sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Danilo Taino

Corriere della Sera, 4 dicembre 2025

Che i politici di ogni continente ricorrano alle menzogne è un fatto che nessuno più contesta. Machiavelli le riteneva uno strumento del potere e consigliava di ripeterle e spargerle senza remore: consiglio che è stato recepito con poche eccezioni. Qualche volta vengono smascherate, spesso si affermano come (false) verità. Per motivare una guerra, serve però un’operazione più sofisticata: più di una grande bugia, occorre il ribaltamento della realtà, ripetuto fino a farlo sembrare indiscutibile. È l’arte (si fa per dire) dei bulli, nella quale le grandi potenze si esibiscono come non accadeva da decenni.

Vladimir Putin assicura che, se l’Europa vuole la guerra, la Russia è pronta a combatterla. L’Europa vuole la guerra? L’Europa che ha abolito il servizio militare obbligatorio e fatica a immaginarne uno volontario? Detto da chi ha invaso l’Ucraina, cerca di annichilire una nazione, bombarda città e manda al macello centinaia di migliaia di propri uomini? È il rovesciamento della realtà.

 Per parte sua, il Partito Comunista Cinese sta conducendo un attacco commerciale e diplomatico che ha pochi precedenti nei confronti del Giappone. Pechino accusa la primo ministro nipponico Sanae Takaichi, la quale ha detto in parlamento che un’invasione cinese della vicina Taiwan costituirebbe una minaccia per l’arcipelago giapponese e obbligherebbe Tokyo a mobilitarsi per difendere i suoi mari e le vie commerciali. Una risposta a una possibile invasione di Taiwan, della quale Pechino intende prendere il controllo, con le buone o con le maniere forti. Nella propaganda del vertice cinese, sembra invece che sia il Sol Levante a fomentare l’instabilità in Estremo Oriente. Ma chi punta a rompere lo status quo nella regione? Xi Jinping che promette guerra se Taipei non si sottomette oppure chi è costretto a difendersi da eventuali azioni militari cinesi? Anche in questo caso, la grande potenza rovescia la realtà. Donald Trump sembra invece non averne bisogno. Si sente inattaccabile e, nella sua missione di riportare l’egemonia di Washington in America Latina, dice apertamente di volere un cambio di regime in Venezuela. Anche se poi non resiste e ricorre alla bugia della lotta ai narcos: non si sa mai, può essere che Caracas non cada. Così van le cose nell’era della geopolitica imperante. Un mondo a testa in giù.