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di Liana Milella

 

La Repubblica, 28 luglio 2020

 

Lettera del Pd ai partiti. La mossa del vice segretario dei dem Orlando (con Pinotti e Verini) alla vigilia della riforma del Guardasigilli Bonafede. La Camera rinvia alla commissione Affari costituzionali la questione della separazione delle carriere.

La magistratura alla prova della Costituzione. Che oggi non consente di separare le carriere, come vorrebbero gli avvocati e il centrodestra. E non permette neppure di mettere fuori dal Csm la sezione disciplinare. Ma, giusto nelle stesse ore, ecco che qualcosa si muove su entrambi i fronti. Perché, per la prima volta, approda in aula alla Camera, anche se destinata subito al rinvio in commissione, proprio la separazione delle carriere.

Chiesta a gran voce dagli avvocati con una legge di iniziativa popolare che ha raccolto quasi 10mila firme. Sollecitata dal centrodestra come essenziale per garantire un giusto processo e il rispetto dell'articolo 111 della Carta. Con una maggioranza però che ne chiede il ritorno in commissione Affari costituzionali, come fa il presidente della prima Giuseppe Brescia (M5S) prima ancora che cominci il dibattito nella solita aula deserta di un lunedì pre-ferie.

Ma ecco un'altra novità, che invece arriva dalla maggioranza: la lettera che tre Dem - Andrea Orlando, il vice segretario del partito, Roberta Pinotti, la responsabile per la Riforma dello Stato, Walter Verini, il responsabile Giustizia - hanno indirizzato il 24 luglio ai responsabili Giustizia di tutti i partiti. Con la quale chiedono di mettere fuori dal Csm la sezione disciplinare, per farne un'Alta corte indipendente che giudichi tutte le magistrature. Un segnale che certo pesa proprio mentre al Csm parte il giudizio su Luca Palamara, Cosimo Maria Ferri e i 5 consiglieri che si sono dimessi dal Csm stesso a seguito delle rivelazioni di Perugia.

Giusto alla vigilia del consiglio dei ministri, in cui il Guardasigilli Alfonso Bonafede porterà la legge delega per la riforma del Csm - questa o la prima settimana di agosto - ecco che i Dem chiedono per lettera "il vero superamento della permanenza della funzione disciplinare all'interno dello stesso Csm, evitando commistioni tra l'esercizio della giurisdizione disciplinare e la partecipazione alle attività di vera e propria gestione della magistratura".

Secondo Orlando, Pinotti e Verini è necessario invece "superare con serietà un cortocircuito che corre il rischio di incrinare profondamente il rapporto di fiducia tra la magistratura e i cittadini".

Per questo, scrivono i tre, "è necessario assicurare alcuni elementari pre-requisiti di imparzialità e terzietà dell'organo disciplinare, che l'attuale assetto delle articolazioni interne del Consiglio Superiore della Magistratura sicuramente rende più difficili, a fronte di una sostanziale coincidenza personale tra coloro che svolgono funzioni disciplinari e coloro che attendono alle funzioni amministrative proprie delle diverse commissioni del Consiglio".

Insomma, in parole semplici, fuori la disciplinare dal Csm. Con l'idea di farne quell'Alta corte che molte volte, in questi anni, ha sollecitato l'ex presidente della Camera Luciano Violante, ma che si è sempre a livello di dibattito sulla giustizia. Ma stavolta il Pd sembra fare sul serio con una riforma che - se davvero dovesse arrivare in Parlamento - vedrebbe sicuramente il consenso di tutto il centrodestra.