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Gazzetta del Mezzogiorno, 20 novembre 2020


"Lo Stato eviti la scarcerazione degli imputati". Dopo l'allarme per i processi di mafia del Procuratore di Torino, Anna Maria Loreto, anche il Procuratore generale del Piemonte, Francesco Saluzzo, chiede un intervento normativo, o in alternativa la revisione delle linee guida sanitarie negli istituti penitenziari, per celebrare i processi che oggi si devono misurare con le stringenti previsioni a contrasto del pericolo di contagio. La proposta non piace però alla Camera Penale, che invoca "lo Stato di Diritto" e la "presunzione di innocenza".

La questione riguarda i collegamenti in videoconferenza fra le aule di tribunale e le carceri: una soluzione che permette ai giudici di celebrare un'udienza con il detenuto presente (sia pure "a distanza"). Ma se l'imputato è positivo non se ne fa nulla, neppure se si tratta di un asintomatico.

La conseguenza è uno stop del processo con uno slittamento anche di parecchie settimane. In Piemonte, in particolare, è successo nel corso del dibattimento di 'ndrangheta chiamato "Carminius-Fenice" davanti al tribunale di Asti. Uno dei numerosi imputati, positivo al Covid ma asintomatico, ha fatto sapere che non intendeva rinunciare a seguire l'udienza.

Allestire il collegamento, però, non è stato possibile, e ai giudici, in base alla procedura, non è rimasto che aggiornare i lavori. La dilatazione dei tempi, oltre ad allontanare il giorno della sentenza, avvicina quello delle scarcerazioni "facili". Anche di chi, una volta fuori, potrebbe "riappropriarsi degli spazi criminali sul territorio".

Ecco perché per il Procuratore generale del Piemonte "sarebbe necessario, pur nel rispetto del termine massimo complessivo della custodia cautelare, che venisse previsto che la sospensione dei predetti termini per la fase processuale in corso operasse non solo per l'imputato che abbia un impedimento di carattere sanitario", ovvero perché positivo, "ma per tutti gli altri coimputati - detenuti - nel medesimo processo".

Non la pensa così l'avvocato Alberto De Sanctis, presidente della Camera penale del Piemonte occidentale. "I termini di custodia cautelare sono necessari per tutelare il principio di presunzione di innocenza", sostiene ricordando che "il nostro è uno Stato di Diritto che tutela la presunzione di innocenza. Quegli imputati sono tutti presunti innocenti, non sono colpevoli che devono "solo" essere condannati. Pertanto, i termini di custodia cautelare non possono essere dilatati oltre il ragionevole".