di Luca Rondi
altreconomia.it, 29 aprile 2026
L’agenzia Invitalia ha pubblicato su incarico del Viminale l’appalto da 41,2 milioni per un nuovo Centro di permanenza per il rimpatrio nel Parco umido La Piana nel Comune casertano. Il progetto prevede moduli radiali e un ballatoio perimetrale per la sorveglianza dall’alto. Per la prima volta sono introdotti i concetti di “confinamento” e di livelli di detenzione differenziati a seconda della “condizione di ostilità” dei trattenuti. Sono trascorsi 235 anni da quando il filosofo e giurista inglese Jeremy Bentham ideò il progetto di “carcere ideale” che avrebbe permesso a un unico sorvegliante di osservare tutti i reclusi disposti nelle celle circolari.
Oggi il Panopticon torna attuale: non per i detenuti ma per le persone straniere senza documenti rinchiuse nei Centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr). Il progetto pubblicato dalla centrale di committenza Invitalia per il nuovo Cpr che verrà costruito a Castel Volturno, in provincia di Caserta, concretizza ciò che era già stato anticipato da Domani nell’ottobre 2023. La volontà del Governo Meloni di un modello in cui i trattenuti si sentano costantemente osservati e monitorati sembra così diventare realtà. E per la prima volta compare in un documento ufficiale la parola “confinamento” e si ipotizzano diverse intensità di privazione della libertà a seconda del grado di ostilità della persona rinchiusa.
I fatti. Il 22 aprile di quest’anno Invitalia ha pubblicato l’appalto da 41,2 milioni di euro comprensivo della progettazione e della costruzione del centro da 120 posti che dovrà terminare entro 540 giorni. Sono previsti dunque poco meno di 18 mesi e si specifica nelle carte che “in sede di gara verranno adottate tutte le possibili misure che consentano di valorizzare le proposte che garantiranno la massima accelerazione delle tempistiche di progettazione e realizzazione dei Cpr”. La struttura dovrebbe essere realizzata nell’area denominata “Parco umido La Piana” che si estende per 63 ettari ed è stata consegnata nel 2017 al Reparto biodiversità di Caserta dal Demanio. Nonostante sia considerata preziosa per il transito degli uccelli migratori verrà cementificata senza alcuna Valutazione di impatto ambientale (Via).
Tra i documenti allegati alla gara, stilati in collaborazione con la Direzione centrale dei servizi civili per l’immigrazione e l’asilo, in seno al ministero dell’Interno, c’è anche l’ipotesi progettuale da cui emerge chiaramente l’idea del Panopticon: manca la “torretta” al centro rispetto al modello di Bentham ma la sorveglianza dall’alto viene mantenuta attraverso un ballatoio alto 8,4 metri protetto da un grigliato su cui possono transitare le forze dell’ordine. Gli “alloggi” sono composti da due moduli prefabbricati blindati da sei metri per 2,5: uno dedicato alla “zona letto” da circa 30 metri quadrati con quattro posti su due letti a castello; l’altro alla “zona giorno e ai servizi igienici”. Si garantisce uno spazio di 4,1 metri quadrati a “trattenuto” al netto degli arredi e della zona bagno.
Ci sarà poi una televisione, la rete internet e il citofono in ogni modulo. Si prevede uno spazio “servizi polifunzionali”, barberia, lavanderia, un luogo di culto oltre che un’area ricreativa e diversi ambienti da adibire a mensa e distribuzione dei pasti. Viene prevista anche tra i diversi moduli una recinzione con offendicula (filo spinato) di quattro metri di altezza mentre, lungo tutto il perimetro esterno della struttura (nel disegno qui sopra il “contorno” blu”), l’altezza della rete raggiunge i sei metri. Tra le diverse “stecche” degli alloggi, infine, è contemplata una copertura in “grigliato orizzontale antidito e antidrone”. L’elaborazione tridimensionale di come potrebbe essere realizzato il nuovo Cpr (non contenuta nei documenti dell’appalto di Invitalia) a partire dall’ipotesi progettuale del ministero dell’Interno. Il modellino è stato realizzato dall’architetta Giada Zuan: i moduli degli alloggi sono stati rappresentati senza soffitto per mostrarne la conformazione. L’atto allegato alla gara d’appalto intitolato “cross check” contiene una “disamina delle prescrizioni del Comitato europeo per la prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti (Cpt)”. Il documento è abbastanza paradossale. Il ministero dell’Interno mette le mani avanti rispetto alle numerose raccomandazioni fatte dall’organo delle Nazioni Unite sulla conformazione architettonica dei Cpr e sulla vita al loro interno. Così in una tabella il Viminale mette a confronto la “prescrizione Cpt” e la “previsione progettuale” in cui viene ripetutamente utilizzata la parola “confinamento”.
Nel documento in questione si legge che per garantire “la possibilità di mantenere un vero contatto con il mondo esterno” (come del resto prescrive il Comitato), “all’interno degli alloggi è stata prevista l’installazione di un impianto telefonico e di rete dati per permettere la comunicazione con l’esterno” e che gli ospiti “possono muoversi all’interno della struttura di confinamento liberamente” ma allo stesso tempo è possibile “poter gestire i flussi di spostamento degli ospiti e dei manutentori senza interferenze tra loro e di assicurare la possibilità di confinamento degli ospiti in casi particolari”.
I diversi “livelli di detenzione” tornano poco dopo. Nella colonna relativa alle richieste del Cpt si legge che i centri devono offrire “condizioni materiali di detenzione e un regime appropriati alla loro situazione legale e circondati da personale adeguatamente qualificato”. Nella proposta progettuale si legge che “il centro è concepito specificamente per garantire livelli di detenzione appropriati e incrementabili a seconda della situazione legale e delle condizioni di ostilità”.
Per le attività outdoor è stato previsto “uno spazio centrale e lo spazio residuale tra le stecche degli alloggi” mentre per le attività indoor sono stati collocati “10 moduli polifunzionali” che “possono essere adibiti a luoghi di culto, palestre e spazi per i mediatori culturali” ed è una soluzione pensata -parole del Viminale- “con il fine di garantire agli ospiti la possibilità di partecipare ad attività di vario genere, sia di iniziativa propria che di iniziativa dell’ente gestore per prevenire situazioni di disagio che possono alimentare rischio di ostilità”.
L’ostilità torna, nuovamente, con riferimento al controllo dal ballatoio. “I moduli sono distribuiti planimetricamente in modo radiale in modo da configurare una porzione di spazio al centro dell’area di confinamento e degli spicchi tra le stecche degli alloggi per le attività outdoor e per individuare gli assi della viabilità principale per le forze dell’ordine”. E ancora. “Il sistema di confinamento con passerella sulla sommità del muro ha come fine la mitigazione del rischio di ostilità perché consente ai soggetti preposti al controllo di poter vigilare ad ampio spettro e di intervenire tempestivamente nel miglior modo possibile”. Allievi di Bentham crescono.











