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di Elisabetta Soglio

Corriere della Sera, 26 gennaio 2025

Il Messaggio del Papa per la giornata delle Comunicazioni sociali e in apertura del Giubileo sulla comunicazione. “Servono atteggiamenti capaci di puntare sulla bellezza e sulla speranza”. Serve anzitutto un serio esame di coscienza per la nostra categoria, i giornalisti, e per ciascuno di noi. Il Messaggio del Papa per la giornata delle Comunicazioni sociali e in apertura del Giubileo sulla comunicazione ci richiama ad un approccio di “mitezza”, termine e stile che si oppone e stride con una informazione spesso aggressiva, urlata, poco rispettosa dell’altro di cui siamo spesso noi stessi protagonisti. Usare mitezza non significa esercitare uno sterile buonismo e neppure nascondere sotto il tappeto la brutalità inaccettabile di guerre, violenze, ingiustizie e crisi sociali. Ma anche in questo racconto ci sono un modo, un linguaggio, uno stile che possono contribuire a “suscitare atteggiamenti di amicizia; capaci di puntare sulla bellezza e sulla speranza anche nelle situazioni apparentemente più disperate; di generare impegno, empatia, interesse per gli altri”.

Ci sono, basta volerle usare. Al fondo di tutto questo bisognerebbe allora chiederci se quando comunichiamo, con le persone a noi vicini o con lettori e ascoltatori, nel nostro privato e nella professione, abbiamo la capacità e il coraggio di mettere anche il cuore, superando autoreferenzialità, smanie di apparire ed eccesso di protagonismo. Chiediamoci se riconosciamo il valore di un dovere etico oggi troppo annebbiato. Forse questa potrebbe anche essere la strada per diventare più credibili e autorevoli, per tornare a parlare ai giovani, per recuperare passione in chi svolge questo mestiere con stanchezza e scarsa motivazione. Facciamo nostra la citazione di don Tonino Bello secondo cui tutti i conflitti “trovano la loro radice nella dissolvenza dei volti”. E proviamo, ogni volta che siamo davanti alla tastiera del computer, a un microfono o a una telecamera, a pensare al volto delle persone di cui parliamo e a cui ci rivolgiamo. Mettiamoci sincerità, professionalità e mitezza. Mettiamoci (anche) il cuore.