di Samuele Ciambriello*
Il Mattino, 27 dicembre 2023
Il carcere è complesso, è rimosso. Sappiamo tutti che questo periodo di feste natalizie e inizio anno nuovo è quello più critico, insieme a quello delle vacanze estive. Gli agenti già carenti diminuiscono, le scuole sono chiuse, così come molte attività. Mi auguro che ci siano più telefonate e videochiamate, che le celle restino aperte per più ore, in particolare il 24 il 31 dicembre.
Tante volte su questo giornale, attraverso la pagina settimanale del lunedì “Parole in libertà”, i detenuti di Poggioreale, e Secondigliano in particolare, hanno commentato dati, raccontato storie. L’Italia ha un problema che andrebbe risolto cercando di non identificare i detenuti come il problema, ma tutto il sistema nel suo insieme. Purtroppo la politica considera il carcere una risposta semplice a problemi complessi tra cui la sicurezza.
Il 2023 non è stato un buon anno per i detenuti, si chiude con uno sguardo preoccupante sul carcere. Vorrei da questo giornale, sommessamente, lanciare un messaggio ed una proposta, perchè i dati sul carcere non servono solo a capirlo, ma a cambiarlo questo mondo.
In Italia sono detenute 60.215 persone, a fronte di una capienza regolamentare di 47000 posti. In Campania sono ristrette 7.327 persone a fronte di una capienza regolamentare di 6.165 persone. Ecco il sovraffollamento. I detenuti con condanna, pena inflitta, da un mese a tre anni in Italia in carcere sono 9086. Nella regione Campania 757. In Italia sono ristretti con residuo pena sotto i tre anni 22.635 persone. In Campania 3.538.
Su questi dati, più che fare ragionamenti teorici vorrei intervenire concretamente istituendo una sorta di task force tra Amministrazione penitenziaria(Prap campano, direzioni delle carceri, Aree trattamentali), magistrati di Sorveglianza, Uepe, Garanti, Terzo settore per verificare quante di queste migliaia di persone, 3.285 per la precisione, sono effettivamente impossibilitate e perchè ad accedere alle misure alternative al carcere e quante continuano a rimanere in carcere perchè sole, dimenticate, invisibili.
Sul carcere c’è un approccio polifonico e policromatico, un populismo penale, politico e mediatico. La sicurezza non si può semplificare con il carcere e non può essere declinata solo in termini di proibizionismo e punizione. Attendo fiducioso, complice l’empatia del Natale, che una porta Santa entri in ogni cella e che la politica e le Istituzioni ai vari livelli più che pensare al consenso vivano il senso della propria funzione.
I lettori de Il Mattino da lunedì 8 gennaio 2024 potranno continuare a leggere “Parole in libertà”, sapendo che molte volte l’egoismo non è tanto vivere come ci pare, o vivere solo nell’indifferenza, ma nel pretendere che gli altri vivano come pare a noi. E l’indifferenza è un proiettile silenzioso che uccide lentamente. Auguri di un sereno Natale e Felice anno nuovo.
*Garante campano dei diritti delle persone private della libertà personale










