi in un contesto disagiato. Oggi abbiamo ammazzato i sogni della nuova generazione. Diciamo ai nostri figli che niente vale: se vai a votare non cambia nulla, se c’è impegno non vale, non esiste la meritocrazia. E poi ci lamentiamo che non hanno interessi. Gli stiamo consegnando un mondo che non esiste, disperato”.









