di Ivan Cimmarusti
Il Sole 24 Ore, 19 giugno 2019
È ritenuto il magistrato dei dossieraggi contro i colleghi "scomodi", utile sponda all'interno del Consiglio superiore della magistratura, capace di veicolare "nomine" e sanzioni disciplinari.
L'accusa per il pm Luca Palamara, ex Csm ed ex presidente dell'Anm, ora finisce alla sezione disciplinare del Consiglio, che il 2 luglio deciderà sulla istanza del pg della Cassazione Riccardo Fuzio, che in sede cautelare ha chiesto la sospensione facoltativa dalle funzioni e dallo stipendio.
"Possono dire che io sono la P5... che sono quello che fa le nomine", il suo sfogo intercettato dagli investigatori del Gico, delegati a indagare dalla Procura della Repubblica di Perugia. Un timore che trova riscontro nelle accuse preliminari dei pm, mutuate nell'atto d'accusa del pg Fuzio. Ricostruzioni che delineano un personaggio che si muove a diversi livelli quando viene a sapere dal suo "socio", l'ex consigliere Luigi Spina, che al Csm era giunta notizia della sua iscrizione nel registro degli indagati a Perugia.
Un particolare che Palamara avrebbe trattato anche assieme allo stesso Fuzio, nel corso di un incontro del 27 maggio registrato dal trojan piazzato sul suo telefono cellulare. La conversazione è al vaglio dell'ufficio di presidenza del Csm e del ministero della Giustizia, ma è possibile che il pg possa astenersi dall'azione, delegando un vice procuratore generale o un avvocato generale per il disciplinare. Una eventualità che, tuttavia, non ha dei precedenti.
La conversazione, infatti, riguarderebbe proprio i fatti per i quali Palamara è finito sotto inchiesta: la corruzione da 40mila euro (particolare smentito dagli indagati) per far nominare il pm Giancarlo Longo - già travolto da inchieste per corruzione in atti giudiziari - alla Procura di Gela; un dossieraggio ai danni del procuratore aggiunto di Roma Paolo Ielo, "colpevole" di aver mandato gli atti ai pm di Perugia quando aveva individuato i suoi rapporti opachi col faccendiere Fabrizio Centofanti, travolto dall'inchiesta sulle tangenti al Consiglio di Stato. Intanto nuove ipotesi si fanno largo nell'indagine umbra.
Si stanno verificando presunte "pressioni" per veicolare alcune nomine in V Commissione del Csm, quella che delibera gli incarichi direttivi e semi-direttivi dei magistrati. L'accertamento è suffragato dalla pista che gli inquirenti stanno battendo, dopo che sotto analisi è finita una lista di designazioni ritenute dubbie.
Nessun'accusa determinata, ma solo l'ombra di un "sistema" simile a quello attuato da Palamara, per interferire sulla assegnazione della poltrona di capo della Procura di Roma, l'ufficio requirente più grande d'Europa con 100 pm. Un elenco di investiture è già sotto la valutazione dei magistrati della Procura della Repubblica di Perugia. Non solo: tra i documenti ci sono una serie di provvedimenti emessi dalla sezione Disciplinare, per fatti di quando Palamara risultava tra i componenti.










