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di Carmen Autuori


La Città di Salerno, 3 luglio 2020

 

Un brano inedito e un documentario girato tra i penitenziari di Salerno e Pozzuoli questa sera su Rai3. Il progetto delle croniste De Simone e Petricciuolo con la partecipazione della cantante Assia Fiorillo. Due penitenziari, Fuorni e Pozzuoli, un gruppo di detenute - tra cui figure di primo piano dei clan campani, elementi di spicco del traffico di stupefacenti donne costrette, ma anche per scelta, ad esercitare il mestiere più antico del mondo o rapinatrici seriali annoiate da una vita normale - sono donne "Caine".

Intorno alle loro storie e ad un brano musicale scritto a più mani, le loro, si sviluppa il documentario "Caine", che andrà in onda domani su Rai3 in seconda serata, per "Doc 3 - Il cinema del reale". L'autrice è Amalia De Simone, giornalista d'inchiesta nominata Cavaliere della Repubblica al merito dal presidente Mattarella per aver contribuito alla lotta alle mafie, con la collaborazione della giornalista Simona Petricciuolo e la partecipazione di Assia Fiorillo, cantautrice che, in punta di piedi e grazie al potere della musica, è riuscita ad entrare nel cuore delle detenute scalfendone l'iniziale diffidenza.

Il documentario è il frutto di un progetto portato avanti da Amalia ed Assia che per lungo tempo hanno frequentato i penitenziari femminili di Fuorni e Pozzuoli raccogliendo le storie di vita delle detenute, sia fuori dal carcere che dentro. Vite che sono colorate di grigio, come le strade dei quartieri di periferia di Napoli, ma anche di Salerno - da cui la maggior parte di esse provengono - e come i muri delle celle dove trascorrono il loro tempo.

Nel documentario c'è Giovanna, vicina ai casalesi che ha tolto il cognome a sua figlia che era quello di un boss ora all'ergastolo; Giusi leader di una piazza di spaccio; ma c'è anche Jessica, giovanissima ed appartenente alla camorra. Giusi e Jessica si sono conosciute in carcere e si vogliono sposare e Mutu, il cui corpo porta i segni della brutalità dell'essere umano, in carcere per aver tentato di uccidere il compagno. Protagonisti sono anche i momenti di vita dietro le sbarre: i pranzi, le attività, gli incontri con i bambini e la costante paura di perderli, la noia e la sospensione del tempo.

E poi c'è la canzone "Io sono te", scritta da Assia Fiorillo con il contributo delle detenute. "In carcere si canta tantissimo, è una delle poche attività che non conosce limiti imposti dalla legge. Raccolte intorno alla melodia, queste donne hanno sciolto molti dei loro nodi in maniera semplice, modulando il corpo ed i pensieri a ritmo di musica - spiega Assia - grazie a "Io sono te", il singolo che uscirà domani e che anticipa l'album previsto per ottobre, sia noi che le detenute siamo giunte alla consapevolezza che l'errore può capitare a tutti, molto dipende dalla culla in cui si nasce. E così la canzone diventa strumento di abbattimento di muri, nel caso specifico di sbarre. Ognuno di noi può essere l'altro".

"È stato un lavoro con un chiaro punto di vista giornalistico dato che faccio cronaca e inchiesta da sempre - racconta Amalia De Simone, autrice del documentario - mi ero trovata sempre dall'altra parte, spesso sono stata presente alle maxi retate. Il tempo trascorso tra le mura del carcere per realizzare il progetto "Caine" è servito soprattutto a me perché ha mischiato le mie convinzioni, mi sono posta dall'altra parte riuscendo, così, a comprendere meglio determinati contesti perché non è indifferente il luogo in cui si nasce".

"Uno scambio profondo quello che ho vissuto, a tratti anche molto doloroso - aggiunge - Grazie alla Rai che ci permette di mandare in onda il documentario e al prezioso contributo musicale di Assia, queste ragazze troveranno voce". "Caine non è l'unico progetto inclusivo e di riscatto posto in essere nella Casa Circondariale di Fuorni - prosegue Amalia - è di pochi giorni fa la notizia di un protocollo con il Museo Madre che vedrà le detenute impegnate nella realizzazione di mascherine con tessuti forniti dal museo stesso, grazie all'impegno del direttore Rita Romano, da sempre convinta che il tempo della detenzione debba essere di riscatto e di consapevolezza".