di Piero Sansonetti
Il Riformista, 14 dicembre 2022
Ieri è uscita anche la notizia di un’iniziativa politica e diplomatica di Papa Bergoglio. Si è saputo che ha scritto una lettera a tutti i capi di Stato del mondo per chiedere clemenza per i detenuti. Non conosciamo le argomentazioni contenute in questa lettera, immaginiamo che partano proprio dai fatti di cronaca.
Come l’aumento vorticoso, in Italia, dei suicidi, e come l’atrocità delle esecuzioni che stanno avvenendo in Iran, nella folle corsa repressiva dello Stato contro le proteste delle donne e dei giovani. In una settimana sono stati impiccati due ragazzi, come quel ragazzo che si è impiccato a Poggioreale. Il papa non credo che si limiti a chiedere la riduzione degli eccessi punitivi, immagino che sollevi un problema filosofico - se così possiamo dire - più complesso.
La necessità di por fine alla società della pena. Cioè a quel modo di pensare la società moderna come un complesso di relazioni umane e sociali e giuridiche regolato essenzialmente dal rigore e dalla certezza della pena. Non è una novità che il papa consideri questo modello di società molto lontano dal modello cristiano che lui ha in mente, avendolo costruito leggendo il vangelo e le idee innovative e modernissime di Gesù. Idee ancora lontanissime dal senso comune che comanda in Europa, e dalle idee politiche della destra e della sinistra.
Oggi la popolazione carceraria, in Occidente, è molto grande. Milioni di persone. La maggioranza delle quali vive nelle prigioni americane, cioè del paese guida. Che - oltretutto - oltre al metodo antico e feroce del carcere usa con disinvoltura, ancora, il metodo ancora più antico della pena di morte. Come l’Iran, come la Cina, come la Corea di Kim.
Negli Stati Uniti i prigionieri sono circa tre milioni, cioè quasi l’1 per cento della popolazione. In maggioranza neri. In Europa, per fortuna, sono molto meno: circa l’uno per mille. E tuttavia anche l’1 per mille è una cifra altissima. Specialmente se consideriamo che in alcuni paesi europei (l’Italia principalmente) una parte consistente (circa un terzo) dei detenuti è in carcerazione preventiva, cioè senza essere stata riconosciuta colpevole. La lettera del papa è una randellata all’ipocrisia e all’autoritarismo delle democrazie occidentali.
Non so se qualcuno vorrà ascoltarlo. Basterebbe che un capo di Stato di un paese importante (Italia, Francia, Spagna, Germania…) decidesse di rispondere al capo della religione cattolica e promettesse di intervenire contro la barbarie del carcere, basterebbe che uno solo avesse questo coraggio e forse, finalmente, si potrebbe avviare un processo di civilizzazione. Io temo che questo non avverrà. E che in Occidente, come in Italia, la scelta sarà quella di seguire ancora Travaglio e non Bergoglio.









