di Giulio Sensi
Corriere della Sera, 4 luglio 2026
Organizzazioni attive in aumento del 2,3 % e sempre più connessioni con le istituzioni Innovazione e impegno per la collettività. Il faro è su disabilità, anziani e minori. “Coinvolgeteci nelle politiche pubbliche”. Il non profit in Italia cresce sia per numero di organizzazioni attive sia per quello dei lavoratori ed è sempre più connesso con altri soggetti - enti pubblici, realtà private e cittadini - per portare avanti le proprie attività. La sua solidità e vitalità emergono in modo chiaro dagli ultimi dati diffusi da Istat relativi al nuovo censimento permanente delle istituzioni non profit condotto su un campione di 60 mila organizzazioni. Il registro statistico di Istat riporta un aumento del 2,3% di realtà attive a fine 2023 rispetto alla fine del 2022 e un aumento dei dipendenti del 3,2%, crescita che sale al 10,6% rispetto al 2019. “Due organizzazioni su tre - spiega Alessandro Faramondi, dirigente del Servizio statistiche strutturali sulle imprese, istituzioni pubbliche e istituzioni non profit di Istat - destinano i loro servizi al benessere generale della collettività e una su tre agli interessi e ai bisogni dei propri soci. La componente solidaristica è prevalente ed è in crescita del 2,6% rispetto alla precedente rilevazione censuaria del 2021”.
Aumenta anche la quota delle organizzazioni che aiutano persone con specifici disagi. “Il 13,3%- aggiunge Faramondi - orienta la propria attività ed eroga servizi a queste categorie. Il 57% le destina sia a persone con specifici disagi sia ad altri, il 25,2% in misura prevalente a persone con specifici disagi mentre il 17,7% lo fa in maniera esclusiva”. Ai bisogni delle persone con disabilità fisica o intellettiva si dedica la maggioranza (quasi il 52%) seguita poi da persone in difficoltà economica (quasi una su tre) e i minori. Anziani e minori sono le categorie sociali più sostenute. Il non profit è sempre più orientato a fare politica, protagonista di iniziative di cittadinanza attiva e di partecipazione civica, per sensibilizzare l’opinione pubblica e orientare le decisioni politiche.
I dati Istat riportano che il 32,1% ha intrapreso campagne di informazione e sensibilizzazione, il 12,6% ha coinvolto i cittadini in azioni collettive, l’8,6% ha effettuato la ricognizione e il monitoraggio di temi emergenti e la stessa quota ha portato avanti interventi per nuove politiche pubbliche. Ma non chiede solo un cambiamento, costruisce reti di collaborazione sui territori. “Le relazioni che il non profit struttura - spiega ancora Faramondi - rappresentano un fattore rilevante di sviluppo, inclusione e innovazione sociale. Nove su dieci hanno strutturato relazioni significative con diversi soggetti che possono essere sia persone fisiche sia soggetti istituzionali, quali istituzioni pubbliche o private, gruppi o imprese”. Il coinvolgimento degli stakeholder si sviluppa sia in modo più leggero, come consultazioni, sia in modo più attivo come i finanziamenti. I Comuni e l’Unione dei Comuni le realtà con cui hanno più relazioni. “Di grande interesse è la crescita del rapporto con le pubbliche amministrazioni - commenta Luca Gori, docente alla Scuola superiore Sant’Anna di Pisa -, in termini quantitativi, soprattutto nelle forme dell’amministrazione condivisa, che cambiano il ruolo stesso del Terzo settore e della Pubblica amministrazione, con le proprie attività sempre più correlate. Il che cambia l’idea stessa di primo e terzo settore nella costruzione delle politiche pubbliche. I dati aprono però alla necessità di approfondimenti di tipo qualitativo per capire come si stanno strutturando i rapporti di amministrazione condivisa”.
Relazioni bilaterali - “Le relazioni stanno aumentando notevolmente - commenta il portavoce del Forum nazionale del Terzo settore Giancarlo Moretti - e ci sono aperture bilaterali sia nostre sia degli altri. Mi ha colpito l’aumento della collaborazione con le pubbliche amministrazioni, un dato che dimostra che hanno bisogno di noi come partner perché non ce la fanno ad arrivare dappertutto”. Rilevante anche la collaborazione con le Università, sempre più intensa. “Si stanno aprendo a noi - aggiunge Moretti - perché ci stanno scoprendo come un progetto da analizzare e sfogliare, ci apriamo perché abbiamo bisogno di collaborazione per migliorare sempre più le nostre competenze”. Il non profit è un interlocutore sempre più centrale per le politiche pubbliche, con il coinvolgimento costante e crescente anche del volontariato. “I dati - commenta la presidente di Csvnet, l’associazione dei Centri di servizio per il volontariato, Chiara Tommasini - mostrano un non profit che cresce non solo nei numeri, ma nella sua capacità di assumersi responsabilità su questioni che riguardano l’intera collettività. Nessuno può affrontare da solo le sfide che abbiamo davanti. Oggi il valore del Terzo settore sta sempre più nella capacità di mettere in relazione cittadini, istituzioni e comunità locali, costruendo risposte condivise a bisogni sempre più complessi. È una risorsa che andrebbe coinvolta con maggiore continuità nella definizione delle politiche pubbliche”.










