di Stefano Bucci
Corriere della Sera - La Lettura, 22 gennaio 2023
Mario Cucinella presenta il progetto per la nuova sala della Compagnia della Fortezza nella prigione di Volterra. Questo doppio sogno prende forma nelle antiche stanze della Fortezza medicea di Volterra: il sogno inseguito da Armando Punzo (“Un’idea più grande di me” la definisce) che dal 1988 accompagna i detenuti in un percorso di reinserimento in società, e il sogno di Mario Cucinella a cui è stato affidato il compito di creare un nuovo teatro per la compagnia di Punzo, sempre all’interno della Fortezza medicea, “che sia-secondo le parole dell’architetto - un luogo di scambio, una porta che consenta la comunicazione fra l’interno e l’esterno, un luogo di cura non tanto del corpo, ma dell’anima”.
Per un (virtuoso) gioco del destino la notizia della nuova sala polivalente della casa di reclusione arriva in contemporanea a quella dell’assegnazione a Punzo (regista, drammaturgo, attore nato a Cercola, in provincia di Napoli, nel 1959) del Leone d’oro alla carriera della Biennale Teatro 2023 che gli verrà consegnato il 17 giugno. Il teatro di Cucinella (il progetto promosso dal ministero delle Infrastrutture e della Mobilità sostenibile verrà presentato ufficialmente giovedì 26 gennaio) sarà una macchina scenica e bioclimatica (i lavori inizieranno quest’anno e si concluderanno nell’estate 2024) “che consentirà lo svolgimento delle arti e dei mestieri propri della produzione teatrale”.
Un padiglione da 450 metri quadrati e da 250 posti completamente rimovibile, “rispettoso della cornice e flessibile negli spazi”: all’interno i detenuti (180 quelli attualmente ospitati nel carcere di Volterra) potranno così svolgere le attività proprie della produzione teatrale. Ma grazie alla possibilità di apertura delle pareti perimetrali della nuova sala verso l’esterno, sarà anche possibile sfruttare l’area che circonda la struttura in modo da avvicinare i cittadini all’esperienza del teatro carcerario e da predisporre un’altra sala per il programma culturale annuale di Volterra.
“Ogni progetto ha di per sé un nucleo che gli conferisce una forza specifica-spiega a “la Lettura” Mario Cucinella. Qualcosa che non ha nulla a che vedere con le sue forme o le sue misure perché nessun progetto si esaurisce mai nel proprio “piccolo” perimetro e perché l’architettura è fatta di relazioni collegate alla sua funzione. La forza di questo nuovo teatro sta nella condivisione, è qualcosa all’opposto di quel malessere che l’isolamento di alcuni luoghi come il carcere, per loro natura e funzione, impongono”.
L’architettura di Cucinella (il progetto di Mca vede come project manager Michele Olivieri) concretizza l’”apertura” che da sempre caratterizza l’esperienza della Compagnia della Fortezza e che non si limita alla recitazione e all’”azione drammaturgica”, ma abbraccia piuttosto tutte le altre professionalità del teatro, promuovendo la formazione di scenografi e sarti, tecnici del suono e dell’illuminazione teatrale.
Un progetto con una forte valenza sociale che guarda al futuro “attraverso un Teatro del Carcere che può diventare un riferimento anche per altre città e realtà carcerarie; un modello di istituto di cultura, luogo di produzione teatrale e laboratorio di umanità che può favorire-aggiungono Cucinella e Punzo - un percorso non solo per la formazione dei detenuti secondo le loro abilità e attitudini ma anche per la loro rieducazione, riabilitazione e reinserimento nel mercato del lavoro”.
Partendo dall’idea di leggerezza e trasparenza, il padiglione di Cucinella sarà realizzato secondo un approccio sostenibile, utilizzando tecnologie a secco e materiali naturali per consentire il rapido montaggio/smontaggio. Proprio questo approccio sostenibile caratterizza gran parte dei progetti più recenti dell’architetto: la nuova Università di Aosta, il Met Building (residenze e uffici) a Tirana, l’Hochhaus Viertel Zwei (due torri nel cuore del Prater) di Vienna, la nuova Biblioteca Federiciana (recupero e ampliamento) di Fano e quella riqualificazione del Cretto di Burri a Gibellina che prevede la creazione di un nuovo spazio architettonico che ospiterà un visitor center proprio di fronte alla vecchia chiesa di Gibellina. Nel progetto per la fortezza di Volterra sono stati tenuti in grande considerazione tutti quei parametri ambientali (adeguata temperatura a seconda della stagione, corretta illuminazione e acustica, buona qualità dell’aria) che possono influire sui livelli di comfort e sulla performance energetica dell’edificio, traendo vantaggio dal particolare contesto microclimatico della Maremma Pisana.
Per quanto riguarda le strategie climatiche passive, il sistema strutturale del nuovo padiglione (composto da centine in legno lamellare) permetterà di offrire durante tutto l’anno livelli di protezione solare appropriati. Seguendo sempre, ribadisce Cucinella, “l’idea di un nuovo spazio polivalente leggero e flessibile, in dialogo con la storia ma anche nuovo per la città”.
Gli elementi del progetto architettonico per il nuovo teatro si ritrovano, a cominciare dalle idee di condivisione e apertura, nella motivazione dei direttori della Biennale Teatro di Venezia Stefano Ricci e Gianni Forte (ricci/ forte) per il Leone d’oro alla carriera a Punzo annunciato venerdì 20 gennaio: “La ricerca del senso del teatro inizia quando ci si avventura in territori umani spinti dalla necessità di una propria, originale, identità culturale, dove il palco si nutre della stessa vita concreta nel tentativo di comunicare attraverso l’isolamento, artistico e geografico.
Il carcere e le sue barriere: forzare un limite, l’assenza di libertà che frantuma gli assiomi attraverso il Teatro per diventare rigogliosa mietitura, ricominciare a sognare un nuovo uomo e imporlo alla realtà. Una forma visionaria di comunicazione distillando un linguaggio ricostruito all’ombra di un pregiudizio: lo spirito e la fantasia non hanno sbarre che contengano ma, soprattutto, siamo certi che siano gli Altri i prigionieri condannati a un perimetro? I nostri limiti, le paure, il bisogno di affermazione sociale, la cecità verso il prossimo; rendere visibile il non palpabile, l’inconsapevole: un’utopia culturale di cui Armando Punzo e la Compagnia della Fortezza sono le fulgide incarnazioni”.
Il carcere nell’idea (architettonica) di Cucinella e (teatrale) di Punzo prova così ad andare oltre, a diventare allo stesso tempo istituto di cultura, luogo di produzione e laboratorio per la formazione. È, d’altra parte, la strada che il regista e drammaturgo sta seguendo dal 1988, da quando lavora nel Carcere di Volterra, dove ha fondato la Compagnia della Fortezza, prima e più longeva esperienza di lavoro teatrale in un istituto penitenziario (il primo spettacolo messo in scena fu La Gatta Cenerentola del 1989), e dal 1996 al 2016 ha diretto il Festival Internazionale Volterra Teatro, intitolando la sua direzione artistica all’idea dei “Teatri dell’Impossibile” che con i suoi ottanta detenuti-attori ha finora messo in scena spettacoli come Marat-Sade, Hamlice, Naturæ. “Se non ci siete voi, non valgo nulla”: è quello che Punzo ripete ai suoi attori-detenuti.
Il racconto di questi anni di teatro-carcere è scandito da un’esperienza collettiva, che all’inizio si traduceva in una sola replica (“Non potevi mai fallire”) per arrivare alla formula attuale di una settimana di repliche a luglio.
Ora con il nuovo teatro tutto sembra prendere definitivamente forma, anche le memorie di un’esperienza lunga 35 anni giocata tra la lezione del “teatro povero” di Jerzy Grotowski (“Quella che abbiamo messo a punto con la Compagnia della Fortezza è una pratica per sottrarsi al reale, per provare a trovare altro”), William Shakespeare, Jean Genet e Jorge Luis Borges.
“Quando stavamo lavorando su Beatitudo - racconta Punzo - la scenografia era un’enorme vasca rettangolare coperta d’acqua all’interno della Fortezza e al mattino, quando iniziavamo le prove, i miei attori, come le guardie, mi ripetevano le stesse parole: “Che meraviglia vedere le rondini che vanno a bere alla vasca”. Il mio teatro vuole essere questo: la meraviglia, le opportunità, l’altra vita che ci può essere nel carcere”.










