sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Ermes Antonucci

Il Foglio, 19 aprile 2025

Sta generando diverse polemiche politiche il presunto input lanciato da Palazzo Chigi volto a frenare l’esame e l’approvazione della proposta di legge, presentata da Italia viva e ben vista dai partiti di maggioranza, che prevede l’istituzione di una “Giornata nazionale in memoria delle vittime di errori giudiziari”, ciò al fine di evitare ulteriori tensioni con l’associazione nazionale magistrati, per rimanere focalizzati sulla riforma costituzionale della giustizia. Sul piano politico indiscrezioni sembrano lasciare il tempo che trovano. Nelle ultime settimane, infatti, non sono mancati attacchi da parte di esponenti del governo nei confronti della magistratura, come quelli del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, contro i giudici colpevoli di “disapplicare le leggi”, soprattutto “in materia di immigrazione”.

Il problema, comunque, è un altro e riguarda le modalità sbrigative con le quali è stata trattata la proposta di legge sulla giornata per le vittime degli errori giudiziari (fissata per il 17 giugno, data in cui nel 1983 venne arrestato Enzo Tortora, una delle vittime più celebri della malagiustizia nella storia italiana). La proposta fa infatti riferimento alle “vittime degli errori giudiziari”, ma queste ultime non sono poi così tante: statisticamente 7-8 ogni anno. Si è in presenza di errore giudiziario, infatti, quando un cittadino, dopo essere stato condannato con sentenza definitiva, viene assolto in seguito a un processo di revisione. Nella categoria, tanto per capirci, non rientra neanche il caso di Enzo Tortora, che venne condannato in primo grado e poi assolto in appello e Cassazione. Di gran lunga più numerose, invece, sono le vittime di ingiusta detenzione, cioè coloro che subiscono una custodia cautelare in carcere o agli arresti domiciliari, salvo poi essere prosciolti o assolti. I casi di ingiusta detenzione registrati dal 1992 al 2022 sono più di 30 mila, quindi di 985 persone all’anno, per una spesa annua di 27,3 milioni di euro. Non sarebbe più opportuno, come anche suggerito da qualcuno in Parlamento, estendere esplicitamente la giornata di memoria anche alle vittime di ingiusta detenzione, o dedicarla in maniera più generica alle vittime della malagiustizia? La domanda è d’obbligo se si considera che, sempre secondo la proposta di legge, in occasione della giornata di memoria “gli istituti scolastici di ogni ordine e grado promuovono iniziative volte alla sensibilizzazione sul valore della libertà, della dignità personale, della presunzione di non colpevolezza” e sul “principio del giusto processo”. Se l’obiettivo è (finalmente) creare cultura e sensibilizzare le nuove generazioni attorno al tema della malagiustizia, risulta paradossale pensare che questa operazione prenda avvio da una legge che rischia soltanto di alimentare confusione tra errore giudiziario e ingiusta detenzione.