di Giovanni M. Jacobazzi
Il Dubbio, 1 agosto 2018
I consiglieri decideranno se confermare gli incarichi. "Beppe, sceglieresti l'idraulico per sorteggio?", era stata la risposta di Sabino Cassese a Grillo che aveva teorizzato, in una intervista ad un settimanale americano, la "fine della democrazia" e "l'elezione a sorte dei parlamentari". "Ci farebbe piacere che il chirurgo che ci deve operare, o il pilota dell' aereo sul quale ci imbarchiamo, venissero sorteggiati, invece di aver superato rigorosi esami?", aveva poi aggiunto il giudice emerito della Corte Costituzionale nel suo editoriale sul Corriere la scorsa settimana con cui bocciava senza appello la proposta del capo del M5s.
Secondo Cassese, inoltre, "l'estrazione a sorte dà certamente a ciascuno dei sorteggiabili eguali "chance", ma quali garanzie assicura alla collettività sulla bontà delle persone così individuate e sulla loro capacità di interessarsi delle sorti collettive?".
Il tema del sorteggio è tornato di grande attualità in questi giorni anche per la scelta dei componenti del Consiglio superiore della magistratura. Il suo recente rinnovo è stato infatti accompagnato da vivaci polemiche. In particolare per la scarsa presenza femminile che diventa nulla nella componente eletta dal Parlamento. Nel programma originale dei pentastellati, poi modificato in corso d'opera, era previsto che i membri del Csm si dovessero scegliere con il sistema del sorteggio fra una rosa di nominativi. In questi termini, però, la proposta non era stata inserita nel contratto del governo giallo-verde.
L'idea del sorteggio ha avuto anche un certo seguito fra alcuni magistrati che vi hanno visto la chiave di volta per eliminare in radice il potere delle correnti. Il sorteggio, mutuando il pensiero di Cassese, se offre eguali "chance" fra tutti i magistrati, è però garanzia effettiva di un corretto funzionamento dell'Organo di autogoverno delle toghe?
Anche ammesso che si possa superare l'ostacolo del dettato costituzionale che inequivocabilmente parla di componenti eletti e non sorteggiati, qualsiasi magistrato sarebbe in grado di esercitare le attribuzioni organizzative e di alta amministrazione proprie del Csm, in particolar modo per quanto concerne la scelta dei capi degli uffici? La soluzione di affidarsi alla dea bendata fa il paio con un'altra proposta che è tornata in auge in questi anni, quella relativa alla rotazione degli incarichi. Cioè a turno, in una sezione di Tribunale, tutti i magistrati svolgerebbero la funzione di capo per un periodo circoscritto e predeterminato.
La proposta ha sollevato più di un dubbio in quanto presuppone che tutti i magistrati italiani siano dotati di competenze, oltre che ovviamente giuridiche, anche manageriali ed organizzative. Un sistema che l'ex consigliere laico del Csm Pierantonio Zanettin (Fi) bollò a suo tempo come "maioista".
Il prossimo Csm avrà quindi un compito importantissimo: valutare se confermare o meno nell'incarico le oltre mille nomine per i direttivi e semi-direttivi effettuate nel quadriennio appena concluso. Se queste toghe verranno confermate in blocco, vorrà dire che le polemiche che hanno contraddistinto la consiliatura uscente, accusata di aver privilegiato rispetto al criterio meritocratico quello spartitorio nella scelta dei capi, erano pretestuose.
L'argomento è estremamente serio. Soprattutto per quanto concerne le Procure, dove il sistema gerarchizzato ha aumentato il potere del capo anche nella scelta delle priorità di politica giudiziaria. Il tema delle conferme sarà sicuramente il banco di prova per l'ex pm di Mani pulite Piercamillo Davigo, eletto in modo plebiscitario a Palazzo dei Marescialli proprio per aver sparato in questi anni ad alzo zero sul Csm. Autonomia& indipendenza, la sua corrente, come si ricorderà uscì dalla Giunta unitaria dell'Associazione nazionale magistrati in disaccordo sulle modalità di nomina dei posti direttivi.










