di Gian Guido Vecchi
Corriere della Sera, 7 luglio 2024
La convergenza con le parole di Mattarella. “Ecco, vorrei dire così, pensando oggi a cosa significhi il “cuore” della democrazia: insieme è meglio perché da soli è peggio”. Chiede “partecipazione”, Francesco, come un antidoto alle patologie dei sistemi democratici: “Democrazia, lo sappiamo bene, è un termine nato nell’antica Grecia per indicare il potere esercitato dal popolo attraverso i suoi rappresentanti. Una forma di governo che, se da un lato si è diffusa in modo globale negli ultimi decenni, dall’altro pare soffrire le conseguenze di un morbo pericoloso, quello dello “scetticismo democratico”.
Bergoglio lo scrive nell’introduzione a un’antologia di discorsi e messaggi pubblicata dalla Libreria editrice vaticana e dal “Piccolo” di Trieste, “Al cuore della democrazia”, che sarà distribuita domenica come un prologo all’intervento del Papa a conclusione della 50ª Settimana sociale dei cattolici. Francesco parlerà al centro congressi prima di celebrare la Messa in piazza Unità d’Italia, affacciata sul golfo, a metà mattina. Se lo chiedeva anche il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nella lectio che mercoledì ha aperto le giornate triestine: “Si può pensare di arrendersi, “pragmaticamente”, al crescere di un assenteismo dei cittadini dai temi della “cosa pubblica”?”. Per questo “battersi affinché non ci possano essere “analfabeti di democrazia” è una causa primaria, nobile, che ci riguarda tutti”, spiegava Mattarella: “Per definizione, democrazia è esercizio dal basso, legato alla vita di comunità, perché democrazia è camminare insieme”.
Sono parole affini alla riflessione di Francesco. Il pontefice osserva che “la difficoltà delle democrazie nel farsi carico della complessità del tempo presente - pensiamo alle problematiche legate alla mancanza di lavoro o allo strapotere del paradigma tecnocratico - sembra talvolta cedere il passo al fascino del populismo”. E richiama l’essenziale: “la democrazia ha insito un valore grande e indubitabile: quello dell’essere “insieme”, del fatto che l’esercizio del governo avviene nell’ambito di una comunità che si confronta, liberamente e laicamente, nell’arte del bene comune, che non è altro che un diverso nome di ciò che chiamiamo politica”.
Il Papa risale a ciò che disse nella preghiera solitaria in piazza San Pietro, il 27 marzo 2020, durante il confinamento per la pandemia: nessuno si salva da solo. “È proprio nella parola “partecipare” che troviamo il senso autentico di cosa sia la democrazia, di cosa significa andare al cuore di un sistema democratico”, scrive Bergoglio: “In un regime statalista oppure dirigista nessuno partecipa, tutti assistono, passivi. La democrazia invece richiede partecipazione, domanda di metterci del proprio, di rischiare il confronto, di far entrare nella questione i propri ideali, le proprie ragioni. Di rischiare. Ma il rischio è il terreno fecondo su cui germoglia la libertà. Mentre invece “balconear”, stare alla finestra di fronte a quanto accade intorno a noi, non solo non è eticamente accettabile ma anche, egoisticamente, non è né saggio né conveniente”.
Perché “sono tante le questioni sociali sulle quali, democraticamente, siamo chiamati a interagire”, conclude Francesco: “Pensiamo ad un’accoglienza intelligente e creativa, che coopera e integra, delle persone migranti, fenomeno che Trieste conosce bene in quanto vicino alla cosiddetta rotta balcanica; pensiamo all’inverno demografico, che colpisce ormai in maniera pervasiva tutta l’Italia, e in particolare alcune regioni; pensiamo alla scelta di autentiche politiche per la pace, che mettano al primo posto l’arte della negoziazione e non la scelta del riarmo”.











