di Piero Sansonetti
Il Garantista, 16 marzo 2015
Mentre tutt'Italia - i giornali, i politici, gli intellettuali, le Tv - proclamano come valori universali quello della legalità, della pena certa, del rigore nei giudizi, e dicono che questi valori vanno recuperati, riaffermati, sacralizzati, Papa Francesco ne combina un'altra delle sue. Senza dir niente a nessuno - dopo aver annunciato che il suo papato durerà poco - indice addirittura un Giubileo straordinario dedicato alla Misericordia.
Rovesciando a centottanta gradi lo schema della legalità e del legalismo. E come annuncia questo Giubileo straordinario? Lo fa, quasi provocatoriamente, leggendo e commentando un passo molto famoso (e scandaloso) del Vangelo di Luca.
È quel brano del Vangelo che racconta la storia di una peccatrice (verosimilmente una prostituta, una di quelle che, per esempio, Travaglio ogni giorno sul suo giornale chiama mignotte...) la quale chiede perdono a Gesù, gettandosi ai suoi pedi e inondandoli con le sue lacrime, dinnanzi ai farisei che guardano indignati e immaginano che Gesù la scacci, la punisca, e invece Gesù accoglie la sua preghiera, la perdona, e scandalizza i farisei che conoscono la legge ma non conoscono - dice Francesco - lo spirito, lo spirito che sta anche dentro la legge.
E commentando questo brano di Luca, il Papa insiste su un particolare, piccolo, ma molto significativo (specialmente perché mostruosamente in contrasto con lo spirito pubblico di oggi), e cioè la frase con la quale Gesù spiega il perdono. Dice Gesù: "Donna, sei perdonata perché hai tanto amato". E poi aggiunge: "La tua fede ti ha salvato".
Naturalmente servono dei teologi per interpretare in profondità queste frasi, e anche il collegamento che esse realizzano tra fede e amore, e tanto più servono dei teologi per capire bene cosa intenda Gesù, in questa occasione, per amore, e se mescoli amore sacro e amor profano, religione e amore terreno. In ogni caso si intuisce una modernità sconvolgente nella morale che emerge da questo brano.
Una modernità e una assenza di "perbenismo" che è avanti anni luce rispetto alla morale corrente di oggi, quella - per capirci - che si intravede negli editoriali di qualunque giornale, o nei discorsi dei politici, o in Tv, o nel ragionare dell'intellighenzia di sinistra e di destra. E della stessa Chiesa.
Quello che invece si può capire bene, senza ricorrere alla teologia, è il lancio della bomba atomica chiamata "misericordia" in un dibattito pubblico che di misericordia non vuol sentir parlare. Non occorre essere filosofi per capre che il valore della Legalità e della Punizione - i due valori vincenti, oggi, nell'opinione pubblica non solo italiana - sono due valori che hanno le loro ragioni di esistere, in politica, ma che sono in contrasto inconciliabile con il valore della misericordia. Sono valori assolutamente alternativi, che non si possono mescolare.
A meno che non si intenda misericordia come una "misura" secondaria rispetto alla Legge e alla Punizione. Una istanza di "attenuazione" che si accoda e non sostituisce il rigore. E questa è l'accezione che viene offerta comunemente alla parola misericordia.
L'idea è che esistano tre cose e tre sole cose: la legge, la violazione della legge, e la punizione. E che la punizione debba essere così severa da sconsigliare la violazione della legge (funzione deterrente) ed eventualmente da rappresentare un risarcimento alla società (o alla vittima individuale) se la legge è già stata violata. Solo a questo punto può intervenire il valore del perdono o della misericordia, che però sono "sentimenti" e non "valori" e riguardano la religione e non la società, né tantomeno lo Stato, e che in nessun modo interferiscono con la legge o con la punizione.
Il papa rovescia questo ragionamento. Pone la misericordia al centro di tutto e la diaspora di tutto. Pone la legge al di sotto della misericordia. Afferma la misericordia come valore primario, e non più subalterno ad altri valori, dice che la misericordia è necessaria per costruire una comunità più umana, più giusta, più vicina a Dio.
Rilancia idee che aveva già espresso nei mesi scorsi. Quando, per esempio, disse: "Il messaggio di Gesù è la misericordia. Per me, lo dico umilmente, è il messaggio più forte del Signore". O quando scrisse: "La misericordia non è solo un atteggiamento pastorale, ma è la stessa sostanza del Vangelo".
Addirittura, perché le sue parole non siano sottovalutate, indice un Giubileo Straordinario, cioè promuove un evento clamoroso e che coinvolgerà milioni di persone in tutto il mondo. E stabilisce per questo Giubileo una data quasi immediata: prima che finisca il 2015, in questo sentimodo conferendo un carattere di urgenza alla necessità di riportare all'attenzione pubblica il valore della misericordia.
E perdipiù sceglie una data simbolicamente importante per l'inizio dell'anno santo: l'8 dicembre del 2015, e cioè proprio il giorno nel quale cade il cinquantesimo anniversario della conclusione del Concilio Vaticano II, e cioè di quel grande evento religioso e teologico che portò la Chiesa di Giovanni XXIII e quella di Paolo VI su posizioni avanzatissime non solo sui temi sociali (che sono carissimi a Francesco) ma anche sui problemi della carità, della misericordia e del perdono.
Non è un mistero che gli ultimi due papati, quello di Wojtyla e quello di Ratzinger, avevano guidato la Chiesa su posizioni abbastanza lontane dalle posizioni conciliari e dai testi della "Gaudium et Spes". Giovanni Paolo e Benedetto avevano cercato di riportare la Chiesa ad un unico valore, superiore a tutti gli altri: la fede.
Francesco, già scegliendo il proprio nome (il nome del santo che andò a trattare col feroce saladino, il capo degli infedeli) ha deciso di modificare questo schema e di tornare al Concilio: al primo posto la carità. Francesco vede nella fede un risultato della carità, mentre Benedetto in una enciclica ("Caritas in veritate"), aveva teorizzato esattamente il percorso opposto: la carità -diceva - esiste solo come precipitato della fede, e l'amore per gli uomini è solo il riflesso dell'amore per Dio.
Francesco ha ribaltato questa interpretazione "verticale" della religione e sta lavorando per rimettere la religione coi piedi per terra, e per farla funzionare come un elemento orizzontale, che si rivolge agli uomini e trova Dio attraverso gli uomini e attraverso l'amore, non viceversa.
Il papa ha anche detto che immagina che il suo pontificato sarà breve. Chissà perché lo ha detto. Se era solo una professione di umiltà. Speriamo. In ogni caso è difficile che questo Giubileo resti senza conseguenze. Sarà molto difficile, l'anno prossimo, cercare coperture della Chiesa al giustizialismo. La scelta del papa è secca, drastica, anche oggettivamente in contrasto aperto con le ultime posizioni dei vescovi italiani sull'affare Berlusconi.
È difficile trovare un'unità spirituale tra il capo dei vescovi che ha detto (a proposito del Cav) che "lo Stato lo ha assolto ma Dio no", e il Papa che dice esattamente l'opposto: "prima viene il perdono e poi il giudizio", e spiega che tra la peccatrice e il fariseo Simone ( uomo immacolato e incensurato) sceglie la peccatrice. No?









