di Stefano Folli
La Repubblica, 8 gennaio 2020
Il tema della prescrizione abrogata è ormai l'emblema non solo della paralisi, ma della contraddizione di fondo in cui ristagna il governo Conte. In nome della logica di coalizione, ossia della necessità di concedere parecchio, se non quasi tutto, al partner "grillino", il Pd ha accettato che il primo gennaio entrasse in vigore la legge Bonafede, destinata a creare una sorta di processo infinito dopo la sentenza di primo grado: anche nel caso di imputati dichiarati innocenti.
Si tratta, come è noto, di un provvedimento a cui i Cinque Stelle annettono un valore, diciamo così, strategico e sul quale avevano ottenuto i voti di Salvíni nel precedente esecutivo Conte-1. Ma è anche una misura distruttiva per le basi dello Stato di diritto in un Paese in cui i tempi della macchina giudiziaria sono farraginosi e straordinariamente lenti.
Il che pone seri problemi al Pd, il partito che nella maggioranza dovrebbe costituire l'ancoraggio dei principi liberali riassunti nella Costituzione. Alle interviste di Giuliano Pisapia e di Luciano Violante, molto circostanziate e severe nei confronti della legge, si è aggiunto ieri il commento di Emanuele Macaluso, un protagonista della storia del Pci che da anni è diventato la coscienza critica della sinistra nelle sue varie evoluzioni fino al Pd attuale.
A suo avviso il testo Bonafede rappresenta la continuità tra il Conte-1 e il Conte-2: stesso presidente del Consiglio e stesso ministro della Giustizia per una legge votata dal governo Di Maio-Salvini e ora accettata di fatto dall'esecutivo Di Maio-Zingaretti.
"Altro che la discontinuità richiesta dal segretario del Pd" chiosa Macaluso. Vero è che il Pd ha presentato una sua proposta che edulcora il provvedimento voluto dai 5S, ma intanto i buoi sono scappati dalla stalla. La legge, come si è detto, è in vigore e il compromesso trai due capi della coalizione è tutto da costruire, ammesso che sia possibile raggiungerlo.
Sappiamo anche che Renzi non fa mistero di voler votare con il suo drappello a favore di una proposta abrogativa della legge anti-prescrizione presentata da Costa, Forza Italia. Quel che colpisce è che Macaluso invita il Pd a fare altrettanto: votare, cioè, persino il testo di Forza Italia come extrema ratio pur di non darla vinta a Bonafede e Di Maio.
È un modo per mettere il centrosinistra di fronte a sé stesso, o meglio alle conseguenze che comporta stravolgere il senso dell'alleanza con il M5S. Un conto sono le misure tipiche di un governo che si affida all'amministrazione più o meno ordinaria con la volontà di durare il più a lungo possibile ed evitare le elezioni.
Altro conto è se questo stesso governo, in omaggio alle pulsioni populiste del partner, cancella un cardine della civiltà giuridica prima di aver reso efficiente il processo penale. È la contraddizione di fondo che dimostra la difficoltà di una sintesi tra i due principali segmenti della coalizione.
Nel Pd si sono affrettati a sottolineare che il Conte-2 è un governo di coalizione, non certo un monocolore Zingaretti, per cui bisogna saper cedere. Ma rinunciare a una battaglia parlamentare sulla prescrizione non equivale a riscrivere un qualsiasi emendamento alla politica fiscale o correggere le cifre di un finanziamento. Si può anche essere costretti ad ammettere che esiste una soglia non superabile per non tradire sé stessi.










