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di David Allegranti

 

Il Foglio, 19 marzo 2020

 

Il nuovo decreto scontenta tutti: giustizialisti, garantisti e magistrati di sorveglianza. Il decreto "Cura Italia" sulle carceri, che cerca rifugio nella legge 199 del 2010 voluta dal governo Berlusconi con Alfano ministro della Giustizia, è riuscito a scontentare tutti.

Giustizialisti e garantisti. Per i primi si tratta di un via libera allo "svuotamento delle carceri" e si userebbe "come scusa il contenimento da Covid-19", dice l'ex sottosegretario alla Giustizia Jacopo Morrone della Lega. Per i secondi, invece, il problema del sovraffollamento non viene risolto. "La situazione nelle carceri è drammatica. E resta drammatica anche oggi a primo decreto approvato.

Troppe le cautele. Nell'interesse e nel rispetto della salute e della vita di detenuti e operatori bisogna liberare le carceri di almeno altre diecimila persone", afferma Patrizio Gonnella, presidente di Antigone. Il punto è proprio questo: il decreto, che dovrebbe puntare alla deflazione carceraria, non svuota assolutamente niente.

Lo spiega bene al Foglio Michela Mencattini, magistrato di sorveglianza al Tribunale di Massa: "È una norma inutile che restringe di fatto quella già in vigore e applicata ampiamente dai giudici di sorveglianza. Si deve avere il coraggio di prendere atto del sovraffollamento in atto e della emergenza epidemiologica per aumentare il limite di pena per accedere alla detenzione domiciliare speciale per Covid-19. I giudici valuteranno adeguatamente la pericolosità sociale e idoneità al domicilio".

Anche tra i Cinque stelle le misure adottate, prima e dopo il contagio, vengono considerate insufficienti. Nelle carceri, d'altronde c'è un sovraffollamento "strutturale. I gravi fatti che hanno portato persino alla morte di 13 persone negli scorsi giorni, non sono semplici reazioni alla situazione di emergenza legata al Covid-19", dice al Foglio l'eurodeputato del M5S Marco Zullo. "Per quanto esecrabili ed ingiustificabili, tali comportamenti sono il frutto di anni di disinteresse per l'intero comparto penitenziario da parte delle istituzioni e di tensioni sempre pronte a scoppiare, ancor più in situazioni di emergenza; sono la diretta conseguenza della totale dimenticanza di un intero settore e delle vite di tutte le persone che vi gravitano attorno: detenuti, polizia penitenziaria, dirigenti, e rispettivi familiari.

La scintilla, questa volta, è stata la sospensione dei colloqui con i familiari e la paura di essere in grave pericolo di contagio da Covid-19, ma le polveri che sono esplose sono fatte di sovraffollamento, di mancanza di servizi essenziali e di un sistema giustizia al collasso di cui detenuti e operatori penitenziari pagano il conto".

E le norme del nuovo decreto sono adeguate? "Assolutamente no. Si tratta di norme timide che estendono (in misura minima) la portata di alcune norme già in vigore, introducendo però al contempo nuove limitazioni alla loro applicazione. Penso soprattutto al testo dell'articolo 123, la cui applicazione appare condizionata in larghissima misura alla disponibilità dei "braccialetti elettronici" e, in certa misura, ad un provvedimento del capo del Dap per cui dovremmo poter attendere ancora 10 giorni... Mentre in queste ore si apprende che si sono registrati i primi casi di Covid in diverse carceri".

Ma, dice Zullo, "siamo ancora in tempo: come suggerivo già diversi giorni fa, esistono delle misure concrete e a costo zero che dovrebbero essere adottate immediatamente. Auspico, ad esempio, che tutti i tribunali di sorveglianza adoperino al massimo gli strumenti di legge che consentono la detenzione domiciliare a chi ha un residuo breve di pena; che la sussistenza di patologie a rischio in caso di contagio sia fatta rientrare tra le ipotesi di concessione della detenzione domiciliare e dell'affidamento ai servizi sociali; così come proposto da Antigone ed altre importanti realtà.

Che senso ha, ad esempio, l'art. 124 dell'odierno decreto? Ai detenuti in semilibertà, già dunque valutati come non pericolosi, si sarebbe potuta concedere la possibilità di dormire a casa tout court, prevedendo un regime di eccezioni specifiche. Poi, superata la situazione di crisi, si dovrà pensare ad affrontare i gravi problemi strutturali e ripensare il sistema punitivo in termini di maggiore efficacia in termini rieducativi e di risocializzazione".