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di Franco Insardà

Il Dubbio, 27 agosto 2026

Trenta giorni per intervenire sul sovraffollamento delle carceri, rafforzare le misure contro gli autolesionismi e rendere pubblici i dati sulla situazione degli istituti penitenziari. È quanto chiede il Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito al capo del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, Stefano Carmine De Michele, con una diffida, firmata dal segretario Maurizio Turco e dalla tesoriera Irene Testa, notificata il 25 agosto e inviata per conoscenza anche al ministero della Giustizia. L’atto non si limita alla denuncia dell’emergenza carceraria, ma punta a trasformare la richiesta di intervento in un vero e proprio procedimento amministrativo.

Se entro trenta giorni il Dap non adotterà un provvedimento espresso, il Partito Radicale annuncia il ricorso al Tar del Lazio contro il silenzio-inadempimento dell’amministrazione. La diffida fotografa una situazione definita di “costante sovraffollamento”. Secondo i dati riportati nell’atto, su 190 istituti penitenziari italiani 166 registrano una presenza di detenuti superiore alla capienza regolamentare, con un tasso medio di sovraffollamento del 139 per cento. In 73 istituti il tasso supererebbe il 150 per cento.

Tra le situazioni più critiche vengono indicate Lucca, con un tasso compreso tra il 243 e il 254 per cento, Foggia, oltre il 218 per cento, Milano San Vittore, al 208,9 per cento, Brescia Canton Mombello, oltre il 200 per cento, Como, oltre il 195 per cento, Taranto, circa il 195 per cento, e Varese, oltre il 190 per cento. A queste strutture si aggiungono numerosi istituti con percentuali comprese tra il 150 e il 190 per cento, tra cui Lodi, Bergamo, Monza, Busto Arsizio, Verona Montorio, Udine, Trieste, Firenze Sollicciano, Roma Regina Coeli, Latina, Rebibbia Femminile, Napoli Poggioreale, Palermo Pagliarelli e Catania Piazza Lanza.

Per il Partito Radicale, condizioni di questo tipo determinano una violazione dell’articolo 3 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, che vieta i trattamenti inumani o degradanti. Il riferimento è anche al parametro dei tre metri quadrati netti di spazio individuale, calcolato secondo i criteri indicati dalla Corte europea dei diritti dell’uomo e richiamati nell’atto attraverso la sentenza delle Sezioni Unite della Cassazione numero 6551 del 2021. Il sovraffollamento produce inoltre, secondo la diffida, un costo rilevante per lo Stato con l’applicazione dei rimedi previsti dall’articolo 35-ter dell’ordinamento penitenziario, con una riduzione della pena o un indennizzo economico. Il Partito Radicale richiama la misura di 8 euro per ogni giornata di pregiudizio e parla di milioni di euro annui a carico dell’Erario.

La questione centrale riguarda però i poteri del capo del Dap. Secondo il Partito Radicale, De Michele dispone degli strumenti amministrativi necessari per intervenire, attraverso la redistribuzione territoriale dei detenuti, i trasferimenti d’urgenza dagli istituti più congestionati verso quelli con maggiore disponibilità e una diversa organizzazione delle risorse. L’atto richiama anche precedenti interventi del Dap in situazioni di crisi e sostiene quindi che l’attuale emergenza non dipenderebbe da una scelta gestionale.

La diffida chiede inoltre di garantire in tutti gli istituti la piena applicazione della circolare del 9 marzo 2026 sulla prevenzione degli autolesionismi, con particolare attenzione alla presenza di personale psicologico e medico e al rispetto dei rapporti quantitativi previsti dalla normativa e dai Lea. Un capitolo specifico riguarda la trasparenza. Il Partito Radicale chiede la pubblicazione, istituto per istituto, dei dati sulle presenze effettive, la capienza regolamentare e il tasso di sovraffollamento, ma anche sul numero di psicologi e psichiatri, sulle ore di supporto psicologico, sui trasferimenti effettuati nell’ultimo anno, sugli importi liquidati per i risarcimenti ex articolo 35-ter, sugli interventi di edilizia penitenziaria e sui bilanci.

E Irene Testa, garante regionale delle persone private della libertà, interviene anche sulla proposta del Sappe di riaprire l’Asinara per i detenuti più problematici: “È irricevibile”, ricordando che “le colonie penali occupano oltre 6.000 ettari, oltre la metà dei quali oggi inutilizzati o lasciati in abbandono”. Per i detenuti con dipendenze o gravi problemi psichiatrici, aggiunge, “servono cure, comunità terapeutiche, personale sanitario e specializzato”, mentre nelle carceri occorrono “più agenti di Polizia penitenziaria e più personale, non nuove isole-carcere”.

Tornando alla diffida, il termine per il Dap è di trenta giorni dalla ricezione dell’atto entro il quale dovrà riferire per iscritto sulle misure adottate oppure indicare, con un provvedimento motivato, le ragioni che impediscono di accogliere le richieste. Trascorso inutilmente il termine, il Partito Radicale annuncia il ricorso al Tar del Lazio per l’accertamento dell’obbligo dell’amministrazione di provvedere e l’ordine al Dap di adottare un provvedimento espresso. Nell’atto viene inoltre prospettata la nomina di un commissario ad acta in caso di ulteriore inerzia, oltre alle richieste di risarcimento del danno e all’eventuale trasmissione della sentenza alla Corte dei conti.