di Franco Giubilei
La Stampa, 8 settembre 2024
“Situazione peggiorata con la pandemia. Manca la percezione del reale. Troppi gli stimoli da internet” afferma il docente di Psicopatologia forense dell’età evolutiva alla Sapienza a Roma. “Troppo presto per entrare nel merito dell’ultimo caso di Macerata, ma che ci sia un aumento esponenziale di atti aggressivi e omicidi da parte degli adolescenti è un dato di fatto”. Ugo Sabatello, di formazione neuropsichiatra infantile, è docente di Psicopatologia forense dell’età evolutiva alla Sapienza a Roma. A proposito della serie di delitti compiuti da ragazzi contro genitori o coetanei chiama in causa un elemento: “Si tratta di atti impulsivi terribili, tutti diversi ma accomunati da una sorta di sospensione del pensiero e dal fatto che gli autori si rendano conto della gravità di ciò che hanno compiuto solo dopo. Passano alla violenza senza realizzare veramente quello che fanno”.
Da quando avete osservato un peggioramento della situazione?
“Ci sono stati cambiamenti importanti rispetto al periodo precedente alla pandemia, con aumento notevole dei casi di autolesionismo, tentativi di suicidio, disturbi alimentari e disforie di genere. Nel 2021 al Policlinico Umberto I di Roma le segnalazioni di psicopatologie psichiatriche fra i minorenni risultavano in aumento dell’88%, una tendenza che non si è esaurita. Poi il Covid è passato, ma non il malessere”.
Ma perché i gesti violenti, anche estremi, aumentano?
“I fattori sono molteplici, di ordine culturale, sociale, psicologico, ma faccio osservare che Goethe, nel 1774, dovette cambiare il finale dei Dolori del giovane Werther per l’impennata dei suicidi. Si pensi cosa può succedere oggi, con la moltiplicazione dei mezzi di comunicazione, in particolare fra i ragazzi: la tecnologia non va demonizzata, ma esiste un “effetto Werther” sia per i gesti autolesivi che per la violenza contro gli altri. C’è un processo di imitazione”.
E da un punto di vista culturale cosa sta succedendo?
“Prendiamo gli aspetti valoriali: prima c’erano comportamenti moralmente inaccettabili e allo stesso tempo poco conosciuti. Oggi ci sono eventi terribili a catena per cui Macerata sembra l’imitazione di quanto accaduto a Paderno Dugnano. Le situazioni sono diverse ma certi comportamenti sembrano replicarsi”.
In quale misura sono responsabili le famiglie?
“Non possiamo più fare una divisione netta fra ambiente familiare e influssi esterni, anche perché non c’è ancora un modello alternativo al modello patriarcale. Un modello è caduto, ma ci vuole molto tempo per costruirne un altro, e in Italia un modello alternativo che abbia senso ancora non c’è”.
In compenso il disagio fra i ragazzi aumenta velocemente.
“È così, ma mentre in altri Paesi esiste una rete di servizi più efficiente, da noi vengono smantellati, si guardi al Servizio sanitario nazionale”.
A Bologna l’uccisione di Fallou da parte di un coetaneo solleva di nuovo la questione dei minorenni armati.
“Le cause che provocano situazioni di disagio come questa sono culturali, sociali, relazionali, ma è un dato di fatto che i ragazzi girino sempre più spesso armati di coltello. E pensano di poterlo usare, come ha fatto il ragazzino di 17 anni. Viene in mente la banalità del male fra i nazisti: hanno compiuto l’orrore, come hanno raccontato, perché potevano farlo, perché era possibile pensare una cosa del genere”.
Come a Paderno Dugnano?
“Per quel ragazzo l’orrore è stato attuabile. Descritto come persona socievole e bravo a scuola, gli è stato possibile superare il limite fra pensare di uccidere il fratello e i genitori e farlo davvero, passare all’azione, il che è una cosa terribile”.
Succede più spesso oggi di un tempo?
“Oggi c’è una grande diffusione di immagini violente, la violenza è spettacolo. Il ragazzino non ha potuto pensare l’orrore, se no si sarebbe fermato, non ha pensato che era reale, non rappresentazione. Solo dopo ha realizzato che non si può tornare indietro. Una volta feci la perizia su un under 14 che bruciò un senzacasa dentro la macchina: prima ha agito, poi ha pensato. Sono tutti casi diversi, ma il discorso è generale: la diffusione fra i ragazzi di un’idea di violenza di cui non capiscono la realtà, travolti come sono da stimoli che sono già troppi per gli adulti, figuriamoci per loro”.
C’è modo di cogliere in anticipo i segnali?
“La prevedibilità di questi gesti è più teorica che reale: non è detto che ci sia la restituzione di una violenza subita, a Paderno Dugnano non c’è stato niente del genere, per quanto ne sappiamo”.











