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di Andrea Gualtieri

La Repubblica, 9 settembre 2022

C’è il rischio di una “escalation nucleare” e ci sono “pesanti conseguenze economiche e sociali”: è per questo che papa Francesco richiama l’attenzione del corpo diplomatico vaticano sull’Ucraina, indicandola come epicentro di una crisi planetaria. Il pontefice si è rivolto ieri ai superiori della Segreteria di Stato e a 91 nunzi apostolici e 6 osservatori permanenti che costituiscono, insieme a 167 collaboratori, la rete di contatto tra la Santa Sede e gli Stati esteri.

Bergoglio è tornato a parlare di “terza guerra mondiale a pezzi”, un’espressione utilizzata per la prima volta nel 2014 e poi rievocata spesso per richiamare l’attenzione sui diversi scenari di conflitto. “Voi - ha detto anche ieri rivolgendosi ai nunzi apostolici - ne siete testimoni nei luoghi in cui state svolgendo la vostra missione”. Ma da febbraio, con l’attacco russo all’Ucraina, la preoccupazione del Papa sembra aumentata, tanto da fargli dire nei mesi scorsi che la terza guerra mondiale “è incominciata a pezzi e adesso sembra che non sarà a pezzi”.

L’udienza di ieri è avvenuta nell’ambito dell’incontro triennale dei rappresentanti pontifici, in corso in Vaticano dal 7 al 10 settembre e presieduto dal Segretario di Stato, il cardinale Pietro Parolin. Un vertice programmato dopo l’emergenza sanitaria che ha sconvolto il mondo: “La tempesta della pandemia da Covid-19 ci ha costretti a varie limitazioni della vita quotidiana e delle nostre attività pastorali - ha ricordato il pontefice -. Ora sembra che il peggio sia passato, e grazie a Dio possiamo ritrovarci. Ma purtroppo l’Europa e il mondo intero sono sconvolti da una guerra di speciale gravità”.

Bergoglio, davanti ai suoi rappresentanti diplomatici, ha sottolineato in particolare “la violazione del diritto internazionale” a cui si è assistito in Ucraina, rimarcando quindi una presa di posizione rispetto al ruolo dei due Paesi in conflitto. È una puntualizzazione che arriva a breve distanza dalla reazione indignata di Kiev per l’udienza generale in cui il Papa, parlando dell’omicidio di Daria Dugina, figlia dell’ideologo ultranazionalista russo Aleksandr Dugin, aveva sottolineato “la pazzia della guerra”, ricordando “quella povera ragazza volata in aria per una bomba che era sotto il sedile della macchina a Mosca”. “Le parole del pontefice equiparano ingiustamente l’aggressore e la vittima”, aveva contestato il Ministero degli Esteri ucraino dopo aver convocato il nunzio apostolico. E una prima risposta pubblica era stata affidata ad Andrea Tornielli, direttore editoriale del Dicastero per la Comunicazione della Santa Sede, con una nota in cui si precisava che il Papa “non è mai stato ‘equidistante’: ha condannato con parole nette l’aggressione perpetrata dalla Russia. È stato piuttosto ‘equivicino’, cioè vicino a tutti coloro che soffrono per le conseguenze della guerra, in primo luogo la popolazione innocente dell’Ucraina che muore sotto le bombe russe”.

Ora Francesco ribadisce la condanna dell’aggressione russa. Nello stesso tempo, con un messaggio inviato tramite il cardinale Parolin alla direttrice generale dell’Unesco Audrey Azoulay in occasione della Giornata Internazionale per l’Alfabetizzazione, il Papa chiede “un’alleanza” tra gli abitanti della Terra per generare “pace, giustizia e accoglienza tra tutti i popoli della famiglia umana e dialogo tra le religioni”, attraverso “una sana antropologia, altri modi di intendere l’economia, la politica, la crescita e il progresso”.