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di Liana Milella

La Repubblica, 10 febbraio 2024

Schlein: “Ribaltare il populismo securitario della destra”. E chiede subito la chiusura del Cpr di Ponte Galeria. Solidarietà ad Amato per il divieto di entrare a San Vittore: “Non si capisce questo attacco e questo accanimento”. “Il grado di civiltà di un Paese si misura osservando la condizione delle sue carceri” diceva Voltaire ormai tre secoli fa. E se quello era ed è ancora un metro di giudizio l’Italia è messa assai male. Sovraffollamento, suicidi, bimbi piccolissimi in cella con le madri, violenze, spazi incompatibili. E come non bastasse, con il governo Meloni, arriva pure la stretta perfino su Giuliano Amato e Donatella Stasio che arrivano a San Vittore per discutere con i detenuti del gruppo “Costituzione viva” del loro libro “Storie di diritti e di democrazia”. Tant’è che la segretaria del Pd Elly Schlein porta proprio questo inaccettabile divieto come esempio dell’imbarbarimento dei giorni nostri.

“Voglio esprimere solidarietà a Giuliano Amato perché è proprio nelle carceri che bisogna parlare di Costituzione. Non si capisce questo attacco e questo accanimento” dice Schlein mentre lancia la sfida del suo partito sulle patrie galere”. “Ci dicono sempre che sul carcere non si raccolgono consensi, ma a me non interessa minimamente”. Perché “per noi questa è una questione centrale, e ci teniamo moltissimo”. Tant’è che Debora Serracchiani, la responsabile Giustizia dei dem, convoca un incontro al Nazareno per parlare della “svolta necessaria” contro l’emergenza carcere dopo aver ascoltato, alla Camera, i dati impressionanti sul sovraffollamento del capo del dap Giovanni Russo. E mentre adesso la leader di ‘Nessuno tocchi Caino’, la pannelliana Rita Bernardini sfida la maggioranza ad andare avanti sulla “liberazione anticipata speciale” (cioè 75 giorni di sconto ogni sei mesi anziché i 45 previsti oggi). Che giusto ieri ha fatto un passo avanti importante, nonostante l’evidente ritrosia della maggioranza, perché è entrata nell’ordine del giorno della commissione Giustizia. Bernardini cita Sergio Mattarella quando dice “la dignità è un Paese dove le carceri non siano sovraffollate e dove si opera per il reinserimento sociale del condannato”. E suggerisce al Pd una linea non aggressiva per portare a casa il risultato, “dovete dialogare con la maggioranza e quindi non gli potete cacciare prima due dita negli occhi”.

Ma il mood dei dem non pare proprio del tutto buonista. Serracchiani critica l’annuncio del capo del Dap Giovanni Russo su un’ipotizzabile delocalizzazione dei detenuti in Albania e torna agli “Stati Generali sul carcere” dell’ex Guardasigilli Andrea Orlando che già dal 2014, quando incombeva sull’Italia la pesante sanzione della Cedu per via del sovraffollamento, aveva investito moltissimo per riscrivere le regole dell’ordinamento penitenziario, un’esperienza poi triturata dal governo gialloverde. Adesso Orlando ascolta gli stessi protagonisti di quella tentata rivoluzione, a partire dal giurista Glauco Giostra preoccupato dal “dilagante giustizialismo dell’opinione pubblica”.

Ci sono i protagonisti di allora e anche di oggi. Per parlare di carcere “non solo come un problema di edilizia carceraria” come fa il Guardasigilli Carlo Nordio. C’è l’ormai ex Garante delle persone private della libertà Mauro Palma che insiste sulla costante crescita mensile dei detenuti, “già 519 in più dall’11 gennaio”, quindi più dei 400 al mese ipotizzati dal capo Dap Russo, e i 90mila “liberi sospesi” in attesa anche da anni di scontare la pena. Siamo sulle 200mila persone che in prospettiva hanno a che fare con il carcere. Palma ne descrive “uno che si sta chiudendo, in cui la vita è molto rabbiosa, frutto del tempo vuoto e della chiusura”. Ecco “i 400 con problemi psichiatrici”. E la tendenza dell’amministrazione a curare tutto con i farmaci. Poi “un’amministrazione sempre più centralizzata, che non dà spazi ai dirigenti, vedi caso Amato”. Per Palma bisogna “intervenire subito, perché il rischio non è quello di una condanna dell’Italia, ma sociale”. È urgente “la liberazione anticipata speciale e nuove strutture per scontare le pene più piccole”.

Come dice l’ex presidente del tribunale di sorveglianza di Venezia Giovanni Maria Pavarin il carcere oggi è “un malato grave”, serve “un antibiotico potente”, mentre riadattare le caserme dismesse, come vorrebbe fare Nordio, “richiede tempi più lunghi che costruire un nuovo carcere”. Ci sono “più condanne dei posti in carcere, servono criteri di priorità e usare i fondi del Pnrr”. La sua ricetta è semplice, utilizzare i volontari, “perché dopo 20mila colloqui ho scoperto che chi è seguito da un volontario non torna più in cella, mentre oggi il potere politico spaventa le guardie, e più spaventi più crei recidiva”. Glauco Giostra accusa una politica “priva di idealità”, ricorda come la riforma Orlando contenesse anche il riferimento all’affettività in carcere, “che oggi la Consulta sdogana”. Ma il governo “vuole cancellare il reato di tortura e vuole più carceri”. Soluzioni “frutto del populismo, tutto solo cronaca nera, clima d’insicurezza che porta alla pulsione securitaria”. A riprova ecco il giurista Mitja Gialuz citare “il manuale operativo di polizia penitenziaria” che non parla mai dell’articolo 27 della Costituzione, mentre “bisogna puntare sulle pene sostitutive e sulla giustizia riparativa come ha fatto l’ex ministra Marta Cartabia”.

A questo punto, davanti ai deputati e senatori che si occupano di giustizia - Anna Rossomando, Alfredo Bazoli, Walter Verini - la segretaria Schlein lancia il suo progetto sulla “questione centrale” del carcere. Con cui “la politica non ha mai avuto un buon rapporto perché cerca il consenso” e se ne occupa solo quando c’è un’emergenza. Un carcere “senza investimenti, sovraffollato, senza spazi, col vuoto intorno, che produce recidiva e carcere ulteriore”. Bisogna “decostruire la risposta securitaria”, perché “non c’è equazione tra più detenuti e più sicurezza, e bisogna spiegare che la sicurezza non te la dà il prendersela con chi sta peggio”. Questo è “il paradigma delle destre con una politica che porta a più detenuti mentre le condizioni di vita peggiorano, tant’è che aumentano i suicidi e i casi di autolesionismo”.

Schlein dice che “in carcere non c’è un’altra umanità”. E racconta della sua visita in quello di La Spezia dove si vedono i risultati di una politica differente, “lì c’è un teatro e il dialogo con una scuola che sta sulla stessa strada. Tra di loro si chiamano dirimpettai. Questo fa cadere il muro del pregiudizio, dentro c’è un’umanità che deve scontare una pena, ma non è un’altra umanità”. Schlein dice “no alla tortura e al trattamento disumano e degradante”. Contesta “la criminalizzazione dei giovani, i decreti Cutro, Caivano, il pacchetto sicurezza di questo governo”. Cita “la paura dei detenuti il giorno dell’uscita perché fuori non c’è niente ad aspettarti, non c’è un lavoro, e tutto non può dipendere dalla buona volontà di un singolo. Per questo serve la giustizia riparativa tutta da costruire e per la quale non basta solo una legge”.

Ricorda che “investire sulle persone fa diminuire la recidiva. E noi non ci rassegniamo al fatto che il sovraffollamento sia strutturale e che un bambino entri in carcere, mentre bisogna evitarlo”. Chiede ai suoi parlamentari “la disponibilità a fare visite ispettive negli istituti”. E, da subito vuole, come ha detto Serracchiani, la chiusura del Cpr di Ponte Galeria, “un limbo dov’è assurdo che le decisioni sulla libertà personale siano affidata al giudice di pace, perché lì non ci sono cittadini di serie B”.