di Francesco De Felice
Il Dubbio, 30 aprile 2024
Nell’agenda delle visite Papa Francesco c’è sempre un appuntamento con i detenuti. È successo domenica scorsa a Venezia e si ripeterà sabato 18 maggio a Verona, quando sarà a pranzo con i reclusi della Casa Circondariale di Montorio. Nell’incontro di domenica con le detenute della Giudecca il Papa ha detto chiaramente: “Il carcere è una realtà dura, e problemi come il sovraffollamento, la carenza di strutture e di risorse, gli episodi di violenza, vi generano tanta sofferenza. Però può anche diventare un luogo di rinascita, morale e materiale, in cui la dignità di donne e uomini non è “messa in isolamento”, ma promossa attraverso il rispetto reciproco e la cura di talenti e capacità, magari rimaste sopite o imprigionate dalle vicende della vita, ma che possono riemergere per il bene di tutti e che meritano attenzione e fiducia. Nessuno toglie la dignità della persona, nessuno”. E ha aggiunto: “Care sorelle, oggi tutti usciremo più ricchi da questo cortile. Forse quello che uscirà più ricco sarò io”.
Parole che hanno colpito le ospiti della Giudecca, che quest’anno è stata scelta come padiglione della Santa Sede nell’ambito della Biennale d’arte per ospitare la mostra “Con i miei occhi”, nella quale dieci detenute-conferenziere guidano i visitatori nell’itinerario artistico che hanno contribuito a creare.
L’appello di Papa Francesco è stato raccolto dal sottosegretario alla Giustizia, Andrea Ostellari: “Facciamo nostre le parole del Santo Padre. Il carcere può diventare un luogo di rinascita, in cui la dignità del detenuto non viene messa in isolamento. Proprio per questo stiamo lavorando ad una serie di riforme strutturali, innovative rispetto al passato. Con più attenzione per i tanti assuntori di sostanze stupefacenti, come pure per i soggetti affetti da disturbi psicologici e comportamentali. Più lavoro e formazione per i detenuti. Più percorsi alternativi per chi, avvicinandosi al fine pena, dimostra piena volontà di aderire a un programma trattamentale, magari presso comunità esterne, iscritte ad un albo nazionale. Sconti e premi servono a poco: chi ha sbagliato, per rieducarsi, deve essere messo di fronte al peso dei propri errori e, contemporaneamente, sostenuto nel suo cammino di rieducazione”.










