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di Amedeo La Mattina


La Stampa, 20 marzo 2020

 

I Dem Verini e Mirabelli: si rischia una bomba sanitaria negli istituti penitenziari. Decongestionare le carceri, evitare la bomba sanitaria innescata nelle celle, neutralizzare la tensione che ha messo a ferro e fuoco molte istituti di pena, diminuire lo stress della polizia penitenziaria: il Pd vuole convincere il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede a rendere più facile la concessione dei domiciliari, snellendo le procedure.

I Dem voglio cambiare il provvedimento, contenuto nel decreto Cura Italia, che verrà conversione in legge al Senato la prossima settimana. Ma devono convincere Bonafede e i 5 Stelle che si trovano in difficoltà, essendo stati sempre contrari allo svuota-carceri, ad accettare un ulteriore allargamento delle maglie.

Il Pd ci proverà e sono già in corso le manovre dentro la maggioranza, nonostante Matteo Salvini continui ad agitare il pericolo dei 5 mila detenuti messi in libertà. "Sono più protetti in carcere - dice il leader della Lega - che a spasso. Se denunciamo quegli italiani che mettono a rischio la salute degli altri andando in giro e li mettiamo in carcere, perché contemporaneamente facciamo uscire spacciatori, rapinatori o truffatori?". E poi aggiunge il leader della Lega, "cosa c'entra col decreto emergenza economica lo sconto di pena di 6 mesi per i detenuti che possono tornare agli arresti domiciliari con reati come spaccio di droga, truffa, furto e rapina?".

Il ministro Bonafede vuole evitare altre critiche e polemiche leghiste che hanno una certa presa in una parte dell'opinione pubblica. "Ma sono polemiche irresponsabili - dice Walter Verini, responsabile Giustizia del Pd - che fanno leva come al solito sulla paura ma che non possono influenzare la parte più responsabile dell'elettorato: i domiciliari non vengono riconosciuti a chi si è macchiato di reati gravi, socialmente pericolosi. E in ogni caso la decisione passa sempre dal vaglio che viene fatto da un magistrato di sorveglianza".

Verini parla di "bomba sanitaria" nelle carceri affollate: "Se dovesse scoppiare il coronavirus negli istituti penitenziari dove e come verranno posti in isolamento i contagiati visto che già ci sono gravi problemi di spazio?". Per l'esponente del Pd "i mercanti della paura non hanno più quella presa che avevano prima".

Il problema è che il provvedimento prevede l'uso dei braccialetti elettronici per ogni persona che va ai domiciliari e che deve scontare una pena tra i sei e i 18 mesi. E non ci sono braccialetti a sufficienza, cosa che ha sottolineato Salvini e che potrebbe rendere il provvedimento inefficace. Per questo il Pd in sede di conversione al Senato tenterà di convincere i 5 Stelle e il ministro Bonafede a fare un "passo coraggioso". Sostiene Franco Mirabelli, capogruppo in Commissione giustizia, in Antimafia e vicepresidente dei senatori del Pd: "Questo provvedimento è primo passo. Se i braccialetti non sono sufficienti, coloro che possono andare ai domiciliari non potrebbero uscire. Per questo pensiamo a un emendamento. Il ministro e i 5 Stelle finora non sono d'accordo, ma c'è una realtà superiore a alle paure che agita Salvini e all'eccesso di prudenza di Bonafede: o riduciamo il numero nelle carceri o rischiamo di andare incontro a una tragedia sanitaria". Per Mirabelli in un questo momento come questo bisogna parlare al Paese con

Dunque, dice il Pd, si vada verso la semplificazione delle procedure per concedere i domiciliari. Senza farsi fermare, sostiene il sottosegretario alla Giustizia Andrea Giorgis, da chi come Salvini diffonde messaggi e notizie "irresponsabili". Non è vero, precisa il sottosegretario, che verranno mandati a casa soggetti socialmente pericolosi. "Intanto il provvedimento così com'è non prevede nessuna riduzione di pena, ma solo che la pena residua, se circoscritta, venga scontata presso il domicilio con tutti i vincoli e le limitazioni previste dalla legge (tra i quali il braccialetto elettronico se la pena da scontare è tra i sei e i 18 mesi)".

Vengono esclusi tutti coloro che sono stati condannati per reati di maggiore gravità come i reati di criminalità organizzata, terrorismo, mafia, violenza sessuale aggravata, sequestro di persona, traffico di sostanze stupefacenti, stalking e maltrattamenti in famiglia ecc. Sono inoltre esclusi i delinquenti abituali e tutti quelli sottoposti a regime di particolare sorveglianza o che hanno avuto sanzioni disciplinari e abbiano preso parte alle rivolte nelle carceri.

"Non è sopportabile - afferma Giorgis - la propaganda irresponsabile per lucrare consenso. È nell'interesse di tutti fare in modo che all'interno degli istituti penitenziari non si diffonda il contagio. Ridurre il sovraffollamento è necessario per tutelare la salute dei detenuti e di tutti coloro che operano all'interno delle carceri ed anche dei cittadini liberi".

Ecco perché, conclude Giorgis, occorre verificare gli effetti delle disposizioni approvate e se dovessero risultare insufficienti, valutare correzioni, integrazioni, senza escludere di prendere in esame ipotesi già sperimentate in passato, come ad esempio quelle si adottarono per adempiere alla cosiddetta sentenza Torreggiani con la quale la Corte europea dei diritti umani prescrisse all'Italia di ridurre il sovraffollamento".